A tu per tu con il duo elettro-pop, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Jet lag

Si intitola “Jet lag” il nuovo singolo di Giuseppe Fuccio (voce, chitarra e synth) e Giovanni Preziosa (chitarra e synth), in arte Le Vacanze, duo che abbiamo imparato a conoscere già con il precedente singolo “Psicologi e neon”, rilasciato la scorsa estate.

Ciao Giuseppe, ciao Giovanni, benvenuti. Partiamo dal vostro nuovo singolo “Jet lag”, cosa racconta?

«”Jet lag” nasce dall’esigenza di esplorare se stessi attraverso un viaggio interiore. È un brano molto personale, tocca gli angoli del nostro essere persone prima che musicisti o qualsiasi altra cosa siamo. È più facile in questa fase della nostra vita capire ciò che siamo stati, prendere coscienza delle nostre scelte personali e dove queste scelte ci hanno portati. Questa canzone se vogliamo, è una corsa, di quelle non frenetiche, esasperate, bensì un’accettazione, che inevitabilmente ci porterà in nuovi posti, con un diverso tipo di animo». 

Quali riflessioni e quali stati d’animo vi hanno accompagnato durante la fase di creazione del brano?

«Sia “Jet lag” che le altre tracce del disco rappresentano immagini di esperienze vissute. Certo, durante i giorni in studio siamo stati molto emozionati per la realizzazione del nostro primo album. In seguito però abbiamo iniziato a goderne e ad avvertire la responsabilità di dover fare un buon lavoro per noi stessi, per tutti i sacrifici fatti in passato. Questo brano è nato nella parte finale della fase di pre-produzione e quindi il grosso del disco l’avevamo già concepito. Per questo possiamo dire che “Jet lag” forse è il brano più immediato del disco, quello più ironicamente spensierato ma allo stesso tempo, una delle tracce più intense». 

C’è una frase che, secondo voi, rappresenta e sintetizza al meglio il senso dell’intera canzone?

«Ce ne sono diverse. Probabilmente l’anima del pezzo è rappresentata dalla frase “vorrei poter lasciare andare tutte le vite che potevo avere…”.  Ci è capitato spesso di ripercorrere a ritroso un po’ di anni, a pensare a tutte le strade che abbiamo intrapreso e di conseguenza alle diramazioni nate da quelle stesse strade. L’idea di immaginare diverse possibilità di vita è un’azione frequente del pensiero umano, sia per una scelta lavorativa sia sentimentale. La frase della canzone sopra citata probabilmente rappresenta per noi stessi l’ultimo gradino prima dell’accettazione completa; la parte più esposta di un trampolino da percorrere in punta di piedi, non per paura, bensì per avere più slancio nel lasciare il resto alla spalle». 

Dal punto di vista musicale, come siete arrivati a questo tipo di sound?

«Quest’ultimo singolo probabilmente è il brano che più segna un distacco con il vecchio EP. C’è un utilizzo maggiore di strumenti “suonati” piuttosto che sintetizzati. “Jet lag” ha un suono complessivamente più ampio, ricco di parti di chitarra e non solo, che si muovono e s’intrecciano tra loro. Volevamo per questa traccia una corposità maggiore, sia in fase di ripresa degli strumenti in studio sia nell’arrangiamento. Il risultato ci soddisfa molto e rappresenta in pieno un lato della nostra idea di contrapposizione parola\suono».    

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, come vi siete conosciuti e quando avete deciso di mettere in piedi questo vostro progetto musicale?

«Giovanni ed io ci siamo conosciuti circa cinque anni fa. Facevamo parte di un gruppo pop rock. La cosa strana è che eravamo nello stesso conservatorio, il “Nicola Sala” di Benevento, studiavamo entrambi chitarra classica ma non ci siamo mai incontrati all’interno di quelle mura. Dopo quella prima esperienza siamo cresciuti molto e abbiamo iniziato ad avvertire l’esigenza di realizzare qualcosa di nostro; qualcosa di più vicino alle nostre idee di musica. Trascorrevamo interi pomeriggi su sintetizzatori e campionatori da accostare agli strumenti che già suonavamo. Cosi un po’ per provare abbiamo iniziato a scrivere delle canzoni insieme. C’è voluto un po’ prima di raggiungere un equilibrio produttivo che ci soddisfacesse. In quel periodo sono nate le cinque tracce che fanno parte dell’EP uscito nel 2017 pubblicato da Apogeo Records. Di seguito ci sono stati tanti live, posti piccolissimi, fino ad arrivare ai risultati più importanti nel 2018 con Musicultura, 1Mnext del concertone del Primo Maggio, Arezzo wave, Musica da bere e vari festival. Successivamente è nata la collaborazione con Manita Dischi».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato i vostri rispettivi percorsi?

«In questo siamo leggermente diversi. Io (Giuseppe) essendo molto legato alla scrittura e al cantato ho alla base un ascolto cantautorale: Battiato, Battisti, Dalla, De Andrè, Beatles per poi nel tempo arrivare ai vari Arcade Fire, Radiohead, James Blake, Foals, Two door cinema club, Metronomy, Bon Iver, Notwist ecc. Questo per quanto riguarda i nomi naturalmente più noti. Negli ultimi anni cammino parecchio nel “sottobosco”, mi piace ricercare artisti a volte anche sconosciuti e ne trovo diversi molto bravi. È difficile citare tutti gli ascolti, sono davvero troppi: BØRNS, Mac de Marco, LCD, Alice on the roof, SOAK, Malihini, Now Now e tanti altri. Giovanni è molto più chitarristico di me ma anche lui non è mai stato legato all’eccessivo virtuosismo, anche per questo condivido con lui molti degli artisti chiamati in causa prima. La sua provenienza artistica deriva in maniera più netta da The Killers, 1975, alt j, everything everything, Parcels, Tame Impala, National ecc». 

Cosa vi affascina di preciso del comporre canzoni?

«Alla base c’è ovviamente la sperimentazione, la ricerca sonora, l’infinita possibilità di accostare suoni, testi e tematiche. È suggestivo poter creare e realizzare una personale concezione musicale, influenzata certo dallo stile e dagli ascolti personali ma ogni volta può essere un percorso nuovo. La realizzazione di un disco poi necessita di un legame tra le tracce, nel caso di questo lavoro si è creato in maniera naturale. Crediamo sia importante non tradirsi quando si compone o si scrive un testo. Il pubblico ricerca la verità, costantemente». 

Al netto dell’attuale incertezza dovuta al momento, so che siete in fase di lavorazione del vostro primo disco. Cosa dobbiamo aspettarci a riguardo?

«Abbiamo terminato la lavorazione del disco prima del lockdown nazionale di Marzo e doveva uscire nella primavera di quest’anno. Purtroppo la situazione generale ha preso una piega più drammatica e abbiamo deciso di spostare le uscite dei singoli dopo l’estate, anche perché non avremmo comunque suonato a causa dell’emergenza sanitaria. Infatti “Psicologi e neon” è uscita a fine Agosto e “Jet lag” lo scorso 13 Novembre. Probabilmente il disco uscirà a inizio anno nuovo e speriamo di poter portare in giro questo lavoro a cui teniamo tanto. Vorrebbe dire che l’emergenza in cui ci troviamo sia finita o quantomeno in fase calante. Il sound del nuovo disco è globalmente più esteso rispetto all’EP. Conserva i tratti che ci appartengono in termini di utilizzo dell’elettronica al servizio di strumenti veri, ampliato da una fase di pre-produzione intensa e dalla successiva ricerca sonora nonché collaborazione con Francesco Pontillo (Deposito Zero Studios) che ha curato insieme a noi tutto il progetto». 

Per concludere, a chi si rivolge la vostra musica e a chi vi piacerebbe arrivare in futuro?

«Non crediamo ci possa essere un pubblico targettizzato da accostare alla nostra musica. Le canzoni parlano di noi stessi come persone e come musicisti, sono flussi di coscienza convertiti in suoni. Il fulcro è l’esperienza personale, l’osservazione dell’era moderna dal nostro punto di vista. Nei testi c’è sempre una grossa percentuale d’intimità, dove ognuno può intravedere qualcosa di se. Cerchiamo questo tipo di relazione con l’ascoltatore. La nostra speranza futura è sicuramente quella di suonare il più possibile, avere la possibilità di condividere le canzoni con chi ci conosce e con chi non ci ha mai ascoltati».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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