Laura Bono: “Luna Park, il nuovo album e la mia rinascita” – INTERVISTA
A tu per tu con Laura Bono in occasione dell’uscita del nuovo singolo “Luna Park”, disponibile in radio e in digitale a partire da venerdì 11 settembre 2026 per Orangle Records
“Luna Park” è il titolo del singolo di Laura Bono in uscita per Orangle Records a partire dall’11 settembre, un buon punto di partenza per raccontare questa nuova fase. Chitarre, batteria suonata, energia e una forte componente rock accompagnano una canzone che, dietro una veste apparentemente frizzante, nasconde una riflessione tutt’altro che leggera sulle relazioni. Il Luna Park diventa così una metafora della coppia: una giostra dalla quale si può scendere oppure sulla quale provare a salire ancora una volta, prima di arrendersi. E il rock di Laura accompagna proprio quel tentativo, con la convinzione che alcune battaglie valga ancora la pena combatterle.
A vent’anni da “Non credo nei miracoli”, la cantautrice si ritrova dunque in un momento che definisce di “rinascita”. Un nuovo album in lavorazione, una direzione sonora ancora in parte da scoprire e la voglia di tornare a raccontarsi attraverso canzoni che abbiano qualcosa da dire. In questa intervista parliamo di “Luna Park”, del nuovo disco, della collaborazione con Orangle Records, di Tiziano Ferro, ma anche di Sanremo, di presente, passato e futuro. Senza nostalgia, però: perché Laura Bono sembra avere ancora molta voglia di salire sulla giostra.
Laura, allora spulciamola subito questa “Luna Park”, entriamo in questo parco divertimenti di Bonoland. Come nasce e cresce questa canzone?
«Nasce nel mio studio, come al solito, perché le mie canzoni nascono tutte lì. Questa volta è nata dopo aver parlato con una coppia di amici che aveva un problema fondamentale di comunicazione. Ognuno dei due veniva a parlare con me dicendomi: “Non dirglielo, però…”. E alla fine mi sono trovata in mezzo a questa situazione. È un po’ quello che succede quando una storia d’amore arriva a un punto in cui non ci si riesce più a guardare come quando c’erano le farfalle nello stomaco, non ci si parla più al ristorante perché si sta con il telefonino in mano, non si riesce più nemmeno a ballare insieme. Quando viene meno quello slancio, insomma. “Luna park” nasce proprio per invitare a riprendere un gesto gentile, una frase vera, qualcosa che non sia soltanto un riempitivo. È un invito a ritrovare quella comunicazione che magari, nel corso di una relazione, si perde. E visto che mi ero trovata in mezzo a questa storia, ho pensato di aiutarli scrivendo una canzone».
Ti faccio una domanda a cui tengo molto, perché conosco il tuo percorso e ti stimo tanto come artista e come persona. Che momento preciso della tua vita e della tua fase artistica fotografa “Luna Park”?
«È un momento di rinascita. L’album che stiamo facendo è ricco di canzoni molto profonde, molto belle e, senza tirare l’acqua al mio mulino, posso dirlo perché è la verità. Ci sarà anche un sound che non avevo mai esplorato prima. Quello che sentirete in “Luna Park” è un pop rock abbastanza frizzante, che esprime bene questa voglia di parlare, di dire le cose. Però dentro nasconde anche quella malinconia di cui ti parlavo. Il resto dell’album segue una ricerca sonora che non vedo l’ora di far ascoltare a tutti».
C’è del rock in questo ritorno di Laura Bono, che potremmo definire anche un po’ alle origini. Parliamo dell’impalcatura sonora del pezzo: con chi hai lavorato e come si è sviluppato il suono di “Luna Park”?
«Io dico rock, ma è anche pop, perché la scrittura è molto popolare, nel senso più bello del termine: è verso la gente, per la gente. Nel pezzo c’è un suono vero. Ci sono i chitarristi, la batteria, c’è un lavoro suonato, non ci sono delle batterie finte. È una dimensione che sento molto mia. È anche una sorta di ritorno alle origini, se vogliamo, ma con una veste nuova. Mi piaceva l’idea di mettere insieme una scrittura molto diretta e romantica con delle sonorità più energiche. Credo che “Luna Park” rappresenti bene questa direzione».
Questo singolo sancisce l’inizio della collaborazione con Orangle Records. Che realtà hai trovato e come ti stai trovando con loro?
«Benissimo. È un team di giovani veramente bello, anche nel modo in cui stanno insieme e lavorano. Ti viene voglia di stare insieme a loro, di condividere le cose. Christian, che è la figura del capo, è una persona molto attenta ai dettagli e questa cosa mi piace moltissimo. Credo che oggi ci sia proprio bisogno di attenzione ai dettagli, perché tutto corre molto veloce e si rischia di lasciare indietro dei pezzi. Lui, invece, mi sembra una persona con i piedi ben piantati per terra, che fa attenzione a tutto. E questa è una qualità che apprezzo molto».
Facciamo una divagazione e parliamo di un altro brano importante, “Ti sognai”, inciso da Tiziano Ferro. Come è nata questa collaborazione?
«È nata in maniera abbastanza semplice. Gli ho spedito una mail con il brano e lui se ne è innamorato. Poi mi ha risposto dopo più di un anno, perché nel frattempo doveva finire il suo progetto e alla fine la canzone non era entrata nel suo precedente lavoro. Nel frattempo io stavo valutando le canzoni per il nuovo disco e lui mi ha mandato un messaggio dicendomi: “Ciao Laura, cosa ne pensi di ‘Ti sognai’?”. Aveva provato anche a cambiare il testo per renderlo più suo, trasformandolo in una canzone dedicata al rapporto conflittuale che aveva con sua madre. Io gli ho detto: “Guarda, se vuoi, la canzone è tua, perché è nata per te”. E da lì è nata questa collaborazione. Sono molto contenta, anche perché lui è uno dei miei artisti preferiti, se non il mio artista preferito».
E poi c’è la versione con Ariete, realizzata per la deluxe dell’album. Ti è piaciuta?
«Sì, molto. Lei è forte, mi è piaciuta molto».
Avendo tante canzoni nel cassetto, ti piacerebbe proseguire anche questa carriera parallela di autrice?
«Perché no? Mi hai chiesto se scrivo tanto e sì, ho veramente tanti brani nel cassetto, quindi potrebbe essere un’idea. Prima, però, voglio concentrarmi sul mio lavoro, perché adesso usciamo con questo disco. Poi non si sa mai. Nei tempi morti magari proverò a mandare in giro qualcosa e vediamo cosa succede. È una strada che mi piace e che potrei continuare a percorrere, ma in questo momento la mia priorità è il mio progetto».
C’è una riflessione che vorrei fare con te ad alta voce. Lo scorso anno c’è stato il ventennale di “Non credo nei miracoli” e della tua vittoria tra le Nuove Proposte di Sanremo 2005. L’anno prossimo la categoria non ci sarà più. E non è detto che sia un male, perchè penso che investire sui giovani significhi anche portarli avanti nel tempo: chi vince dovrebbe avere la possibilità di tornare a misurarsi sullo stesso palco. Pensi che la tua carriera sia stata penalizzata dalla mancata partecipazione a Sanremo negli anni successivi?
«Sicuramente ho fatto più fatica. Sanremo è un palco molto importante e ti dà una scena importante da calcare. Ti dà la possibilità di arrivare alla consacrazione, magari di essere riconosciuto tra i Big. Non è che adesso mi senta meno Big, però sicuramente ho fatto un’esperienza diversa. La mia carriera è stata caratterizzata molto dal live. Sono più di vent’anni che faccio concerti seriamente, e in realtà avevo iniziato a fare live molto prima di andare a Sanremo. Però il Festival, se arriva in maniera consecutiva, può darti quella continuità, quella presenza, quella possibilità di marcare la tua posizione e costruire un seguito. Il concerto di Vasco subito dopo Sanremo, per esempio, è stato una vetrina importantissima, quasi come fare un Sanremo Big subito dopo. Ma non è stato l’unico momento. Ci sono state altre vetrine. Sanremo, però, ha la capacità di darti una continuità e una consacrazione che possono fare la differenza».
Sempre con la sincerità che ti contraddistingue, ti chiedo se riconosci anche degli errori commessi da te nel corso della tua carriera, se ne hai fatto tesoro e se pensi di aver imparato da questi errori.
«Errori io?! (ride, ndr). Scherzi a parte, sicuramente avrei potuto impegnarmi di più. Hai presente quando a scuola si diceva: “È bravo, ma non si applica”? Ecco, probabilmente quello. Come cantante e come cantautrice credo di essermi impegnata e di aver lavorato tanto. Quello che mi recrimino è forse di essere stata un po’ troppo da studio e di aver curato poco le pubbliche relazioni, il modo di propormi, di vendermi. Ci sono colleghi che hanno coltivato maggiormente i rapporti. Oggi questo aspetto è diventato importante, forse quasi al pari del lavoro musicale. E probabilmente è una cosa che avrei potuto curare maggiormente».
Per concludere, abbiamo parlato di presente, passato e ci tocca il futuro. So che sei una grande spoileratrice, ma trattieniti o ci fucilano: ricordo quando al telefono mi avevi praticamente dato tutta la tracklist dell’album con Le Deva! Anche questa volta non ti chiedo titoli o spoiler precisi, ma una panoramica: come si sta orientando il lavoro e in quale direzione sta andando la tua musica?
«Questa volta cerco di non spoilerare! I tempi, comunque, non sono così lunghi. Anzi, abbiamo la consegna del master prevista per fine settembre, quindi poi ci sarà il tempo di impacchettarlo per bene. Stiamo ancora lavorando. Sto ancora incidendo delle voci e stiamo registrando le batterie, quindi siamo ancora dentro al progetto e al lavoro in studio. Ma la direzione è quella di cui abbiamo parlato: una ricerca sonora, qualcosa che per me rappresenta anche un’esplorazione nuova. Il mio precedente disco solista era “Segreto”, poi c’è stato il progetto con Le Deva. Adesso torna il mio lavoro personale e non vedo l’ora di farvelo ascoltare. Ci siamo quasi!»