Lortex : “Voglio far capire con la mia musica che non si è mai soli” – INTERVISTA – Recensiamo Musica

A tu per tu con il giovane artista torinese classe ’99, in uscita con il singolo intitolato “Ti avrei dato il mondo

E’ disponibile in rotazione radiofonica e nei digital store dallo scorso 8 maggio “Ti avrei dato il mondo”, il nuovo brano di Lorenzo Mirabella, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lortex. Prodotto da Jaro, il brano mette in evidenza le doti cantautorali del giovanissimo artista, confermandolo come una delle promesse della nuova scena urban. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Lorenzo, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Ti avrei dato il mondo”, cosa racconta?

«”Ti avrei dato il mondo” è il risultato della fine della relazione più lunga e più importante che abbia mai vissuto. Arriva un momento in cui capisci che qualcosa si è spezzato, gli sguardi cambiano, e capisci che nulla e più come prima. L’amore può finire ma dimenticarsi della persona con cui hai condiviso quell’amore è impossibile. Il brano rappresenta proprio questo. Rappresenta quasi il desiderio di dimenticare una persona che sai che dalla tua vita non se ne andrà mai».

C’è una frase che, secondo te, rappresentata e sintetizza al meglio il significato dell’intero pezzo?

«In tasca ho una tua foto, dovrei buttarla perchè non sei più mia, ma ne ho ancora bisogno”. La foto è l’elemento che inconsciamente mi teneva ancora legato a lei, e buttarla via sarebbe stato un po’ come accettare la fine della nostra storia».

Dal punto di vista musicale, che tipo di sonorità hai voluto abbracciare e come ti sei trovato a collaborare con Jaro?

«Ero pieno di rabbia. Volevo una sonorità più potente, più “cattiva” del solito, volevo che le persone al primo ascolto rimanessero spiazzate, solitamente mi si sente su basi più acustiche, molto più soft, Jaro ha dato un suono alla mia rabbia, alla mia delusione. Ci siamo trovati dal primo minuto in cui abbiamo messo mano al primo progetto».

A livello di narrazione, cosa aggiungono le immagini del videoclip diretto da Marco Mannini?

«Parto dal presupposto che è stato un video molto difficile da portare a termine, a causa dell’arrivo del Covid che ha bloccato un po’ tutto. L’idea originale era diversa rispetto a quella che potete vedere ora nel video, ma tutto ciò che è accaduto ci ha dato dei limiti importanti. Per fortuna però, io e Marco, tuffandoci al 100% nel brano, siamo riusciti a trovare un’idea alternativa che ci permettesse di girare in parte a distanza con l’utilizzo del mio Iphone: volevamo rappresentare la solitudine, sentimento penso molto comune a tutti negli ultimi mesi.

E a questa solitudine volevamo dare un doppio volto, il primo appunto, riguardante la situazione che tutti stavamo vivendo, e il secondo, il più legato al brano, rappresentare l’isolamento, lo scorrere infinito del tempo quando una relazione finisce, quando ogni piccola cosa o gesto ci porta a pensare alla persona che non è più accanto a noi. A dire la verità sono molto soddisfatto del risultato finale, penso sia la prova, che molto spesso, le cose più semplici, siano allo stesso tempo le più vere e spontanee, in cui è più facile immergersi e ritrovarsi a pieno».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«La musica nella mia vita c’è sempre stata. Mio padre ha sempre suonato, e inconsciamente mi ha influenzato da subito, mi ha dato un input importante. Ho sempre ascoltato musica, ma ho iniziato ad emozionarmi e ad ascoltarla davvero durante il periodo delle scuole medie. Ci siamo scelti a vicenda, ci completiamo. Mi ha aiutato a capirmi e a conoscermi da tanti punti di vista diversi. Le devo TUTTO».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Ricollego il 70% della musica che ho ascoltato e ascolto al rap. Per quanto poi abbia portato un genere non troppo in linea con l’etichetta “rap”, in realtà è il genere che mi ha formato. I primi dischi di Fibra, Marra, Club Dogo, mi mandarono in fissa, mi facevano sentire parte di qualcosa. Col tempo ho scoperto le nuove leve, ho ascoltato tanto e mi hanno fatto da scuola per tutto quello che riguarda metriche, Flow ecc… Mi piace la musica in generale, mi piacciono le canzoni in cui mi rispecchio principalmente, basta una frase».

Personalmente, come hai vissuto queste ultime settimane? Con quale stato d’animo hai affrontato la pandemia e tutte le sue conseguenze?

«Ovviamente mi ha spiazzato, ha spiazzato tutti. Stare in casa non è stato un dramma, anzi, mi ha dato modo di concentrarmi ancora di più sulla mia musica e su me stesso. Senti però la necessità di vivere, ti viene a mancare proprio il contatto col mondo, con le persone. Quindi alla tua domanda rispondo che in realtà sono state settimane difficili sotto diversi aspetti, ma utili per tanti altri. Per colpa di tutta la situazione sono uscito con mesi di ritardo e non tornerò sul palco chissà fino a quando, come tutti, questa è la cosa che mi fa più male».

Al netto dell’attuale incertezza discografica, cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Non voglio più fermarmi, è iniziato un nuovo percorso e non posso permettermi pause. Piede sull’acceleratore e tanto impegno. Non mi piace spoilerare, ma sono sicuro che vedremo tante belle cose (sorride, ndr)».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Il mio obiettivo è arrivare al cuore delle persone, suscitare in loro un’emozione quando mi ascoltano. Voglio far capire con la mia musica che non si è mai soli».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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