Laura Pausini: lei canta, la sua gente pure – RECENSIONE CONCERTO
La recensione del concerto di Laura Pausini in scena all’Unipol Forum di Assago (MI) il 4 ottobre, un a nuova tappa italiana del suo “Io canto / Yo Canto World Tour 2026 / 2027”
Ci sono concerti nei quali il pubblico ascolta. E poi ci sono quelli nei quali il pubblico interagisce, canta, dall’inizio alla fine. Il nuovo spettacolo di Laura Pausini propende più verso la seconda opzione, perché il vero filo conduttore di “Io Canto / Yo Canto World Tour 2026 / 2027” non è soltanto la lunga sequenza di successi che ha accompagnato oltre trent’anni di carriera e le cover incise, ma anche e soprattutto la capacità di trasformare ogni canzone in un momento di condivisione.
E così un palasport si trasforma in un gigantesco karaoke, simile per certi versi a quei pianobar che la stessa cantante di Solarolo era solita frequentare con suo babbo sin da tenera età. Questa nuova tappa milanese conferma come questa caratteristica sia ormai evidente. Laura attacca, il pubblico risponde.
Lo spettacolo è costruito per accompagnare questo rapporto attraverso oltre due ore di musica, cambiando continuamente registro senza perdere il filo. La scenografia, concepita come una grande fortezza immersiva, non è un semplice fondale, ma un ambiente che si trasforma, si apre, si illumina, si fa più intimo o più monumentale a seconda delle situazioni, delle note, delle parole. Visual, luci, laser, effetti speciali e contenuti audiovisivi lavorano in funzione della scaletta, evitando di diventare un esercizio tecnologico fine a se stesso. La regia di Luca Tommassini costruisce così uno show dal forte impatto visivo, nel quale la dimensione spettacolare convive con quella più raccolta.
E la cosa interessante è che, nonostante le dimensioni della macchina produttiva, Laura riesce spesso a far sembrare il palazzetto molto più piccolo. È il caso di “Tra te e il mare”, “Come se non fosse stato mai amore”, “Vivimi” e “Invece no“, brani nei quali il rapporto con il pubblico prende il sopravvento su qualsiasi altra cosa. Non servono grandi effetti quando migliaia di persone conoscono ogni singola sillaba, ogni singola pausa. In quei casi la vera fortezza è la musica stessa.
La scaletta procede per blocchi, quasi come capitoli di una storia. C’è il momento più energico e rock, con “La prospettiva di me”, “Frasi a metà” e “Una storia che vale“, quello latino, che mette insieme le cover di “La mia banda suona il rock”, “Livin’ la vida loca”, “La isla bonita” e “Oye mi canto” con la sua “Non c’è“, e quello più pop, con “Simili”, “Le cose che vivi”, “Benvenuto” e “Primavera in anticipo“. Una struttura quella dei medley, che permette di non lasciare fuori troppi pezzi e di cercare di accontentare il più possibile tutti. Quando cominci ad avere un repertorio vasto, è difficile fare altrimenti
Anche gli omaggi presenti in “Io canto 2” e “Yo Canto 2” trovano il loro spazio. A partire dall’apertura affidata all’omonima opera di Riccardo Cocciante, per poi passare a “Ritorno ad amare” di Biagio Antonacci, “Quanno chiove” di Pino Daniele, fino a “Hai scelto me” di Zucchero e “16 marzo” di Achille Lauro. Unica ospite della serata è Loredana Bertè, che duetta con Laura sulle note dell’iconica “Non sono una signora”. Della fortezza-castello, la regina questa sera è lei.
Perché, alla fine, “Io canto” è molto più di un titolo, bensì una promessa. E Laura la mantiene ancora una volta, senza riserve, per tutta la durata dello spettacolo, attraversando una carriera che ormai sembra contenere più vite. Lei canta sì, insieme alla sua gente. I più giovani si immedesimano in ciò che stanno sentendo e intonando, mentre i più grandi finiscono anche per ricordare, tornare indietro nel tempo con la memoria.
È questa la vera forza di un concerto di Laura Pausini: non la quantità delle hit, non la complessità della scenografia, non il numero dei cambi d’abito o gli effetti speciali. Sono le canzoni, quelle che ha cantato, scelto, difeso e portato in giro per il mondo da quel febbraio del 1993, quando la sua strada si è incrociata con quella di migliaia di ragazzi che oggi sono cresciuti e di altri che sono arrivati col tempo e che magari, ai tempi, non erano nemmeno ancora nati.
Una volta Elisa disse che la musica è una magia, e come per la magia ne esiste una bianca e una nera. E la musica di Laura è in grado di far star bene, ergo appartiene alla prima categoria. Un patrimonio che ormai non appartiene più a una sola generazione. E mentre arrivano le ultime note de “La solitudine”, “Strani amori” e “Incancellabile”, si comincia ad abbandonare la fortezza, le persone guadagnano l’uscita del palazzetto per far ritorno alle proprie auto o per raggiungere la fermata più vicina della metro. C’è chi canta e chi medita in silenzio, forse vittima di un incantesimo… uno di quelli che solo la buona musica sa fare.
Laura Pausini, la scaletta del concerto di Milano
- Io canto
- Ritorno ad amare
- Medley:
Ascolta il tuo cuore
Benedetta passione
Il primo passo sulla luna - Quanno chiove
- Tra te e il mare
- Come se non fosse stato mai amore
- Medley:
La prospettiva di me
Frasi a metà
Una storia che vale - Invece no
- Medley:
La mia banda suona il rock
Livin la vida loca
La isla bonita
Non c’è
Oye mi canto - Vivimi
- Non sono una signora (con Loredana Bertè)
- Medley:
Simili
Le cose che vivi
Benvenuto
Primavera in anticipo - Medley:
Il cielo in una stanza
Dettagli
Nei giardini che nessuno sa
Immensamente - Io sì
- E ritorno da te
- Medley:
Se ami sai
Mi rubi l’anima
Il tuo nome in maiuscolo
Non è detto
Durare
Casomai
Gente - 16 marzo
- Un’emergenza d’amore
- Hai scelto me
- Resta in ascolto
- Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è
- Medley anni ’90
La solitudine
Strani amori
Incancellabile