Un libro, una canzone: insieme

Tutti abbiamo uno scaffale dedicato ai nostri libri preferiti. O meglio, tutti dovremmo averlo. È questo ciò che ho pensato stamattina, quando ho passato più di mezz’ora a cercare il romanzo di cui parlerò oggi. Data la mia natura di disordinata cronica e accumulatrice seriale, l’unica volta in cui decisi di mettere a posto i miei libri elaborai una complicatissima ripartizione basata su più fattori, quali casa editrice, collana, altezza dei singoli volumi, scala cromatica e via dicendo. Risultato: non trovo mai nulla.

Per questo tutti dovremmo avere lo scaffale dei libri preferiti, come abbiamo l’armadietto delle medicine e il cassetto dei calzini: senza passeremmo ore a cercare cose indispensabili. E per me è davvero indispensabile avere in libreria Memorie di una geisha di Arthur Golden. È uno di quei romanzi che ho letto tanti anni fa, ma che una volta ogni due o tre anni riprendo volentieri in mano per leggere qualche pagina. Sono e sarò sempre una grande sostenitrice delle biblioteche, ma non potrei mai rinunciare ad avere questo romanzo nella mia libreria: è una delle mie coperte di Linus libresche.

I motivi che fanno di Memorie di una geisha un’opera bellissima sono molti, ma ho notato che anche questo è un romanzo che, ahimè, viene spesso giudicato “dalla copertina”. Se leggiamo alcuni riassunti del libro (quelli meno accurati) che pullulano nel magico mondo di Internet, ci faremo un’idea del tipo: “Storia di una geisha dall’infanzia all’età adulta. Storia di una donna che per tutta la vita insegue un sogno, ovvero raggiungere il successo e l’uomo che ama”. Giudizio affrettato: “è una storiella in stile romanzo rosa, nulla di serio, nulla di entusiasmante”. Giudizio ancora più affrettato: “è la storia di una prostituta di alta classe”.

Niente contro i romanzi sulla prostituzione, anzi. Uno dei libri che più mi hanno toccato in tutta la mia vita è Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, storia di droga e di prostituzione (e libro che vorrei trattare prima o poi in questa rubrica). Ma bisogna essere precisi quando si parla di un’opera sul mondo delle geishe, perché c’è ancora moltissima disinformazione intorno al tema. “Geisha” non è sinonimo di “prostituta”, ma indica una professione per cui ci si prepara una vita intera, studiando danza, musica, canto, buone maniere, cerimonia del tè, conversazione e molto altro. Nella cultura giapponese le geishe sono artiste e intrattenitrici che puntano alla perfezione, e l’elezione di un protettore non è in nessun modo riconducibile alla pratica della prostituzione.

A scuola, musica e danza erano solo una parte di ciò che ci veniva insegnato. Una ragazza, infatti, può avere un’ottima padronanza delle arti, ma, se non ha appreso a muoversi e comportarsi nel modo più appropriato, finisce inevitabilmente per fare brutta figura durante una festa. […] Mentre predi una lezione di shamisen rischi di essere rimproverata perché hai usato parole non appropriate, o hai parlato con un accento regionale invece che con quello di Kyoto, o hai assunto una posizione ingobbita, o ti sei fatta avanti camminando pesantemente.

Per quanto riguarda il primo pregiudizio di cui ho parlato, quello che vede Memorie di una geisha ricondotto a un’operetta d’amore, nulla potrebbe essere più sbagliato. È un’opera che parla di Sayuri, donna forte che da bambina viene venduta dalla sua famiglia, troppo povera per poterla crescere, e che riesce a superare grandi ostacoli diventando alla fine una geisha di successo. L’uomo che incontra da piccola e di cui si innamora è solo la molla, lo stimolo che la fa avanzare quando tutto intorno a lei sembra crollare. Non è una storiella d’amore: è la storia di una scalata verso il successo, impersonificato dall’uomo amato che di quel mondo di successo fa parte.

Personalmente, sono molti gli aspetti che ho amato di questo romanzo, e tra essi spiccano le descrizioni di abiti, oggetti e ambienti bellissimi e ricchissimi (momento frivolo ma necessario), e l’introduzione nella vicenda narrata di fatti storici, come la guerra e l’occupazione americana del Giappone, che portano l’universo della protagonista a cambiare radicalmente. Molto efficace è poi la presenza di un’antagonista come la geisha Hatsumomo, assolutamente perfetta nel suo essere tanto bella quanto crudele, anche lei vittima di regole rigidissime che non riesce a tollerare.

La cosa che più colpisce, tuttavia, in Memorie di una geisha, è la ricostruzione di un ambiente, di abitudini e di un modo di pensare che a noi occidentali sono totalmente estranei. Sono il Giappone e il mondo delle geishe i veri protagonisti del romanzo, con i loro valori e le loro tradizioni. Arthur Golden è riuscito a far vivere e parlare l’ambiente, elemento che troppo spesso nei romanzi rimane in secondo piano. Quello narrato è un mondo lento, fatto di movimenti precisi, di gesti perfetti, di usi e costumi per noi insoliti. Ma quella delle geishe è anche una vita dura, che richiede una ferrea disciplina e spesso sottomissione al volere altrui.

Infine, altro grande tema del romanzo è la storia tra Sayuri e i due uomini che la amano. Uno di loro è quello che viene chiamato “Presidente”, l’uomo di cui la protagonista è segretamente innamorata da quando è bambina. L’altro è un amico di quest’ultimo, Nobu, a cui il Presidente deve la vita. È proprio per l’amicizia verso Nobu che egli rinuncia a Sayuri per una vita intera, guardandola da lontano scalare la vetta del successo. È una storia straziante di rinunce e di non detti. La canzone di oggi si ricollega proprio a questo tema: la rinuncia all’amore per non far soffrire un amico. Ed è così che entrano in scena i Pooh con La donna del mio amico.

Non mi dire niente, stammi ad ascoltare
Sono troppe notti che ci dormo male
Tu mi piaci forte, tu mi prendi dentro
E non c’è bisogno che ti dica quanto
[…]
Ti sorprenderà che sia proprio io
Che non credo in niente, che non credo in Dio
A tirare in ballo questi sentimenti
E a tirarmi indietro con te qui davanti
Sei la donna del mio amico e a qualunque costo
Non possiamo fargli questo, non sarebbe giusto
Dirti sì, sarebbe facile
Ma io no, non posso farcela

Ecco dunque che l’affetto fraterno tra due amici legati da un’amicizia vera e sincera vince sull’amore per una donna, che viene “messo da parte” e rimandato sempre a un “dopo” che non si sa se arriverà mai. Ho molto apprezzato questa scelta, in quanto si tratta di un elemento narrativo che permette di far avanzare l’azione senza far perdere l’interesse al lettore e senza concentrare tutta l’attenzione sul rapporto tra i due innamorati.

Siamo giunti alla fine dell’articolo, ed è necessario che io mi scusi. Dovreste rimproverarmi e lamentarvi perché quello che ho appena fatto è un grande spoiler. Un grandissimo spoiler. Che il Presidente sia da sempre innamorato di Sayuri, infatti, lo scopriamo solo alla fine del romanzo (anche se il lettore lo sospetta per tutta la durata della lettura). Dunque chiedo venia e spiego il perché di questo “passo falso”. Come avrete potuto capire, a mio parere non è la storia d’amore il punto forte del romanzo. Il vero fulcro di Memorie di una geisha è il mondo che esso ricrea, la capacità dell’autore di restituirci un’ambientazione affascinante e molto lontana da tutto ciò a cui noi siamo abituati. Dunque non mi sento in colpa quando vi rivelo l’amore del Presidente per Sayuri: in primo luogo perché Golden non sembra volerlo nascondere, semplicemente non lo menziona; in secondo luogo perché, durante la lettura, di questo particolare non mi è mai importato nulla, dal momento che viene totalmente eclissato dalla bellezza delle descrizioni e dalla novità delle atmosfere e delle tradizioni che vengono narrate.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

Di Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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