Un libro, una canzone: insieme

La strada di casa

La gente di Holt pensava che a quel punto avrebbe pianto. Pensavano che sarebbe crollata. Immagino fosse quello che volevano. Ma lei non lo fece. Forse aveva oltrepassato il punto in cui le lacrime di un essere umano hanno un senso, difatti girò la testa, chiuse gli occhi e dopo un po’ si addormentò.

Sono queste le parole scritte sul retro di copertina di La strada di casa, romanzo del noto scrittore americano Kent Haruf.

Il romanzo è ambientato a Holt, piccola cittadina del Colorado, e si apre con il ritorno in questo chiuso microcosmo dell’uomo più odiato della città, Jack Burdette. Il lettore scoprirà pian piano, una pagina alla volta, la storia di questo affascinante e repellente individuo e il perché del rancore dei cittadini nei suoi confronti.

Il narratore e le donne della sua vita

Il narratore della vicenda è Pat Arbuckle, direttore dell’Holt Mercury, il quotidiano locale, e vecchio compagno di scuola di Burdette. Pat, dunque, essendo immerso negli eventi, non è onnisciente, e, dopo la partenza del fuggitivo, comincia a raccontare gli eventi che riguardano la propria vita nella città di Holt.

È proprio attraverso i suoi occhi e la sua vita che il lettore entra in contatto con quelli che, a mio parere, sono i punti forti dell’intero romanzo: i personaggi femminili. La vita di Pat, infatti, è costellata di donne, alcune che arrivano e se ne vanno quasi in punta di piedi, senza far rumore, e altre che lo travolgono come fossero cicloni. La maestria con cui questi personaggi femminili vengono descritti arriva a porre quasi in secondo piano quella che dovrebbe essere la trama principale.

Si passa con grande naturalezza dalla descrizione della prima cotta adolescenziale, a quella della donna sposata appena finito il college, a quella dell’adorata figlia, e infine a quella della prima donna veramente amata. Sono tutti personaggi estremamente reali, mai idealizzati, coi loro difetti e con le loro fragilità. La loro descrizione fisica, quella psicologica, la maniera delicata con cui vengono trattati dalle parole del narratore, tutto mi è piaciuto di loro.

Per questioni di tempo e spazio non posso parlare di tutte quante, per cui mi soffermerò solo sulla moglie e sulla donna amata.

Nora, la moglie

Era molto piccola, molto sveglia e intelligente, una persona graziosa, linda, ordinata, sembrava indipendente come un uccello.

Pat Arbuckle si sposa con Nora Kramer subito dopo il college, in quel momento della vita in cui, probabilmente, nessuno dovrebbe sposarsi. La loro è una storia di diciotto anni di reciproco rispetto e null’altro, ma è talmente delicato il modo in cui il narratore ne parla, che al lettore viene proprio voglia di dargli una pacca sulla spalla, quasi a dirgli: “Dai, non è colpa di nessuno, eravate giovani e ingenui, e comunque è finita bene, senza grandi drammi”. Ed in effetti è così che è finita, con Nora che torna a vivere dal padre, altrettanto sola ma sicuramente più felice di prima.

Jessie, l’amata

Ma ora passiamo al personaggio meglio sviluppato in assoluto, quello di Jessie Burdette. Questa donna, bella e indipendente, sposa Jack Burdette per scappare da una situazione famigliare disastrosa, ed è così che i cittadini di Holt la incontrano per la prima volta.

Lei era l’esatto contrario di ciò che la gente di Holt pensava che fosse. In altre parole era l’esatto contrario di ciò che la gente di Holt pensava che avrebbe dovuto essere.

Estremamente solitaria, è l’unico personaggio insieme a quello di Nora che non riesce (o non vuole) integrarsi nella piccola comunità in cui vive. Dopo la fuga di Jack Burdette, la donna è costretta a scontrarsi col risentimento e il disprezzo di cui sono capaci le piccole comunità di provincia. Si scopre, infatti, che il marito è scappato dopo aver rubato centocinquantamila dollari alla comunità, e quindi Jessie si trova da sola in un luogo sconosciuto e ostile, con due figli a cui badare e un terzo in arrivo.

Nulla che la donna fa sembra placare la comunità inferocita, che in situazioni come questa mostra tutta la propria chiusura mentale. La donna tenta di tutto per ripagare il debito che sente di avere verso la cittadina, cerca in ogni modo di adempiere al proprio ruolo di capro espiatorio, ma nulla, nessuna rinuncia sembra bastare. Finché non subentra la tragedia a placare gli animi.

Jessie comincia ad andare a ballare ogni sabato sera, diventando presto una bambola che tutti, nei sabati sera di noia e ubriachezza, possono far roteare e sballottare di qua e di là.

Ormai era già diventata una routine: quel metodo di pagamento destinato a durare tre settimane e valido solo nella contea di Holt era ormai in vigore e accettato.

Una maniera di ballare feroce e vendicativa quella dei cittadini di Holt, che ben presto porta alla tragedia. La fatica, l’alcool, i colpi alla pancia hanno le loro nefaste conseguenze: la donna perde il bambino, e con ciò il debito è saldato.

Jessie e Bocca di rosa

Ecco dunque che la donna, sola e non appartenente alla comunità, si vede rifiutata dalla piccola cittadina di provincia. Anche se le motivazioni del rifiuto sono molto diverse da quelle narrate nel libro di Haruf, la vicenda di Jessie mi ha fatto subito pensare a Bocca di rosa di Fabrizio De André:

E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di rosa si tirò addosso
L’ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l’osso
Ma le comari d’un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano all’invettiva

Jessie, a differenza di Bocca di rosa, non è nemmeno causa dell’ira funesta che le si riversa contro: la sua unica colpa è aver sposato un disonesto. Inoltre, prima della tragedia, quello che deve subire sono pensanti e costanti invettive, proprio come quelle che vengono indirizzate alla donna della canzone di De André. È il finale della vicenda che è molto diverso:

E quelle andarono dal commissario
E dissero senza parafrasare
“Quella schifosa ha già troppi clienti
Più di un consorzio alimentare”
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi, con i pennacchi
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi e con le armi

Se da un lato, dunque, l’equilibrio torna quando i gendarmi cacciano dal paesino Bocca di rosa, ovvero la causa dell’alterazione di quell’equilibrio, dall’altro ciò avviene solo quando la comunità concorda sul fatto che il debito di Jessie possa considerarsi estinto. Ma a che prezzo?

Io non so che valore monetario attribuiscano alle bambine dalle altre parti, ma nel maggio di quell’anno scoprimmo che qui centocinquantamila dollari – meno il valore della casa con due camere da letto in centro città – sembrano un importo appropriato.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

By Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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