Un Libro, Una Canzone: Insieme

Un paradosso

Ammettere l’incertezza significa ammettere la debolezza, l’impotenza, significa credere in se stessi nonostante queste due cose. È una fragilità, ma in questa fragilità c’è una forza: la consapevolezza di pensare con la propria testa e non con quella di qualcun altro.

Il paradosso più grande che sempre mi colpisce quando si parla di educazione è che più uno legge, studia e approfondisce, più si rende conto di avere una visione parziale, soggettiva e limitata delle cose. “Io so di non sapere” diceva un tale di nome Socrate, ed è questo il tema intorno al quale ruota la vicenda narrata da Tara Westover nel racconto autobiografico L’educazione.

La trama

Tara e i suoi fratelli sono nati in una famiglia mormona residente tra le montagne dell’Idaho, non sono mai stati registrati all’anagrafe, non vanno a scuola e non sono mai stati visitati da un dottore. Aspettano pazientemente, guidati dall’irruento e folle padre Gene, probabilmente affetto da disturbo bipolare, la fine del mondo, convinti che la loro sia una famiglia di eletti destinata a salvarsi dalla catastrofe.

Questo ambiente pregno di maschilismo e schiacciato dal complottismo ha formato e plasmato Tara e i suoi fratelli, e ha trasmesso loro valori e preconcetti che la nostra protagonista farà molta fatica ad abbandonare:

Mi spalmavo manciate di crema sui polpastrelli per ammorbidire i calli, pensando che forse quella sera Charles mi avrebbe toccato le mani. Quando finalmente lo fece […] sobbalzai come se mi fossi scottata. […] Il mio corpo scattò, ubbidendo a un istinto strano e potente. Quest’istinto mi attraversò sotto forma di una parola, di un testo sfacciato, forte, assertivo. Non era una parola nuova, mi accompagnava da un po’, silenziosa immobile, come addormentata in un angolo remoto della mia memoria. Toccandomi, Charles l’aveva risvegliata e ora pulsava di vita. […] Non potevo lasciarlo avvicinare – non quella sera, né nessun’altra sera per mesi – senza che quella parola, la mia parola, riaffiorasse dai ricordi. Puttana.

Libertà ed educazione

È proprio l’educazione di cui parla il titolo dell’opera l’elemento che permette all’interruttore nella mente di Tara di fare quel click che le farà mettere in dubbio tutto ciò in cui ha sempre creduto (o a cui si è convinta di credere). Grazie al fratello maggiore Tyler, infatti, l’unico che prima di lei si sia discostato dalla folle visione del mondo della propria famiglia, Tara si iscrive al college, e da quel momento tutta la sia vita cambia.

Per molti anni la protagonista è combattuta tra i nuovi valori e il nuovo modo di pensare che l’educazione le offre e una famiglia alle cui dinamiche non riesce più a sottostare. Al college scopre cosa sia l’Olocausto, chi siano Napoleone, Rosa Parks e Martin Luther King, e quale sia il contesto entro cui la società agisce. Grazie allo studio della storia e ai contatti con un mondo completamente nuovo, diversissimo da quello crudo e violento del suo nucleo famigliare, Tara prende consapevolezza di sé e di ciò che veramente sente di essere e di volere.

Quello che sentivo era un avvertimento, un richiamo che veniva da lontano, e che riceveva una risposta sempre più convinta: non avrei mai più accettato di essere un soldato in una guerra che non capivo.

Grazie all’istruzione, poi, la protagonista matura una fiducia che non è solo in sé stessa, ma anche in quel sistema (scolastico ma, più in generale, sociale) che la famiglia ha sempre demonizzato:

C’erano dei presupposti meravigliosi insiti in questo metodo di studio: che i libri non erano dei trucchi, e che io non ero stupida.

Un fratello violento

Recuperare la fiducia in sé stessa e nel proprio valore è forse la sfida più dura che Tara deve affrontare. Il fratello maggiore Shawn, infatti, ha passato anni a farla sentire piccola, costringendola a umiliazioni verbali e fisiche, percosse, e violenza. Credo che le pagine relative al rapporto tra i due siano le più intense e commoventi dell’intera narrazione: non c’è semplificazione né vittimismo nelle parole dell’autrice, ma un lucido resoconto di episodi traumatici che ne hanno condizionato la vita.

Un’altra potente descrizione di abusi e violenze è descritta nel brano di Levante Gesù Cristo sono io, di cui di seguito si riporta una strofa:

Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
Confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che da te risorgo anch’io

Penso che tale canzone sia emblematica, come d’altronde lo è la storia narrata in L’educazione, di una violenza che non può che declinarsi sia sul piano fisico che su quello psicologico. Sia la Tara del racconto sia la protagonista della canzone, infatti, vanno incontro a reiterate violenze fisiche per mano di un uomo a loro molto vicino. Allo stesso tempo questi abusi si delineano come un “demonio nella testa” a cui è difficile far fronte. La stessa Tara spiega bene questa dinamica descrivendo il rapporto tra lei e il fratello.

[…] la parola “puttana” cominciò ad avere un significato nuovo per me, basato meno sulle azioni e più sulla sostanza. Il problema non era che avevo fatto qualcosa di sbagliato, ma che ero sbagliata. C’era qualcosa di impuro nella mia stessa esistenza.
“È strano quanto potere dai alle persone che ami”, avevo scritto sul mio diario. Ma Shawn aveva un potere su di me che era inimmaginabile. Aveva definito chi ero, e non esiste potere più grande di questo.

Il riscatto dell’educazione

Grazie all’educazione Tara si emancipa dal potere che il fratello e l’ambiente in cui è cresciuta hanno su di lei, e riesce così a “risorgere”. Dopo aver passato anni a sentirsi dire di non meritare il “paradiso”, la nostra protagonista comincia ad ascoltare una nuova campana. Il nuovo mondo che incontra, primo fra tutti l’ambiente accademico, infatti, le riconoscono un valore che prima di allora nessuno le aveva riconosciuto, e le dicono che:

Chiunque diventerai, qualunque cosa farai, lo sei sempre stata. Era già dentro di te. […] Può cambiare come ti vedono gli altri, può cambiare perfino come ti vedi tu – anche l’oro appare sbiadito sotto certe luci – ma è quella l’illusione. E lo è sempre stata.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

By Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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