Lorenzo Salvetti: “Sono orgoglioso di aver tenuto duro nei momenti difficili” – INTERVISTA

Lorenzo Salvetti

A tu per tu con Lorenzo Salvetti in occasione dell’uscita del suo primo Ep, intitolato “Stupida vita”. La nostra intervista al giovane cantante veronese, vincitore della 25esima edizione di Amici

Dopo la vittoria della venticinquesima edizione di Amici, Lorenzo Salvetti è pronto ad aprire un nuovo capitolo del suo percorso artistico con “Stupida vita”, il primo Ep pubblicato per Atlantic Records Italy / Warner Music Italy. Un progetto che raccoglie sei brani capaci di raccontare il suo universo emotivo tra fragilità, inquietudini generazionali, relazioni e crescita personale, mantenendo sempre al centro una scrittura autentica e profondamente personale.

All’interno del disco trovano spazio i brani già conosciuti dal pubblico di Amici come “Dimmelo tu”, la title track “Stupida vita” e “Prima di te e dopo”, insieme agli inediti “Via Santini”, “Rollercoaster” e “Romeo e Giulietta”. Canzoni diverse tra loro, ma unite dalla capacità di trasformare esperienze intime e quotidiane in immagini e racconti nei quali la sua generazione può facilmente riconoscersi.

Con sonorità che mescolano cantautorato contemporaneo e influenze indie-pop, “Stupida vita” rappresenta il primo tassello discografico di un artista che, settimana dopo settimana, ha conquistato il pubblico grazie alla sua sensibilità interpretativa e alla sua capacità di mettersi a nudo attraverso la musica. In questa intervista, Lorenzo Salvetti ci ha raccontato la nascita dell’Ep, il significato dei nuovi brani, le emozioni vissute durante la finale di Amici e ciò che si porta dentro dopo un percorso tanto intenso quanto formativo.

Lorenzo Salvetti racconta l’Ep “Stupida vita”, l’intervista

Che momento della tua vita fotografano queste canzoni e cosa pensi raccontino della persona, del ragazzo che sei oggi?

«Raccontano sicuramente la mia parte più romantica e profonda, ma anche quella più leggera e personale. Ci sono pezzi in cui mi metto a nudo molto più del solito, come “Via Santini”, dove racconto anche le mie paure e non solo le emozioni legate all’amore. Credo che questo Ep racconti un ragazzo che sta imparando a conoscersi meglio».

Entriamo nel dettaglio delle tracce e partiamo dalle canzoni che già conosciamo e che hai presentato nel corso della tua partecipazione ad Amici. Mi riferisco alla title track “Stupida vita” e a “Prima di te e dopo”. Quali sono stati i feedback che ti hanno fatto più piacere?

«Su “Stupida vita” ho ricevuto tanti commenti bellissimi. Alcuni mi hanno detto che ricordava un po’ lo stile di Gazzelle o Ivan Graziani per il tipo di scrittura e di voce, ed è una cosa che mi ha fatto molto piacere. “Prima di te e dopo”, invece, è un pezzo a cui tengo tantissimo perché secondo me è una ballad molto elegante, anche armonicamente complessa. Mi piace che venga percepita questa cura musicale.»

E poi è arrivata “Dimmelo tu”, che è l’attuale singolo estratto dall’Ep. L’hai presentato durante il serale e ogni volta che la cantavi il pubblico cantava con te. Raccontaci un po’ com’è nato questo pezzo.

«“Dimmelo tu” nasce anche da un’esigenza personale: sentivo il bisogno di scrivere qualcosa di più leggero e immediato. È un pezzo molto sognante, pieno di immagini forti. Frasi come “guardaci soli in mezzo ai fumogeni” evocano subito un mondo preciso. Io arrivo da una scuola molto indie, quindi volevo mettermi alla prova anche con qualcosa di diverso, più aperto, più diretto verso il pubblico. E devo dire che ha funzionato: ogni volta che la cantavo sentire la gente cantarla con me era incredibile».

Poi ci sono i tre inediti “Via Santini”, “Rollercoaster” e “Romeo e Giulietta”. Cosa aggiungono a livello narrativo all’Ep questi pezzi dai sapori così diversi?

«“Rollercoaster” è forse il pezzo più vicino a “Dimmelo tu”: è fresco, molto pop, ma mantiene comunque una vena malinconica. La produzione di Michele Canova ha dato tantissimo al pezzo, soprattutto con quei synth un po’ anni ’80. “Romeo e Giulietta”, invece, è una ballad molto elegante, costruita su immagini precise, quasi cinematografiche. L’abbiamo lasciata volutamente essenziale, come una specie di titolo di coda dell’EP. Poi c’è “Via Santini”, che probabilmente è il brano a cui sono più legato: l’ho scritto da solo, nel mio studio a Verona, ad agosto. È una canzone che parla delle mie paure, della sensazione di non essere abbastanza. Non sono abituato a mostrare le mie debolezze, né nella musica né nella vita, quindi all’inizio ero indeciso se pubblicarla. Poi ho pensato che magari qualcuno poteva ritrovarsi in quelle emozioni».

Non so se te l’hanno detto, ma hai vinto la venticinquesima edizione di Amici. E c’è una domanda che si può fare solo a pochissime persone: cosa si prova in quel momento?

«È una sensazione assurda. Quando si abbassano le luci e parte la musica sembra che il tempo si fermi. A me è sembrata lunghissima quell’attesa prima di vedere la carta girarsi sullo schermo. Poi leggi il tuo nome, partono i coriandoli, senti il ritornello dei Queen, il pubblico che urla… e Maria che pronuncia il tuo nome. È qualcosa che quando lo guardi in televisione sembra quasi irreale, ma viverlo davvero è una botta incredibile».

Vincere Amici ha una sola controindicazione: da qui a febbraio tutti ti chiederanno se ti piacerebbe andare a Sanremo. Ti sei già preparato una risposta ufficiale?

«In realtà no, anche perché sono uscito da pochissimo dal programma. Ovviamente è una cosa a cui si pensa, sarebbe stupendo, però non voglio viverla come un’ossessione. Se arriverà il pezzo giusto e il momento giusto, allora sì. Ma dipenderà anche da come starò artisticamente e mentalmente».

Tu venivi già dall’esperienza di X Factor. In questo caso specifico, quali skill pensi di aver acquisito dalla scuola di Amici?

«Sicuramente la gestione del palco. A X Factor ero quasi sempre seduto al pianoforte, mentre ad Amici ho imparato a staccarmi dallo strumento e a vivere il palco in maniera più libera. È una cosa importantissima che mi porterò dietro per tutta la vita».

Nel corso dell’esperienza nel programma ti sei messo in gioco anche con tante cover. Qual è quella di cui oggi ti ritieni più soddisfatto o che ti ha emozionato di più?

«Sicuramente “Non parli mai”. È stata l’ultima cover che ho fatto e secondo me rappresentava la chiusura perfetta del percorso. Quando me l’hanno assegnata ho pensato subito che sembrasse scritta per me. In qualche modo l’ho trasformata in un dialogo con me stesso. Ricordo che mentre la cantavo guardavo Maria e sorridevo, perché sentivo che stava raccontando esattamente quello che avevo vissuto durante il programma».

Per concludere Lorenzo, cosa ti rende davvero orgoglioso di questo EP e del percorso che hai fatto finora?

«Sono orgoglioso soprattutto di aver tenuto duro nei momenti più difficili. Ci sono stati momenti in cui avevo tanta confusione in testa, ma sono riuscito a resistere e ad andare avanti. Questa esperienza mi ha fatto crescere tantissimo, sia artisticamente che personalmente».

Scritto da Nico Donvito
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