Letteratura a 45 giri

Una canzone, un libro: insieme

Cari lettori, devo confessarvi che mi risulta più che mai difficile scrivere questo articolo. No, non è perché comincio ad accusare i colpi di un ottobre che sta stremando un po’ tutti noi, e neanche perché i corsi universitari che sto seguendo e gli esami che si fanno sempre più vicini mi lasciano giusto il tempo per lavarmi i denti. Vi dirò, un po’ sono in difficoltà nello scrivere in questo esatto momento perché il mio tenerissimo e pigrissimo cane se ne sta sdraiato davanti a me a pancia in su in posizione “voglio le coccole”, ed è difficilissimo resistergli. Ma non è nemmeno questo ciò che più mi blocca. Il problema è, come avrete notato se avete letto gli articoli delle scorse settimane del mio stimato collega, che ormai sono la cattiva della rubrica. Anzi, ancora peggio. Sono diventata la lettrice snob e altezzosa che spara a zero su tutti coloro che, da lettori, non sono “alla sua altezza” (anche se chi mi conosce sa che soffro di lunghi periodi di crisi del lettore, per cui sono in grado di passare mesi a leggere unicamente manuali universitari assai poco emozionanti e al massimo gli ingredienti per preparare la torta di zucca).

Tuttavia, dal momento che non è per nulla facile togliersi di dosso questa nomea con un articolo ogni due settimane, ho deciso di abbracciare quella che viene dipinta come la mia vera natura e parlare di un libro che sembra essere piaciuto a tutti tranne che a me. Così, giusto per alzare ancora un po’ l’asticella dello snobismo. Anzi, vorrei azzardare ancora di più: vorrei parlare di un caso editoriale che non mi è piaciuto e il cui punto critico è, a mio modo di vedere, proprio una patina altezzosa che riveste ogni parola del romanzo. Sto parlando di Parlarne tra amici, di Sally Rooney.

Quando è uscita l’opera ero davvero molto curiosa di leggerla. In primis perché l’autrice quando scrive il libro è giovanissima: non ha nemmeno trent’anni. In secundis, perché aggirandomi per le strade di Milano vedevo il libro molto spesso in mano a ragazze dai capelli a caschetto, occhiali dalla montatura dorata sottile, jeans larghi ma non troppo e borsa di tela. Tutte cose per cui ho un debole. E quindi cosa fai, non lo leggi?

Ora, dal momento che non trovo sia utile parlare di un libro per dire unicamente “è brutto”, la mia scelta è ricaduta su un’opera che ha in sé alcuni spunti interessanti ma che ritengo non sia in grado di scavare a fondo nell’animo di quella gioventù di cui la stessa autrice fa parte. La trama è molto semplice: parla della vita dei ventenni di questa generazione vista dalla prospettiva di uno di loro. La protagonista, nonché narratrice della storia, è Frances. Intorno a lei vorticano altri personaggi come Bobbi, l’ex amante di Frances, Nick, uomo sposato e nuovo interesse amoroso della protagonista, e la moglie di Nick, Melissa.

I pro che io individuo in ‘Parlarne tra amici’ sono essenzialmente due:

  • Come ho detto, è un caso editoriale scritto da una giovanissima scrittrice, che penso avrà tempo e modo di migliorare.
  • Tra le pagine del romanzo sono tratteggiati temi cari e noti alle nuove generazioni, che grazie a questo libro potranno arrivare agli occhi anche di chi di esse non fa parte. Si parla infatti di poliamore, bisessualità, sentimenti di inadeguatezza relativi al proprio corpo, endometriosi (quest’ultima forse poco conosciuta anche presso gli stessi ventenni).

Tuttavia, ciò non basta a rendere questo un bel libro.

È una storia che narra quella che vorrebbe passare come la vita dei ventenni: relazioni amorose e poliamorose, feste, alcol, bisessualità, femminismo, odio verso una borghesia di cui spesso si fa parte. Il problema è, però, il seguente, e lo dico da ventitreenne: se molti dei temi trattati sono effettivamente cari alla mia generazione e molto interessanti, è il modo in cui essi vengono trattati che rovina tutto. Ogni cosa sembra forzata e irrealistica. Non si riesce a provare empatia per nessuno dei personaggi perché tutti sono esagerati e, diciamolo pure, antipaticissimi.

Davvero siete a questo punto con la teoria? Ha chiesto Bobbi.
Non è tutto riconducibile alla teoria culturale, ha detto Philip.
Bobbi ha riso, una risata esteticamente stupenda, una performance di assoluta sicurezza di sé che ha fatto irrigidire Marianne.
Oh mio Dio, e ti faranno laureare? Ha detto Bobbi.

Le affermazioni di Bobbi (superfemminista, super sostenitrice dei diritti LGBTQA+, super aperta mentalmente) sono molto interessanti. Ma quanto potrebbe veicolare meglio le sue convinzioni se fosse anche solo tollerabile come personaggio? Per fare un altro esempio, i tradimenti in Parlarne tra amici vengono affrontati in un modo che vorrebbe essere innovativo e provocatorio, ma che finisce per essere semplicemente innaturale e irrealistico. L’opera forza la tendenza degli ultimi anni che porta i rapporti ad essere più liberi, snaturandola.

Quindi, ho detto, è solo sesso o ti piaccio veramente?
Frances, sei ubriaca.
Puoi dirmelo, non mi offendo.
No, lo so che non ti offendi, ha detto. Penso che vuoi sentirmi dire che è solo sesso.
Ho riso. Ero contenta che avesse detto così, perché era quello che volevo pensasse, e perché pensavo che in realtà lo sapesse e stesse solo scherzando.

E vi dirò di più. In un romanzo di duecentottantasei pagine uno scambio di questo tipo posso anche reggerlo. E posso reggerne anche due. Il problema è che in Parlarne tra amici è questo il modo in cui parlano i personaggi, anche quando si urlano da una stanza all’altra i prodotti da comprare al supermercato. Dunque, una canzone che penso rappresenti bene l’immagine che viene data di questi giovani è Hipsteria dei Cani, canzone che enuclea molti luoghi comuni associati alla generazione in questione (o meglio, a quella precedente, dal momento che il brano risale al 2011).

Il Negroni che guardavi dall’alto e mescolavi
A fine giugno maturità e aperitivo a Monti
A casa poi scrivevi i tuoi racconti
[…]
Io ti assicuro che lo faccio
O se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace
[…]
Tu fumavi ed ostentavi una malinconia
Che male si intonava coi tuoi leggings fluorescenti
Le Lomo, le Polaroid, l’immagine di sé che mette ansia
Le finte ansie

Mi sarebbe piaciuto che in Parlarne tra amici si mostrasse il lato insicuro più umano dei giovani descritti dalla canzone. Invece vi vedo solo tante sovrastrutture abbastanza inutili. Sally Rooney ha costruito un mondo di apparenze e di finzione, un mondo in cui le giovani protagoniste sguazzano senza una meta precisa, totalmente inconsapevoli di questa artificialità. Ed è un peccato, soprattutto perché penso che la nostra generazione meriti un ritratto migliore.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

Di Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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