A tu per tu con l’artista calabrese per ripercorrere la tappe fondamentali della sua bella carriera

Sono passati circa due anni dalla nostra ultima intervista con Lisa Panetta, meglio conosciuta semplicemente come Lisa, realizzata a seguito della vittoria della prima edizione di Ora o mai più. La ritroviamo oggi con la stessa grinta e la stessa identica positività per parlare del suo percorso, ma anche della delicata situazione che stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 che, seppur momentaneamente, sta profondamente stravolgendo le nostre abitudini e il nostro stile di vita.

Ciao Lisa, bentrovata. Sono contento di poter realizzare questa chiacchierata con te, in questo preciso momento storico, toccando temi importanti. Come stai e come hai vissuto queste settimane così complicate?

«Sto bene, all’inizio ho avuto un po’ di paura, siamo stati inondati da varie informazioni che non hanno fatto altro che aumentare la tensione. A livello psicologico non è stato facile, così come non è stato nemmeno semplice capire le varie regole da seguire, tutto è ancora abbastanza confuso. L’’importante è riuscire ad affrontare, nell’attualità delle cose, questa nuova delicata fase, speriamo in maniera più positiva possibile. Io già avevo vissuto una brutta e analoga situazione, un problema serio di salute che mi fu diagnosticato, quindi posso capire benissimo le varie dinamiche e difficoltà collettive. Il mio rifugio è stato la preghiera, così come la musica, leggere, guardare film e tutto ciò che può aiutare a distogliere l’attenzione da un  brutto momento. Un grande sostegno per me è stata la mia adorata cagnolina, che purtroppo ho perso in questo momento orribile. Ecco, vorrei tanto svegliarmi e pensare che si è trattato soltanto di un terribile incubo».

In occasione della tua partecipazione a “Ora o mai più”, mi avevi rivelato che a convincerti era stato principalmente il titolo, perché si ricollegava al concetto del carpe diem, al saper cogliere al volo le occasioni della vita e non lasciarsele sfuggire. Mai come in questo momento lo stiamo imparando sulla nostra pelle…

«Quello che stiamo vivendo non può che rappresentarne una conferma, “carpe diem” è una frase che ha sempre fatto parte del mio vissuto, la vita va stretta il più possibile, nel pieno rispetto di tutto ciò che ci circonda. Questo mondo ha tanto da regalarci ed è incredibile come spesso ci si soffermi solo sulle cose negative, quindi, continuo a pensare esattamente quello che ti dissi all’epoca. Poi, lasciamo perdere le varie delusioni, le persone spesso si rivelano in modo diverso da come si erano professate ma, a prescindere dai comportamenti che cambiano come il vento, c’è una cosa che resta sempre la stessa: la vita, la possibilità dell’esserci, tutto il resto dipende da noi».

Nei momenti di difficoltà la musica dimostra di essere una fedele compagna, in questo periodo lo hanno scoperto in tanti, ma per te è sempre stata una costante. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che  il canto era molto più di un semplice passatempo?

«In realtà l’ho sempre saputo, sin da piccola, per mio padre non piangevo, cantavo già da quando ero in fasce (sorride, ndr). All’età di tre anni già sapevo quello che volevo fare da grande, non ho mai avuto dubbi o cambiato idea, per me era quasi una certezza quella di poter calcare un giorno il palco dell’Ariston di Sanremo. Quando è accaduto per davvero, non ti nego, di essermi sentita spaesata e spaventata, al tempo stesso ho realizzato che se desideri realmente qualcosa, la porti avanti con serietà e impegno, prima o poi tutto può succedere».

Infatti, il grande successo arriva nel ’98 grazie al Festival di Sanremo, con un brano che definire bellissimo sarebbe riduttivo, parliamo naturalmente di “Sempre”, composto a quattro mani da Guido Morra e Maurizio Fabrizio, due firme storiche della nostra musica leggera. Un pezzo che ti ha cambiato la vita e ti ha permesso di entrare nel cuore di tante persone, con quale spirito hai affrontato quell’esperienza e l’improvvisa ondata di affetto?

«Nel ’97 partecipai a Sanremo Giovani, arrivando seconda con “Se”, altro brano importante firmato sempre da Maurizio Fabrizio e Guido Morra. Partecipare al Festival è stata un’emozione incredibile, soprattutto per la consapevolezza di essere riuscita a realizzare il mio sogno più grande. Ti racconto una cosa che non ho mai svelato: subito dopo la prima interpretazione di “Sempre”, ricevetti una lettera inaspettata da parte del mio produttore, che mi comunicava di non aver mai creduto realmente in me, se non da quel preciso istante, da quella mia prima esibizione sanremese. Questa sua confessione mi colpì davvero tanto, ero frastornata ed incredula, da un lato c’era la delusione nell’aver compreso che fino a quel momento non credeva realmente in me, dall’altro il piacere di averlo conquistato».

Successivamente arriva il successo internazionale, in particolar modo in Francia e in Spagna, per poi tornare al Festival cinque anni più tardi con un altro brano importante…

«Ho vissuto degli anni incredibili, tante bellissime situazioni, una serie di concerti accompagnata da un’orchestra fantastica con più di cento elementi. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di voler rientrare in Italia tornando a Sanremo, con un brano importante come “Oceano”. E’ stato un bellissimo Festival, anche se avevo la febbre a 39, alla fine sono arrivata sesta, felice di aver realizzato un altro grande sogno, ovvero quello di essere stata scelta e presentata da Pippo Baudo».

Per concludere, a proposito di “Oceano”, in questo bellissimo pezzo canti: “remo, tremo, sento”. Io credo che in questo momento storico stiamo tutti remando, tremando e sentendo, forse come non abbiamo mai fatto. Che augurio ti senti di rivolgere a chi in questo momento ha paura e vive nella più assoluta incertezza del domani?

«Intanto dovremmo partire dal presupposto che l’unione fa la forza, l’augurio che rivolgo a tutti noi è di riprendere in mano la situazione che un po’ ci sta sfuggendo, sia a livello personale che lavorativo, che si possano trovare le soluzioni più adatte per sconfiggere questo Coronavirus. Mi auguro si possa tornare a vivere in maniera più adeguata e più sana, che la cattiveria possa svanire, anche se può sembrare un’utopia voglio sperare che si possa cominciare a viaggiare verso una sola e unica direzione, la via del rispetto, partendo da questo tutto il resto diventa decisamente più semplice».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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