Una canzone, un libro: assieme

Parla quando sarai arrabbiato e farai il miglior discorso che tu possa rimpiangere”.

Se pensate che le persone maleducate, egoiste e prive di ogni onore vadano evitate; allora evidentemente non avete mai letto Ambrose Bierce. Il che non è una colpa, intendiamoci: ma è una mancanza che va subito colmata. Prima di dirvi perché, fatemi dire un attimo chi era Ambrose Bierce. Decimo figlio di una famiglia povera, Bierce aveva ben chiaro fin da giovane riguardo cosa fare della sua vita: casino. E con casino intendo – ovviamente – bere, donne, alcool, qualche tipo di droga e – la sua specialità – un cinismo pietrificante. La sua amara e grigia visione del mondo gli valse il nomignolo di Bitter “l’amaro” a soli 25 anni. Non male Bierce.

Poi stanco della povertà della famiglia, andò a vivere con suo zio. Stanco di suo zio andò nell’esercito. Stanco dell’esercito andò a San Francisco a fare lo scrittore. Stanco di fare lo scrittore andò a fare il corrispondente di guerra in Messico e lì si persero le sue tracce. Tra chi dice che sia stato fucilato, impiccato, morto dissanguato o suicidato, quel che rimane di Bierce è una certezza nel suo carattere: era pessimo. Odioso, arrogante, massimo esponente dell’egocentrismo. Insomma, un uomo che è bello raccontare, poco meno da incontrare. Prima di sparire dal mondo e andare a molestare i morti nell’aldilà, scrisse questo libro: Il dizionario del diavolo.

Come potrete intuire, è un vero e proprio dizionario. Solo che ciò che regna non è la grammatica ma uno spietato cinismo, disillusione e una supponenza verso qualsiasi sorta di persona o cosa al di fuori di lui. Superata questa premessa, l’ironia si palesa dietro ogni parola e non ridere diventa sempre più un’impresa. Bierce avrebbe amato Max Gazzè e il suo cinismo in “La vita com’è” – sempre ammesso che gli andasse di ascoltare musica italiana senza insultarla. 

Non è uno di quei libri che leggi tutte le sere. Però, a volte, questo tipo di brutale pessimismo ha la forza di salvarti quelle serate dove non hai la forza di leggere Dostoevskij, ma non vuoi neanche spegnere la luce e dormire. Avere Bierce sul comodino fa la differenza tra il perdersi nel tuo cinismo e il suo. E fidatevi, è di gran lunga più divertente il suo. Il libro contiene molte parole, troppo belle per non riportarle tutte. Così ho deciso di metterne una per lettera. Una sorta di best of, insomma. 

Pronti? Che domande: ovvio che no. Pensaci tu Ambrose.
Autostima: Valutazione errata.
Bellezza: Potere con cui una donna incanta l’amante e terrorizza il marito.
Calamità: Ce ne sono di due tipi. La nostra sfortuna e la fortuna degli altri.
Discussione: Metodo per far stare gli altri in errore.
Egocentrico: Persona di dubbio gusto, più interessata a sé che a me.
Famoso: Vistosamente disgraziato.
Giorno: Periodo di ventiquattro delusioni.
Imbecillità: Forma di ispirazione divina, o fuoco sacro, che colpisce i critici più accaniti di questo dizionario.
Kilt: Costume talvolta indossato dagli scozzesi in America e dagli americani in Scozia.
Leggere: Cogliere il senso di un testo scritto, ammesso che ce l’abbia. In genere non ce l’ha.
Minore: Meno detestabile.
Notorietà: Il riconoscimento più accreditato e accettabile per la mediocrità.
Ospitalità: Virtù che ci induce a dare vitto e alloggio a chi non ne ha bisogno.
Panteismo: Dottrina secondo cui “tutto è Dio”, in contrapposizione alla dottrina del “Dio è tutto”.
Quadro: Rappresentazione in due dimensioni di ciò che è fastidioso in tre.
Riposare: Smettere di dare fastidio.
Solo: In cattiva compagnia.
Torto: Un mio sbaglio, da non confondersi con uno dei vostri, che invece sono crimini.
Una volta: Abbastanza.
Veritiero: Stupido e analfabeta.
Zeus: Il capo degli dei greci, adorato dai Romani con il nome di Giove e dagli umani di oggi con il nome di Cane.

Quando ci si stanca si molla lì, il libro si perde tra i meandri della casa, scompare per mesi, finché, spinto da misteriose correnti sotterranee, rispunta in superficie e vi aspetta lì. Al momento buono ve lo ritrovate in mano, ciao Ambrose, come va?, sempre a zonzo per il Messico?, dai vediamo cosa hai da dissacrare oggi.

Applauso: Eco di una banalità.
Dai Ambrose, dimmi qualcosa di speciale che stasera ne ho bisogno.
Nichilista: Un russo che nega l’esistenza di tutto, tranne di Tolstoj. Capo di questa scuola è Tolstoj.
Ditemi voi come si fa a smettere poi.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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