Un libro, una canzone: insieme

Leggi certi libri e intuisci che non si prende il premio Nobel per la Letteratura così a caso. Poi in realtà, se ci pensi bene, non sai mai effettivamente perché uno prende o non prenda il premio Nobel. Se è un motivo politico, scelta azzardata o banale pretesto per premiare una vita di successo.

Val la pena allora fare un altro tipo di ragionamento: chi riesce, oggi, a fare qualcosa che ha a che fare, o che per lo meno si avvicini, alla Letteratura? Entri in una libreria con questa domanda, trovi Gli inconsolabili di Kazuo Ishiguro, lo leggi, e te ne torni a casa con una risposta. E poi zitto zitto a recuperare tutti gli altri suoi romanzi senza soffermarti su un nome che sarebbe stato massacrato se avesse scelto di nascere in Italia. C’est la vie.

Ishiguro l’avevo già letto in non lasciarmi e in quel che resta del giorno, un libro che ho amato alla follia e a cui attribuisco il merito di essere il più libro più bello che ho letto negli ultimi cinque ani.. Dunque le aspettative per questo erano un tantinello altine.

Lo inizio e ci trovo gli stessi personaggi spezzati, la stessa stanchezza nei gesti e la stessa puntualissima pulizia nelle parole e nei dialoghi. Perché io con Ishiguro ho questo problema: entro a casa sua a inizio libro, mi metto comodo sul divano, mi bevo un tè e quando sono più o meno a un quarto di libro mi metto a gridare: ma che diamine sta succedendo? Non è che mi trovo in un altro posto o in un altro genere. È la stessa casa, ma è diventata enorme ai miei occhi, allargata dalla complessa rete di pensieri e di parole che esondano dalla mente del protagonista.

E così va a finire che del tè non mi ricordo già più. Non mi soffermo sulla bella frase o su quel bel scambio di battute, ma sul panorama che genera, sul colore che dipinge sullo sfondo.

Si capisce dunque che non sia proprio un libro facile facile da far leggere ai bambini. Se però si decide di vivere una vita stoica e all’insegna dell’avventura, leggi il libro, ti dimentichi la trama, ma forse, nel labirintico groviglio di mondi creati, trovi qualcosa di tuo.

Troppo poetico? Mah, mi direte voi.

Per dire. Gli inconsolabili io non l’ho nemmeno capito. La storia intendo. C’è un pianista che deve fare un concerto in questa città senza nome, e lì inizia a ricordare volti e momenti che sembrano sconnessi da se stesso. Forse ha una moglie, ma non se lo ricorda. Lo chiede a suo figlio, che però potrebbe essere suo nipote, o magari solo il bambino di una sua amica. Il fattorino dell’hotel gli lascia un testamento prima di morire anche se loro due non si sono mai visti. C’è un innamorato annoiato. Dei fuorilegge comici. Un giovane talento insicuro. E groviglio. Groviglio, groviglio, groviglio.

Quando sei dentro non sai bene cosa stai leggendo, nutrendo la convinzione che però lo sappia lui. In realtà poi non te ne importa quasi più niente se alla fine il filo si snoda. Stai leggendo, o meglio, stai vivendo in un grande sogno, laddove non sai come ci sei arrivato e non sai dove ti porterà. Solo la consapevolezza che basta una scintilla, un’immagine, un semplice giramento di penna per cambiare il mondo, i luoghi, le persone, i ricordi, i sentimenti.

Che cosa rimane, dunque, in questo sogno che cambia, si ribalta, si annulla e si ricrea? La risposta è ardua, ma se proprio ce ne fosse una, allora è stata cantata da Elisa e Brunori Sas nella canzone Anche fragile.

Non serve niente di particolare
solo tornare a pensare
che tutto è bello e speciale
non si dice mai
ma voglio impegnarmi
e salvare un pezzo di cuore
io non vivo senza sogni
e tu sai che è così
e perdonami se sono forte sì
e se poi sono anche fragile

Rimane un pezzo di cuore. Nudo, ferito e fragile. Non serve neanche guarirlo, quel cuore sanguinante. Non serve che il pianista trovi la sua pace in questo mondo assurdo e folle. Basta solo che la racconti, vivendo questo sogno che è forse solo nella sua testa. Un cuore inconsolabile.

È triste a pensarla così, ma ha della forte poesia questo. Sul serio. Vivere senza essere consolati, e magari mandarlo anche in culo, il mondo, sapendo che, come in un sogno, potrai spostare il tuo dolore e la tua ferita da un’altra parte.

Perché potrebbe sempre succedere che una corda si spezzi all’improvviso e uno spesso sipario cada a terra, rivelando un mondo pieno di luce e di calore.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

By Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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