Un libro, una canzone: insieme

Non canto di me – disse Po Campo. – Canto della vita. Io sono felice, ma la vita è triste. Le canzoni non sono mie.
Sei tu che le canti. Di chi sono allora?
– Di chi le ascolta.

È per me oggi molto bello e, nello stesso tempo, molto triste scrivere questo articolo. Bello perché il libro che voglio qui raccontarvi è splendido e una volta letto, uno non se lo dimentica più. Triste perché è stato l’ultimo libro consigliato da una carissima e dolce persona di nome Peo, che ora non c’è più.  

Anche perché a vederlo, questo libro, nessuno lo comprerebbe mai: un mattone di quasi mille pagine su uomini e donne che gironzolano per tutta l’America con un lazo attaccato alla cinghia e più di un peso ancorato nel cuore. Ma quando Peo consigliava un libro, quel libro si leggeva, punto. E così l’ho letto.

L’ha scritto un tipo di nome Larry McMurtry, uno che ama il western e le storie dei cowboy. Uno di quelli che gli basta un fuoco acceso e un po’ di birra, e ti può incantare tutta la notte con le sue storie. Ora, da che mondo è mondo si tifa sempre per i cowboy nel caso ci si trovasse improvvisamente in uno scontro a fuoco nel deserto del Texas (non ridete, può sempre capitare), ma quasi nessuno prende le parti degli indiani e dei nativi americani: il che è ingiusto, visto che sono di gran lunga i più sfavoriti e di certo i più sfortunati. Ma la pistola nella fondina, gli stivali con la punta allungata e il capello alla John Wayne, rimangono per noi un irresistibile tentazione. Ma di cosa? Di certo, non di essere come loro; visto che passavano la vita sapendo che sarebbero morti in uno scontro a fuoco o per un morso di qualche animale o – per chi era fortunato – tra le braccia di qualche angelica prostituta. E neanche per la loro poco coerente autorità, vedendo come ci si possa facilmente confondere nel labile confine fra i fuorilegge e le cariche giuridiche. Ma allora cosa, per Dio, ci fa tanto innamorare di queste figure?

Dopo aver letto questo libro, si trova la risposta. Anzi, molto più di una. Una volta che ci perdiamo negli spazi infiniti e incommensurabili dell’America intatta e spietata, e una volta che entriamo nella disperata ma mai tragica vita di questi personaggi: eccola lì, tutta l’umanità e le domande che cercavamo.

Tra frasi pronunciate per rimanere eterne, tra viaggi senza senso per dimostrarsi ancora vivi in questo mondo, fra amori mai finiti e qualche menzogna di troppo; ecco che sembra di entrare in un mondo che è il tuo, senza però tutte quelle noiose superficialità, come gli impegni alle poste, o la banca che ti insegue, o il professore che ti chiede se hai fatto i compiti questa settimana. Niente frivolezze. Ci sei tu, il tuo cavallo e la strada. Questo è il West. Il resto è solo uno spreco di tempo e di denaro. Tutti i personaggi di Lonesome Dove lo sanno bene e perciò viaggiano, con una numerosa mandria di bufali, dal Messico al Canada, tra chi cerca fortuna, chi lo fa per una donna, chi lo fa per sentirsi grande, e chi, come i due protagonisti, per andare incontro al proprio destino.

Un viaggio che ci fa capire molto dell’America, e di come, nonostante siamo considerati tutti occidentali – noi europei e loro – ci siano delle differenze abissali nella cultura, nelle radici e nel futuro della loro terra. Così tutti i personaggi si salvano e si condannano continuamente. Si trovano e si perdono, come fosse un grande gioco dove nessuno ci capisce niente e tutti fanno quello che possono; ovvero: andare avanti. Lonesome Dove è una promessa divenuta amara, sono donne troppo forti e troppo fragili per questo mondo, sono uomini che vivono e che muoiono senza voltarsi indietro.

Se a uno venisse voglia di capire un po’ di più di quel pazzo popolo che sono gli americani, deve leggersi questo libro. Oppure può ascoltarsi le musiche di Lucio Corsi come Freccia Bianca, che alla fine di quello parla.

 

E così facendo, poi uno capisce come gli americani riescano ad essere, nello stesso tempo, il simbolo della democrazia, ma anche il popolo più guerrafondaio al mondo. O come mai di tutto questo loro patriottismo, capendo il perché uno come Trump è finito presidente degli Stati Uniti e di come tutto il loro territorio sia una dolorante nostalgia mai divenuta ricordo.

Poi certo, finito il libro a uno viene voglia di prendere un cavallo e andarsene via da tutto questo. Dalle litigate con la fidanzata, dai doveri scolastici e lavorativi, da tutte queste perdite di tempo e di energie. E una volta lontano, in una terra nuova, ti immagineresti lì, sotto un cielo stellato, pensando a dove cavalcherai domani e a quali saranno i tuoi orizzonti allo spuntar del sole. Con il cavallo, come casa, e il mondo come tua strada.

Che vita che sarebbe, quella. Pericolosa, spietata, libera. È una cosa che non smetterà mai di stupirmi. Passare una vita intera a cercare il proprio destino. E non incontrarlo mai.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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