Un libro, una canzone: assieme

Lo dicevano alla fine di un film western intitolato il Grinta, uno dei fratelli Coen se conoscete il genere. C’è questo bel primo piano di una donna anziana sulla tomba di un suo vecchio amico. La faccia di una che ha vissuto tante storie, tutte rimaste attaccate alla pelle. Poi c’è uno stacco su un totale da dietro e vediamo la donna incamminarsi sullo sfondo. Una frase fuori campo: “Il tempo ci sfugge”. In inglese la traduzione esatta è time just gets away from us: “il tempo si allontana da noi“.

La donna farsi sempre più piccola in lontananza. Il suono della neve e del vento che escono piano piano dallo schermo fino a quasi caderti addosso. Un piano, una voce, e i titoli di coda illuminarsi tra il cielo e il prato. Nostalgia e bellezza. C’est cinema.

Questa faccenda del tempo mi ha sempre affascinato: la capacità che abbiamo noi umani di essere sempre in ritardo nelle nostre vite, paragonata all’illogica leggerezza con la quale – in certi momenti – ci dimentichiamo del tempo e ci abbandoniamo in esso, in scenari che sanno di cinema, che sanno di innocua bellezza.

Stavo pensando a queste cose quando, tra le mie mani, mi è scivolato un libro che, a suo modo, parla proprio di questo: si chiama Caos calmo di Sandro Veronesi. Se mai ad una persona venisse un vago desiderio di diventare uno scrittore, ecco il mio consiglio: legga Veronesi, lo legga di continuo.

Ha un dono, perché dono si tratta, nel creare problemi e risolvervi con una semplicità disarmante. L’eleganza con la quale riesce a creare l’attesa, le sue divagazioni infinite e dolcissime senza però far perdere il ritmo alla storia, e poi il modo che ha di costruire più livelli di lettura: storie che si uniscono e che si biforcano nella stessa riga.

Non è uno scrittore che ti scrive la bella frase, quella che sottolinei e poi ti riscrivi sul muro della tua camera, per capirci – ammesso che ancora c’è chi scrive sui muri della propria casa – però costruisce con pazienza e sicurezza la casa dove abiti, la mente del personaggio, le sue contraddizioni (ah, le sue contraddizioni), le paure, i sogni e così via.
Del resto Veronesi si è laureato in architettura prima di diventare scrittore, e vi dirò, i suoi libri sono prima di tutto case, poi storie da abitare.

In ogni caso. Caos calmo. La storia si può riassumere così: un uomo di successo perde sua moglie in un incidente. Qualche giorno dopo il funerale, accompagna la figlia di dieci anni a scuola e le dice che la aspetterà tutto il giorno al parco lì davanti. E così fa. Seduto, su una panchina qualunque, ad aspettare sua figlia. E così fa il giorno dopo, e il giorno dopo ancora, e il giorno dopo ancora.

Capite che se uno si mette in testa di scrivere una storia del genere, di problemi lungo la strada ne incontra molti. Come fa con il lavoro? Cosa fa tutto il giorno sulla panchina? E gli amici? E il mangiare? E i weekend? E…

Nonostante le complicazioni, Veronesi trova un modo tutto suo per raggirarle. Ammetto che non ho ancora capito del tutto come ci riesca. Sarà la sua scrittura, sarà la disposizione millimetrica dei capitoli e dell’ingresso dei personaggi, non so. Va di fatto che il libro scorre con una leggerezza e con un ritmo sorprendente. Nonostante tutto sia fermo, tutto sia attesa e il protagonista viva per aspettare sua figlia uscire dalla scuola.

Sembra di ascoltare una canzone di Gianmaria Testa. Una di quelle dolci e strazianti e che non puoi abbandonare neanche per un secondo. Perché è come nel tempo. Se riesci a trovare un modo per uscire da esso, non c’è nulla che ti fa venire voglia di tornare indietro. Ora che ci penso, non una canzone qualunque. Direi Una carezza d’amor. Ascoltatela e ditemi se non vi si scuote qualcosa dentro.

Torniamo un attimo ancora alla faccenda del tempo.

Forse sono io che a volte cado in un filosofeggiare da bar, o forse mi lascio prendere dal romantico e cado in un pietoso imbarazzo, però mi incanto sempre davanti a queste storie. Vivere ingannando il tempo. Lasciare che il resto dei movimenti si disperdano, per salvare l’unica cosa che a quel momento conta: aspettare una figlia, parlare con la persona amata, consolare il cuore di un amico affranto. Il resto delle cose scivola via, ma quel gesto, cascasse il mondo, quel gesto lo salvi.

Perché la vita si salva un pezzo alla volta. Il tempo si inganna nei momenti giusti. Poi è chiaro che prima o poi ti inghiotte e ti fagocita nel suo laborioso fare e disfare del quotidiano.

Il tempo ci sfugge. Il tempo si allontana da noi.
Ma non il mio tempo per te. 
Già.
Non il mio tempo per te.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

By Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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