La libertà di scelta dell’uomo in “Eden” di Rancore – RECENSIONE

Recensione del brano del rapper in gara al Festival di Sanremo 2020

Definisce il suo rap ermetico, Rancore, artista romano classe 1989, in gara tra i big dell’edizione del Festival di Sanremo appena conclusa, dove si è portato a casa alla fine il Premio Sergio Bardotti come miglior testo tra quelli presentati in gara grazie alla sua Eden.

Ermetico perché non lineare nelle interpretazioni degli stessi testi, di difficile lettura o addirittura con possibili letture multiple: “questo è un codice, codice…” introduce lo stesso Rancore, quei codici che diventano parole, rime e che si intrecciano di significati creando immagini suggestive e a volte stranianti. Capire una canzone di Rancore in effetti sembra una vera e propria operazione di decodifica che necessita per forza di cose di un impegno non da poco. Per chi già prima del Festival aveva incrociato le liriche del rapper, alla fine, Eden non può rappresentare un’assoluta sorpresa, ma una nuova conferma delle capacità liriche ed interpretative del suo autore, stavolta unite alla produzione di Dardust, al momento probabilmente il miglior produttore italiano, come dimostra anche il lavoro svolto sulla cover del brano Luce (tramonti a nord est), proposta sempre sul palco dell’Ariston insieme allo stesso Dardust e a La Rappresentante di Lista.

Quel che Rancore difende e reclama con orgoglio con questo pezzo è tutta la forza delle parole, parole che convergono come punto focale dell’intero discorso nel concetto metaforico della mela, simbolo per l’uomo della libertà di scelta, non a caso rappresentata anche nella copertina che omaggia il dipinto Le Fils de l’homme di Renè Magritte.

Da qui Rancore parte a mitraglia infilando rime su rime, citando tra le altre cose l’11 settembre, l’Iraq, la mela di Isaac Newton e quella dell’Apple. Uno spaccato che ha come sfondo il mondo odierno: caotico, insipido e anch’esso rinchiuso in codici. La scelta che per Rancore è alla base dell’esistenza umana è quella che può far cambiare il futuro, che prende spunto dal passato e che ragiona con lucidità sul presente: “noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra / tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione / chi si limita alla logica è vero che dopo libera / la vipera alla base del melo che vuole”.

Forse non sarà per tutti, non sarà immediato ma non c’è dubbio che la musica italiana abbia oggi più che mai bisogno di proposte del genere, con la speranza che, come è stato grazie a questo Festival, venga concessa a sempre più artisti di questo tipo la possibilità di esibirsi in contesti così importanti.

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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