Sanremo 1989 Mia Martini

Intervista allo storico discografico di Ricordi Fonit Cetra

Lucio Salvini è uno di quei signori che davvero hanno fatto la storia della musica italiana dalla cabina di regia: prima direttore generale della Ricordi, poi amministratore delegato della Fonit Cetra lavorò e contribuì al successo di numerosissimi artisti da Lucio Battisti a Fabrizio De Andrè. Tra i tanti spicca anche il nome di Mia Martini con cui lavorò sia nei primi anni della sua strabiliante carriera (Piccolo uomo, Minuetto, Inno) che nel momento della rinascita artistica (Almeno tu nell’universo, Gli uomini non cambiano, La nevicata del ’56). Ecco come il discografico ci ha raccontato la sua esperienza di vita e di lavoro al fianco della grande interprete calabrese:

L’idea di realizzare quest’intervista mi arriva dalla messa in onda, appena qualche settimana fa, del film per la TV “Io sono Mia” dedicato al ricordo di Mia Martini, un’artista con cui lei per tanti anni collaborò. Che cosa ne pensa, da persona che ben conosceva Mimì, di questa pellicola?

<<Il film, per come è stato realizzato, non è reale: concede troppe concessioni alle necessità di una fiction e questo, da amico di Mimì, mi è dispiaciuto perchè avrei voluto che il tutto fosse stato raccontato in modo corretto>>.

Che cosa andò diversamente rispetto a quanto è stato raccontato nel film?

<<Una cosa che nel film non è stata raccontata in modo corretto, anzi direi in modo molto lontano dalla realtà, è il rapporto che Mimì aveva con la sua famiglia. Non voglio, però, spiegare il perchè: sono delle confessioni che Mimì mi fece e che non posso non tenere per me. Comunque sia, sotto questo gli autori della fiction hanno reso il tutto un po’ mieloso. E poi per tutta la durata del film hanno continuato a chiamarla Mia: non la chiamava nessuno così, la chiamavano tutti Mimì!>>.

Lei ebbe la possibilità di lavorare con Mia Martini in due diversi momenti della sua vita e della sua carriera

<<Ci lavorai agli inizi della sua carriera nei primi anni ’70 da direttore generale della Ricordi quando le consegnai il disco d’oro il giorno stesso dell’uscita di Piccolo uomo con cui poi vinse il Festivalbar: ero sicuro che sarebbe stato un successo. Tornai a lavorare con Mimì dopo tanti anni, nel 1989, quando fu il momento della sua rivincita con Almeno tu nell’universo che realizzammo quando ero diventato amministratore delegato della Fonit Cetra. Nel mezzo tra queste nostre collaborazioni ci fu, per lei, il periodo più oscuro di tutta la sua vita quello durante il quale ha avuto incontri infelici e amori con persone che l’hanno ferita ed umiliata oltre alla nota ed ignobile diceria della jella: una vicenda che le ha rovinato la vita e che, personalmente, mi ha fatto disprezzare molte persone che da morta l’hanno esaltata dimenticandosi di come parlavamo di lei quando era viva>>.

Una storia che, tra l’altro, sembra essere ritornata all’attenzione delle cronache: con l’uscita del film è iniziata a circolare prepotentemente la voce che tra i primi a mettere in giro questa diceria ci fosse stata Patty Pravo

<<Non so chi per primo mise in giro questa voce ma quelle chiacchiere diventarono di una tale dimensione che la cosa non era davvero più controllabile. Poco importa, secondo me, andare ad individuare chi era all’origine di questo: il fatto è che la voce della sfortuna si sparse rapidamente a macchia d’olio rovinando a Mimì anni di vita e di carriera>>.

Lei è stato uno dei veri fautori, però, del ritorno di Mia Martini sulle scene discografiche nel 1989. Come riuscì a convincerla a tornare a cantare?

<<Devo dire la verità, quando andai a trovarla per convincerla a tornare a vivere e a fare il suo mestiere per andare a Sanremo la spinta più forte mi veniva dal desiderio di volermi ribellare, io per lei, a quello stato di cose che Mimì viveva da anni. Era ingiusto che un’artista di tale levatura vivesse in quella condizione: stiamo parlando di una delle più grandi voci italiane di sempre. La rabbia che provavo verso le dicerie che giravano sul conto di Mimì fu la prima spinta che mi portò a riprovarci con lei: trovavo ingiusto e vergognoso non farlo. Per fortuna Aragozzini fu della mia stessa opinione>>.

Proprio riguardo ad Aragozzini ci sono moltissime versioni su come andarono le cose con lui…

<<No, no. La verità gliela dico io perchè in quella stanza c’eravamo soltanto io, il mio press agent Cipri e Aragozzini. Lui sentì il pezzo, gli piacque molto e disse “la portiamo a Sanremo”>>.

Quindi, le leggende che vogliono anche un intervento di Renato Zero son false?

<<No, assolutamente. Renato Zero c’entra in tutto questo. Renato telefonò ad Aragozzini per proporgli per primo la canzone di Mimì ma lui non aveva alcun potere nella questione: la partecipazione al Festival di Mia Martini veniva decisa esclusivamente dall’organizzatore in accordo con il responsabile della casa discografica. E’ vero che Renato Zero, che fu sempre molto più amico di Loredana che di Mimì, fece una telefonata ad Aragozzini perorando la causa. Lo fece addirittura in anticipo perchè io ed Aragozzini non ci eravamo ancora parlati nè Aragozzini aveva sentito il pezzo>>.

Dopo quel Sanremo lei continuò a lavorare con Mia Martini per altri dischi che, forse, sono tra i più belli di quelli mai pubblicati da Mimì

<<Almeno tu nell’universo rappresentò il nuovo debutto per Mimì e da lì partimmo con una nuova avventura discografica pubblicando altri successi come La nevicata del ’56 o Gli uomini non cambiano>>.

Un’ultima curiosità, nel presentare ‘Io sono Mia’, Loredana Bertè ha dichiarato che il Festival del 1992 era stato vinto da Mia Martini con Gli uomini non cambiano ma che, per un motivo o per un altro, si scelse di far vincere Luca Barbarossa e lasciare Mimì al secondo posto. Andò davvero così?

<<Una cazzata delle tante che sono uscite di bocca a Loredana. Quando Mia è morta di avvocati difensori ce ne sono stati infiniti a cominciare dai suoi parenti fino a chi doveva pulirsi la coscienza. Non andò assolutamente così: se qualcuno avesse voluto costruire qualcosa di mediaticamente forte la faceva vincere, era il sogno che si completava. Se ci fosse stato un disegno, il risultato non poteva che favorirla e, invece, il risultato non fu condizionato da infiltrazioni irregolari>>.

Qual è la sua canzone preferita tra quelle di Mia Martini?

<<Almeno tu nell’universo sicuramente ma mi piace anche E non finisce mica il cielo scrittole da Fossati. Tra quelle del primo periodo mi piace molto Minuetto, era una canzone molto avanti per quel periodo>>.

Nel film spesso si parla del carattere difficile che Mimì aveva. Era davvero così difficile starle accanto anche dal punto di vista lavorativo?

<<Più che difficile era esigente e gli artisti, spesso, questa esigenza la esprimono in dei modi che possono far pensare a capricci o impuntature. In realtà, lei era una persona molto dolce e molto rassegnata, purtroppo, alla vita. Fino ad un certo punto ebbe la forza e la voglia di lottare ma poi si rassegnò e questa rassegnazione se la portò dietro anche quando è tornata sulla cresta dell’onda nel senso che c’era in lei sempre un misto di malinconia e di tristezza: forse per le occasioni perdute, forse per la sua storia, chi lo sa… Soffrì di depressione e le tracce le rimasero sempre>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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