Lamante, in arrivo il suo secondo disco “Non dico addio”

Lamante

Tempo di nuova musica per Lamante che, a partire dal 7 maggio 2026. renderà disponibile per Artist First il suo secondo album “Non dico addio”

A due anni dall’esordio con “In memoria di”, Lamante torna con il suo secondo album, in uscita il 7 maggio per Artist First. “Non dico addio” è disponibile in presave al link: /NonDicoAddio_Pre.

Anticipato dai brani “Un canto nuovo”“Ritorneremo a guardare il cielo” e “Governatevi”, il nuovo lavoro segna un passaggio profondo e necessario nel suo percorso creativo. L’album è stato interamente scritto da lei e prodotto insieme a Taketo Gohara.

“Non dico addio” arriva dopo un debutto accolto con grande attenzione da parte della critica e del pubblico, capace di ottenere premi e riconoscimenti e di costruire attorno al progetto un immaginario forte e personale. Ma se “In memoria di” era nato come tentativo di dare una forma alla perdita, questo nuovo capitolo ne rappresenta l’attraversamento più radicale.

Radicale è anche il cambio di suono: c’è stata una vera e propria ricerca sugli strumenti, come l’organo, l’harmonium e un’intera sezione d’archi. Per Lamante, questi sono strumenti che richiamano la donna, la madre, la fecondità, l’utero. Si tratta quindi di un cambiamento più profondo: nel primo album c’erano i fiati e la chitarra elettrica, con un’impronta molto più rock, mentre qui emerge una nuova ricerca sonora legata a queste timbriche.

Giorgia racconta che dopo la pubblicazione del primo album, qualcosa si interrompe: le parole, fino a quel momento strumento centrale della sua scrittura, smettono di essere sufficienti. Al loro posto emergono immagini, visioni, simboli ricorrenti che abitano i sogni e la quotidianità. Senza un linguaggio per raccontare ciò che sta vivendo, Lamante inizia così a costruire un mondo fatto di oggetti, trasformando lo spazio domestico in una sorta di santuario visivo, nel tentativo di colmare un vuoto che non riesce ancora a nominare.

È proprio da questo vuoto che nascono le nuove canzoni: flussi incontrollati, istintivi, spesso incomprensibili anche per chi li ha scritti. Le prime sessioni in studio a Milano, però, non restituiscono la direzione giusta: i brani non si incastrano, l’urgenza resta irrisolta. Sarà il confronto con Taketo Gohara a segnare la svolta decisiva. È lui a riconoscere il filo rosso che lega tutto il materiale: un lutto vissuto e mai realmente affrontato, che attraversa ogni traccia in modo sotterraneo ma potente.

Da questa consapevolezza nasce una scelta radicale: abbandonare quanto fatto fino a quel momento e ricominciare da capo, cercando un contesto capace di accogliere davvero quelle canzoni. Il disco prende così forma lontano dalle dinamiche tradizionali dello studio, in una dimensione più intima ed essenziale. Lamante torna nei luoghi della sua infanzia, in Veneto, fino a trovare nello spazio della Chiesa di San Francesco di Schio il luogo in cui la musica può finalmente risuonare in modo autentico. Qui porta con sé tutti gli oggetti che ha realizzato nei due anni trascorsi, tormentata dai sogni: l’uovo di struzzo, l’uccello rosso, l’armatura, le croci, le reliquie con i capelli. Circondata da queste presenze oniriche, registra i brani del disco, immergendosi completamente nel loro immaginario.

Il risultato è un album profondo e viscerale, che rinuncia a ogni sovrastruttura per lasciare emergere una scrittura libera, istintiva e profondamente autobiografica. Un lavoro che non cerca di spiegare il dolore, ma lo attraversa, trasformandolo in suono, immagine e presenza.

Con questo secondo disco, Lamante apre un nuovo capitolo del proprio percorso artistico, confermando una voce unica nel panorama italiano e spingendo ancora più avanti lapropria ricerca espressiva.

Scritto da Alessandra Locatelli
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