Intervista alla cantante per presentare il nuovo album d’inediti

Esce oggi, 30 novembre 2020, in tutti i negozi di dischi e negli store digitali ‘C’è vita‘, il nuovo attesissimo album d’inediti di Loredana Errore che abbiamo voluto incontrare nuovamente per presentare al meglio questo nuovo progetto discografico che arriva a 4 anni dal precedente album e a 10 anni da quel grande esordio sul palco di ‘Amici di Maria de Filippi’. Con 5 nuovissimi brani e due speciali reinterpretazioni la cantante di Agrigento ha voluto testimoniare il suo amore e la sua riconoscenza per la vita che l’ha salvata ed accompagnata nel suo percorso di devozione alla musica e all’esistenza. Ecco cosa ci ha raccontato:

Loredana, ci ritroviamo dopo qualche giorno dal lancio del tuo ultimo singolo, ‘Torniamo a casa’ (qui per recuperare la nostra intervista di presentazione), per raccontare l’uscita del tuo nuovo attesissimo album d’inediti, “C’è vita“. Inizierei con il chiederti intanto che significato assume per questo giorno in particolare e questa uscita tanto attesa e tanto sperata?

<<‘C’è vita’ è un album che si è intitolato da solo: è accaduto tutto in maniera così miracolosa che pensando al titolo subito ho scelto ‘C’è vita’. E’ un titolo che rappresenta tutte le contraddizioni che questa vita ci ha voluto dare in questo 2020 e, per quanto mi riguarda personalmente, la gioia di tornare a fare un album dopo 4 anni. Questo mi dice che c’è vita, c’è qualcosa che veramente va oltre e riesce a vincere su tutto e l’unica cosa che ha il potere di fare ciò è la vita: un questo grande dono che, oggi più che mai, merita di essere vissuta al meglio e merita di essere valorizzata con dei messaggi e dei valori. Ci sono cinque nuovi brani scritti da mani con esperienze diverse che ripropongono, ognuno a suo modo, il concetto della vita, della rinascita, della musica e l’idea dell’amore per te stessi che sicuramente è il senso della vita da cui si deve partire perché se io non mi amo non posso pensare bene degli altri. Siamo noi che dobbiamo prenderci cura di noi stessi per essere all’altezza di vivere questa vita>>.

La vita in quanto tematica ha sempre ricoperto un ruolo importantissimo nel tuo repertorio: mi viene in mente ovviamente “Nuovi giorni da vivere” ma anche diversi altri episodi. Ecco, c’è nel tuo percorso di vita come donna un momento in cui hai elaborato questa concezione della vita in modo più profondo, in cui hai capito davvero importanza che ha la vita?

<<Credo di avere una sensibilità un po’ particolare rispetto al tema della vita perché la mia storia di nascita è una storia di adozione e quindi da quel momento il mio concetto di vita è stato assoluto e mi ha fatto rendere conto che sono stata salvata, che ero in vita nonostante non lo avessi chiesto. Io la vita l’ho fin da subito valorizzata e abbracciata: fin da bambina mi sono scoperta felice di essere in vita. Allo stesso tempo, dentro questa vita, ci sono dei tasti bianchi e neri e già da bambina il mio sguardo si è subito rivolta a Dio in un dialogo da dove sono scaturite tutte le mie scelte e tutti i miei errori. Da questo percorso e da queste esperienze che durano 36 anni il momento forse più centrale dove ho appreso che la vita è una cosa meravigliosa sicuramente è stato quel lungo periodo di riflessione dopo l’incidente>>.

A che cosa pensavi in quei momenti?

<<In quel momento mi sono chiesta il perché, dopo aver lottato tanto nella mia vita per inseguire un sogno, mi fossi ritrovata sulla sedia a rotelle. C’erano sicuramente molte cose che non andavano e che sicuramente mi rimproveravo ma la possibilità di guardarsi dentro mi ha gatto scoprire un amore profondo per me stessa, un amore così bello che mi ha fatto capire che neanche una sedia a rotelle vissuta con tanta fede come stavo facendo avrebbe mai potuto cambiare il mio amore per la musica. In tutto questo tempo sono riuscita a focalizzare questo concetto di vita molto più libero da catene, libero da falsi da falsi miti e da qualche leggenda. La vita va vissuta, secondo me, essendo se stessi e quando uno è sé stesso nell’anima non sbaglia e anche se sbaglia dirà grazie a quegli errori>>.

Per chiudere questo disco hai scelto di reinterpretare quella ‘Ragazza occhi cielo’ da cui, in qualche modo, tutto è partito dieci anni fa per te. Quanto sei affezionata a questa canzone?

<<Tantissimo. Non finirò mai ringraziare Biagio Antonacci per avermi dato questo manifesto di vita, di voglia mia di vita. Io mi rispecchio tantissimo in questo brano autobiografico che dieci anni fa mi ha messo nella condizione di poter essere una piccola ‘ragazza occhi cielo’ nella mente di ogni persona che ascoltava la mia voce. Questa immagine così legata al cielo mi porta ad emozionarmi ogni qualvolta che canto questa canzone>>.

C’è un verso in particolare di questa canzone che rispetto a dieci anni fa senti di aver elaborato in modo diverso?

<<Sì. Ti racconto un aneddoto: quando successe l’incidente mi ritrovai a ripercorre queste frasi e ce ne erano alcune che mi emozionavano in modo particolare: “voglia mia di saltare, voglia mia di una voce, voglia mia di una stanza, voi mia di perdono” sono tutte cose che ancora fanno breccia nel mio cuore. In quei giorni ripensavo a chi lungimirantamente dieci anni fa aveva visto tutto questo attorno a me. Non mi resta che è guardare il cielo e dire ‘grazie Dio’>>.

L’altra chicca del progetto è la cover de ‘La cura’, un capolavoro di Franco Battiato che tante volte è stato riproposto da numerosi artisti. A che cosa si deve questa scelta?

<<E’ una scelta che arriva da un input di Marco Rossi della mia nuova etichetta, Azzurra Music. ‘La cura’ è stato il primo brano che mi ha proposto di reinterpretare e di affrontare insieme in questo percorso. Io lo ringrazio tantissimo per questa fiducia e per questa lungimiranza perché mi ha fatto un grandissimo regalo: solo grandi progetti possono metterti in condizione di poter aspirare a cantare in un certo modo quella canzone che è un colosso della musica italiana  oltre che una promessa d’amore per se stessi e per che ti sta vicino. La cura, l’amore per me stessa, è stata la cosa per eccellenza che mi ha riportato in vita, che mi ha riportato alla casa della musica, alla mia quotidianità e ai miei sogni che hanno mai smesso di tenermi quella fiamma accesa>>.

Cosa ti insegna questa canzone?

<<Se sappiamo conservare, se sappiamo avere quella pazienza di conservare noi stessi anche dentro una tempesta penso che l’arcobaleno sia poi, inevitabilmente, lo sguardo ultimo e definitivo che ci aspetta>>.

Loredana Errore - Torniamo a casa

Devo ammettere che mi ha molto colpito la scelta di inserire ‘La cura’ in questo album e, prima ancora di sentirla cantata da te, mi ero fatto un’idea di quello che avrei ascoltato poi, invece, ascoltando la canzone sono stato del tutto spiazzato per il coraggio che hai avuto nell’utilizzare quell’elettronica che spesso abbiamo sentito utilizzare al maestro Franco Battiato ma che raramente vediamo riutilizzata nelle nuove versioni altrui de ‘La cura’. Come mai questa scelta?

<<Questo arrangiamento è stato elaborato da un ragazzo di appena 22 anni, Stefan Cetoli, che fa partire le sue radici musicali in un mondo techno-house ricchissimo di tutte quelle contaminazioni che io per prima conosco molto bene e che ho sperimentato. Devo dire che appena mi ha sottoposto questo arrangiamento sono rimasta folgorata. Mi piace aggrapparmi e volare su questo arrangiamento con tutta me stessa. La parte viscerale de ‘La cura’ l’affronteremo nel live>>.

Volevo spendere una parola anche per gli altri due inediti contenuti in questo album oltre ai tre singoli radiofonici che abbiamo presentato negli ultimi mesi. Ci sono, quindi, ‘Madrid non va a dormire’ e ‘Ora che nevica’ e soprattutto quest’ultimo ha catturato la mia attenzione perché è un pop orchestrale ma molto nuovo rispetto al tuo repertorio…

<<Devo dirti che non è un brano facile come sembra perché ha una metrica tutta in levare. E’ una canzone che ha in sé un po’ di quella visceralità alla Riccardo Cocciante che mi ha portata a cantarla in un contesto quasi accoccolato e pieno di quei ricordi da adolescente con i primi viaggi fatti con la famiglia>>.

Un’ultima curiosità riguarda proprio la tracklist che comprende sette brani, un numero un po’ inusuale per un album vero e proprio. Hai volutamente messo da parte delle cose per un’eventuale futura riedizione?

<<Posso dire con estrema sincerità che questi sette brani sono sette brani di qualità e non di quantità. Non sono brani per riempire un album: è vero, forse saranno pochi ma vi posso assicurare che sono sette brani che finiscono e ripartono e quindi io apprezzo davvero quello che abbiamo fatto>>.

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

Di Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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