Leonardo Monteiro YIN E YANG

A tu per tu con il giovane artista classe ’90, fuori con il suo secondo album intitolato “Yin e Yang”

A qualche mese di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Leonardo Monteiro per parlare del suo nuovo lavoro discografico “Yin e Yang”, anticipato dal singolo “Il telefono”. Lo abbiamo incontrato per approfondire la sua personale visione di vita e di musica.

Ciao Leonardo, bentrovato. Partiamo dal tuo secondo album “Yin e Yang”, quali riflessioni e quali stati d’animo ti hanno accompagnando durante la fase di realizzazione?

«Tradurre le proprie emozioni in musica non è un processo semplice o scontato. Qualche volta nascono perle e tutto fila liscio, ma più comunemente c’è sempre una costruzione del brano e del testo che va ben oltre la semplice ispirazione! A volte mi capitava di scrivere belle armonie, ma mi mancava il testo… In altri casi, avevo testi intensi, ma la musica tutta da costruire. La sfida è stata trovare l’unione tra le due cose! Sicuramente è stato un tumulto di emozioni, un viaggio creativo durato un anno e mezzo, durante il quale sono passato dalla gioia alla frustrazione, per poi tornare all’entusiasmo e alla soddisfazione». 

Un lavoro che arriva dopo il tuo precedente disco d’esordio “Il mio tempo”, quali skills pensi di aver acquisito in questi ultimi due anni?

«Direi, innanzitutto, l’esperienza di vita. In questi due anni sono cresciuto e ho imparato moltissimo su di me, sulla musica, sulla mia musica, su ciò che sono e che voglio trasmettere. Per veicolare, però, il mio messaggio attraverso le canzoni, ho dovuto imparare anche a fare molte cose: ho affinato le mie capacità di scrittura e di composizione musicale, ho imparato ad arrangiare e produrre un brano, a creare e curare un progetto discografico dall’inizio alla fine, in ogni suo dettaglio… Sono così felice di questo album proprio perché finalmente ho fatto le cose a modo mio e in prima persona e indubbiamente mi rappresenta!».

Leonardo Monteiro YIN E YANG

A livello musicale, invece, che tipo di sound hai voluto abbracciare in queste nuove tracce?

«Questo album ha differenti sfaccettature musicali: ci sono brani decisamente pop, altri più R&B, ma sono tutti tenuti insieme da alcune sonorità elettroniche ispirate dalla trap. E’ stata una scelta naturale, che ha poi determinato anche il titolo “Yin e Yang”, che sta a significare che elementi diversi o addirittura opposti possono esistere soltanto come due facce della stessa medaglia».

L’immenso e il suo contrario, gli opposti che si completano, due facce della stessa medaglia, riflessioni che riassumono il senso della vita stessa. Dal punto di vista tematico, come sei arrivato a questo tipo di consapevolezza?

«Attraverso il mio percorso spirituale. Da anni ormai pratico la meditazione, attraverso il silenzio mentale. Mi aiuta ad affrontare la vita di tutti i giorni in modo sereno e più organizzato. La meditazione mi aiuta ad essere più presente, qui e ora. Quando mi stacco dal mio ego, dal mio nome, dalla mia mente, dal mio vissuto, non resta altro che silenzio e consapevolezza di essere e di esistere, resta il mio spirito, la mia vera essenza». 

Un disco anticipato dal singolo “Il telefono”, cosa rappresenta per te questo pezzo?

«“Il telefono” rappresenta l’attesa della chiamata e l’azione della risposta, la teorica volontà di ignorare il messaggio che arriverà e l’inevitabile istinto di rispondere qualcosa appena lo ricevi. E’ indubbiamente Yin e Yang allo stesso tempo. Il cellulare è diventato un’estensione del nostro corpo, uno degli oggetti più personali e importanti nella vita di molte persone… Se ci pensi, oggi, ai tempi del coronavirus, l’unico mezzo che da lontani ci fa sentire vicini è il telefono, che è solo un oggetto, ma quando lo perdi per un secondo hai la sensazione di aver perso una parte di te».

Qual è l’aspetto che più ti affascina della fase di composizione di una canzone?

«La continua ricerca dell’equilibrio fra musica e testo, l’eccitazione e l’euforia quando trovi proprio le sonorità o le parole che stavi cercando e senti che funzionano perfettamente con tutto il resto, l’indagine profonda che inevitabilmente si scatena nel profondo del mio animo quando devo scavare in cerca di ricordi, di sensazioni, di aneddoti, di emozioni… Il fermento creativo, sostanzialmente!».

Alla luce del momento che stiamo vivendo, qual è l’augurio che ti senti di rivolgere alla collettività? Cosa speri che questa situazione complicata possa insegnarci?

«Voglio dire a tutte quelle persone che sono a casa, alle persone che hanno perso un parente, a tutte quelle in un letto di ospedale di tenere duro, di resistere come non mai. Dobbiamo restare UNITI adesso e combattere per il miracolo della vita. Stringiamo i denti, circondiamoci di amore ed energia, di frequenze alte. Ti ho detto quanto sia importante per me la spiritualità: un respiro profondo e un breve momento di silenzio mentale mi aiutano a sviluppare consapevolezza di me e a non lasciare che tutto sia automatico e senza controllo, senza presenza. Consiglio a tutti di provarci!

Sono convinto che vinceremo questa battaglia, anche se è un nemico infido, che pensa di essere più furbo di noi. Mentre questo mostro, il virus, vive una vita tutta sua, noi tiriamo fuori le nostre armi, diamo valore alle cose importanti, all’umanità, al dono della vita! Basta puntare il dito: tu sei bianco, tu sei nero, tu porti il velo, tu sei di destra, di sinistra, sei gay, sei trans… Io dico basta a tutto questo! Dal punto di vista spirituale, il virus è la conseguenza di una bassa frequenza vibrazionale nel nostro pianeta. Impariamo a dare valore al nostro presente, che è l’unico tempo in cui esistiamo realmente e sempre esisteremo. Qui e ora».  

Per concludere, a proposito di insegnamenti, qual è la lezione più importante che pensi di aver appreso tu, fino ad oggi, dalla musica? 

«La musica è la forma d’arte più viscerale, più empatica, perché è fatta di emissione del suono: è qualcosa che non possiamo toccare o vedere… Possiamo solo ascoltarla. Per questo apre un mondo nella mente e nel cuore di ognuno di noi, un mondo di sensazioni, di sentimenti, di ricordi, di emozioni. Lo stesso identico brano può scatenare in ognuno di noi una serie di risposte e di riflessioni completamente diverse, soggettive, anche lontanissime le une dalle altre. Proprio per questo penso che la musica sia soprattutto condivisione: pur essendo impalpabile ed eterea, riesce a toccare le parti più intime e profonde di noi, suscitando reazioni diverse e stimolandoci al confronto».

Leonardo Monteiro YIN E YANG

© foto di Alessandro Gigliola

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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