Lucio Corsi, “Volevo essere un duro” e la normalità della surrealtà – RECENSIONE

Analisi dell’ultimo album di Lucio Corsi . “Volevo essere un duro” è un’apparenza che inganna. Tra un abito apparentemente sofisticato dell’autore, ma che nei suoi brani nasconde la semplicità e l’orgoglio di essere fragili
Scendiamo nell’anima della nuova scoperta del panorama cantautorale italiano, quello di Lucio Corsi e della sua opera ultima che prende il nome dal brano sanremese. “Volevo essere un duro” è una confessione biografica e personale, la liberazione della propria essenza, l’ammissione della propria delicatezza e l’orgoglio di urlare al mondo di quanto sia preziosa la fragilità.
L’album racchiude l’intera anima dell’artista maremmano, quella delicata e fragile, e la rivendicazione di esserlo. Tra empatia, consapevolezza di sé, orgoglio di guardare il mondo con occhi diversi. “Tu sei il mattino” inaugura magnificamente l’opera: un testo che sviscera magistralmente lo spirito, il cuore e la natura del musicista.
“Sigarette” è una poesia che si pone come scopo l’essenzialità della vita. L’approccio della metafora delle sigarette come simbolo del coccolarsi, amarsi, essere capaci di essere sé stessi e concedersi tutto ciò che può farci star bene senza mai danneggiare gli altri. Segue poi il brano che abbiamo conosciuto e apprezzato durante l’ultimo Festival di Sanremo, “Volevo essere un duro” (ve ne abbiamo parlato qui). in “Francis Delacroix” Lucio compie un avventura in compagnia di un amico immaginario, ma non troppo. Un personaggio a cavallo tra realtà e una fantasia particolare, eccentrica, originale a cui l’artista ci sta ormai abituando.
“Let there be Rocko” sostiene ritmi più accesi, mentre il testo segue stile e intenzione dell’intero volume. Ne “Il re del rave” torniamo a melodie più blande, una ballad ambientata in un contesto criptico, fantasioso, surreale. “Con situazione complicata” si prosegue sullo stesso filone a livello ritmico, con una lirica a metà tra il romantico ed il tragicomico, narrando di un amore segreto per una donna…già sposata.
“Questa vita”, dal motivo spensierato, apparentemente scanzonato, ma che nasconde inevitabilmente le stesse intenzioni contenute in ogni briciola di quest’album: quell’anima gracile, fragile ma orgogliosa dell’autore. “Nel cuore della notte” chiude l’opera con pacatezza e placidità, non trascendendo da quella poesia e quel mondo onirico imprescindibile in ogni millimetro di questo fascicolo.
Lucio Corsi, un’apparenza sofisticata in un anima semplice
Lucio Corsi in “Volevo essere un duro” si erge e rivendica la figura dell’antieroe. Simbolo della normalità che appare come anormalità, della semplicità nascosta in un’estetica kafkiana. Una metamorfosi forse necessaria, ma che in realtà nasconde in sé stessa tutta la sincerità di questo mondo apparentemente anomalo, bizzarro, stravagante. Un esteriorità che spiazza, ma poi capace di ammaliare, incantare ed irretire ogni anima, capace di andare oltre l’apparenza.