A tu per tu con il cantautore piemontese, in uscita con il singolo “Non fatemi smettere di sognare

Si intitola “Non fatemi smettere di sognare” il brano che segna il ritorno di Daniele Manfrinati, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Leone, ispirato artista classe ’90. In occasione di questa interessante uscita, abbiamo incontrato per voi il cantautore alessandrino per approfondire la sua conoscenza.

Ciao Daniele, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Non fatemi smettere di sognare”, cosa racconta?

«”Non fatemi smettere di sognare” parla di alcuni momenti semplici ma tanto importanti della mia vita, delle mie insicurezze, delle sfide perse e della voglia di continuare a sognare nonostante tutto. E’ scritto in maniera tale da permettere a tutti di potercisi ritrovare».

Un messaggio di speranza, universalmente importante. Come sei arrivato a questo tipo di riflessione e di consapevolezza?

«E’ un messaggio di speranza nato da anni e anni di continua lotta. Perseguire i propri obiettivi e combattere per un sogno ti fa sentire vivo. Il pezzo nasce da una grande voglia di rimettersi in gioco e di tornare a sognare dopo anni di “buio”».

C’è una frase che, secondo te, rappresentata e sintetizza al meglio il significato dell’intero pezzo?

«Due frasi, “il traguardo ad occhi chiusi la più bella sensazione, no non può esser solo pura immaginazione” e “Sogno da una vita, dalla prima candelina spenta..sogno da una vita, dalla prima grande sfida persa, pensavo è finita..proprio allora è iniziata la partita..Non fatemi smettere di sognare!”».

A livello di narrazione, cosa aggiungono le immagini del videoclip diretto da Errico D’Andrea?

«Ho voluto girare il video a casa mia, nella mia terra. Gli attori sono persone importanti nella mia vita, tra tutti mio fratello. L’ho pensato così e i ragazzi, guidati da Errico D’Andrea, hanno fatto un grande lavoro. La bellezza delle cose semplici».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«Da bambino, ascoltando i pezzi di Sinatra e Fred Buscaglione, per varie vicissitudini c’ho messo un pò di anni a mettermi in gioco sul serio».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Influenzato non saprei, scrivo in maniera molto spontanea di ciò che mi è successo e ciò che sento. Ascolto Sinatra, Ray Charles, Elton John, Bersani, Dalla, De Gregori, James Arthur, John Legend…ecc ecc un bel mix insomma».

C’è un incontro che reputi fondamentale per il tuo percorso, sia umano che artistico?

«Due, Gabriel Delta (il mio maestro di chitarra) e il Maestro Andrea Negruzzo, con lui lavoro ai miei pezzi. Entrambi importanti a livello sia umano che artistico».

A cosa si deve la scelta del tuo nome d’arte?

«Leone è un nome che ho nel cuore e che sento dentro da tanti anni.. E’ arrivato il suo momento».

Veniamo all’attualità, in particolare all’emergenza sanitaria Covid-19 che ha mutato, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo tutto questo?

«Ho deciso di farne un ritiro musicale. Ho scritto 12 pezzi nuovi, sto lavorando tanto con la chitarra e ai pezzi vecchi. Non è facile ma è importante sfruttare al meglio questo momento e trasformarlo in un periodo di grande crescita e preparazione in vista della ripartenza».

Al netto dell’attuale incertezza discografica, cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Sicuramente inizieranno ad uscire tutti i pezzi del mio primo disco e nel mentre lavorerò già al secondo. Data l’incertezza, sto lavorando per condividere la mia musica con la gente. Non vedo l’ora di poter suonare di nuovo davanti al pubblico. Sto lavorando per trovare un’etichetta interessata ad investire nel mio progetto».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica è per tutti, sopratutto per chi non vuole arrendersi e vuole trovare un pò di forza per continuare a lottare. Vorrei poter far sentire la mia musica a più gente possibile».

© foto di Lorenzo Colombo

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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