Intervista alla cantautrice partenopea prossima alla finale di Musicultura

Artista poliedrica e alla continua ricerca d’identità e di suono. Tutto questo, in breve, è La Zero, cantautrice partenopea che in questi ultimi mesi si sta dimostrando una delle proposte femminili italiane più interessanti, travolgenti ed innovative grazie a brani capaci di sperimentare e, soprattutto, di dire un qualcosa con un linguaggio proprio. L’abbiamo raggiunta telefonicamente dalla sua Napoli per parlare insieme di Amaritudine, il singolo nel quale duetta con Nya de la Rubia, e del suo modo di concepire e sviluppare l’arte musicale.

Manuela partiamo dal tuo nuovo singolo, ‘Amaritudine’: come arriva e che significato ha?

<<Questa canzone, come tutte quelle che scrivo, è nata molto istintivamente durante la quarantena ripensando ad un’esperienza che ho fatto qualche anno fa. Ero chiusa in casa e avevo bisogno di evadere in qualche modo da quella situazione ed ho pensato che fosse interessante scrivere qualcosa non che raccontasse il momento presente che stavamo vivendo tutti ma qualcosa che, invece, fosse basata su tutt’altro. Ho ripensato a quando, 4/5 anni fa, ho conosciuto in Spagna questa ragazza e a lei ho voluto dedicare questa canzone che racconta del bisogno di libertà. L’incontro con quella donna è stato per me davvero speciale e mi ha restituito il senso più puro della libertà>>.

L’idea del duetto, invece, da dove arriva?

<<Ho scritto questa canzone con il mio amico Marco che mi accompagnava in quel viaggio in Spagna di qualche anno fa ed insieme abbiamo pensato fosse giusto girarla a Nya dato che il brano parla di lei. E’ stata lei a dirmi che il brano le piaceva in modo particolare e che avrebbe voluto lavorarci insieme>>.

Come s’inserisce questo brano nel tuo percorso artistico?

<<Il sound che caratterizza questa canzone è quello che sto portando avanti ormai da qualche tempo pur avendo, questa volta, una declinazione più leggera che tuttavia che non fa svanire la malinconia che contraddistingue sempre la mia scrittura. Ho ricercato questa veste di leggerezza proprio per rispondere ad un momento italiano particolarmente difficile e perché credo fosse necessario trovare un compromesso tra me ed il tormentone estivo ormai tradizionale ma che a me non piace perché reputo la cosa un’esagerazione>>.

Parlavi di evasione poco fa: la sensazione quando si ascoltano i tuoi brani è che tu scriva sempre partendo proprio da questa necessità di andare con il pensiero lontano dal presente. E’ così?

<<Il mio percorso come cantautrice è veramente breve ancora però, per ora, è sempre stato così. Scrivo perchè quei momenti in cui lo faccio, semplicemente, mi fanno stare bene e mi permettono di evadere. Tutte le mie canzoni sono frutto di spunti autobiografici uniti ad una fantasia estrema che scelgo di regalarmi. Mi piace pensare alle mie canzoni come se fossero dei film per i quali amo cambiare il finale o, semplicemente, aggiungere degli spunti non per forza reali. Da questo nasce anche la particolare attenzione che dedica alla resa visiva delle mie canzoni attraverso i videoclip>>.

A proposito di scrittura hai scritto e scrivi tutt’ora anche per altri artisti…

<<Mi piace l’idea di immergermi nella testa di qualcun altro per dar sfogo alla mia creatività>>.

Questa tua ultima canzone porta con sé un peso particolarmente femminile: come valuti ad oggi la presenza della donna nella musica italiana?

<<Per me le donne dovrebbero avere un po’ più di coraggio. Il mondo della musica è un mondo che tende a schiacciare le donne ed è un qualcosa di evidente soprattutto quando sono dotate sia di contenuti che di una spiccata femminilità. Le donne oggi o tendono ad essere sempre più vicine all’immagine dell’uomo, anche come atteggiamento, oppure arrivano ad esagerare con la loro femminilità che viene presto trasformata in marketing. Il compromesso tra contenuto e femminilità è rarissimo da trovare a mio parere. Il coraggio, dunque, servirebbe proprio per trovare quel compromesso che oggi nella musica al femminile in Italia è davvero molto difficile da realizzare>>.

E tutto questo alla fine si conclude riducendo sempre il discorso alla sigla di “quote rosa”…

<<Esatto e penso sia un qualcosa di molto triste perchè da sempre sono contraria alle categorie. Penso anche, però, che il sistema ci obblighi ad utilizzarle e lo faccia perchè, sostanzialmente, ha paura. Nella musica, soprattutto a livello autoriale, le donne sono davvero di fronte al caos che, nel mio caso, si aggiunge anche all’antico retaggio tutto italiano che nell’arte non si può essere due cose: o sei cantante o sei attrice, ma perchè? Non lo capisco>>.

Ho visto che, qualche giorno fa, hai ringraziato pubblicamente Francesco Facchinetti, il tuo manager, per la fiducia ed il supporto che sta dando a te e al tuo progetto. Quanto è importante avere il team giusto al proprio fianco?

<<E’ importantissimo. Ci tengo anche a dire, però, una cosa che nessuno dice mai ma che è doveroso dire: Francesco Facchinetti è una persona che lascia che i progetti vadano per come devono andare>>.

In che senso?

<<Lui potrebbe tranquillamente ottenere dei risultati in modo molto più semplice se volesse. Il suo modo di lavorare però è diverso da quello di tutti gli altri: lui non si mette mai davanti ai propri artisti ma li segue, li osserva, li cerca di capire. Ti faccio capire: personalmente non sono arrivata in finale a Musicultura con il voto del web ma con le selezioni della giuria eppure Francesco Facchinetti avrebbe potuto tranquillamente chiedere al suo milione e mezzo di follower di votare per me per farmi passare le selezioni. Non lo ha fatto e questo dimostra che lui è davvero molto attento a rispettare l’artista ed il suo progetto>>.

Nella tua musica si avverte forte le tue radici napoletane: che cosa ti ha dato l’essere di Napoli?

<<Napoli mi ha dato quel senso di rivalsa che fa parte di me da sempre. Mio padre fa il pescatore e l’immagine che ho di lui fin da piccola è con le mani gonfie piene di ricci: ho sempre avuto l’idea che avrei dovuto fare qualcosa per aiutare questa realtà che è bella ma anche faticosa. Napoli mi ha dato questa voglia di rivalsa da cui nasce tutta la mia musica: è un qualcosa che ho capito da pochissimo ma ne sono davvero convinta>>.

Che cosa ne pensi dell’emersione delle nuove scuole locali a livello musicale come se fossero tante piccole nuove tendenze?

<<Mi piace molto questo nuovo scenario e modo di fare e concepire la musica. Apprezzo davvero molto queste realtà che, secondo me, daranno vita alla musica nuova, alla musica del futuro. Non è il classico cantautorato medio-borghese ma è una musica vera e reale che farà davvero la storia della musica del domani>>.

Concludiamo, ovviamente, parlando del tuo prossimo importante appuntamento ovvero la finale di Musicultura dove gareggi con ‘Mea culpa’. Dopo tutto questo che cosa succederà?

<<Ci sarà un nuovo singolo con settembre e, dopo poco tempo, un album vero e proprio dove ci sarà una sorpresa davvero importante. Vorrei, poi, presentare questo disco con un tour nei piccoli club italiani dando una doppia lettura ai vari brani: da una parte un vestito totalmente acustico e dall’altro un suono pieno e ricco>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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