Intervista all’artista che rappresenterà l’Italia a New York

Una vita ad inseguire un sogno, che passo dopo passo sta materializzandosi, quello della cantautrice salernitana Luna Palumbo. Abbiamo visto la sua montagna di riccioli alla seconda edizione di The Voice of Italy, dove è riuscita a spiccare nel cast con una voce graffiante che ha tenuto testa a Suor Cristina, in una battle diventata virale in tutto il mondo. Dopo un album, svariati singoli e tour in tutta Italia alle spalle, per la bella salernitana stanno per aprirsi le porte della Grande Mela: Luna Palumbo sarà tra i dieci talenti a rappresentare la musica dello stivale alla ventitreesima edizione del Festival della Canzone Italiana di New York. Andiamo a scoprire cosa si cela dietro il suo progetto artistico, fatto di sangue, sudore e lacrime.

Partiamo dagli albori: Luna Palumbo, ancora bambina, si è da subito appropriata di palco e microfono, e non li ha più mollati. Un artista decide quando esserlo, o ci nasce?

<<La mia risposta è chiaramente condizionata dalla mia storia. Io non ci credo negli artisti per scelta, non ci si diventa. Non ricordo di un giorno della mia vita in cui non ho sentito l’esigenza vitale di esprimermi attraverso la musica, in cui non ho messo al primo posto il cantare a qualsiasi gioco da bambina. Ho chiesto al mio primo Babbo Natale di studiare canto, quando non sapevo nemmeno ancora parlare bene, poi una chitarra, quando non sapevo nemmeno ancora scrivere, oggi chiedo solo di non smettere mai di sognare>>.

Nel 2011 sei arrivata a pochissimo dall’ingresso ad Amici di Maria De Filippi, non superando le fasi finali. Considerato ciò che è venuto (e continua a venire) dopo, pensi che forse sia stato meglio così?

<<Sono fermamente convinta che ogni cosa nella nostra vita capiti nel momento giusto, sia perché è in quel momento che siamo pronti sia perché a volte ci serve una lezione. Nel 2011 ero ancora molto vulnerabile, artisticamente mi conoscevo meno di quanto mi conosco oggi, ero più debole sia caratterialmente che vocalmente, non avevo alle spalle quella sicurezza che solo lo studio ti dà, non avevo proprio delle spalle, a dirla tutta>>.

Veniamo invece a The Voice Of Italy, dove sei esplosa. Cosa ricordi di quella Blind audition?

<<Dire che ricordo ogni cosa di quel momento mi fa sorridere perché quella esibizione è stata la più allucinata della mia vita. Non mi sentivo nemmeno nel mio corpo, un po’ come quando sogni e tutto intorno ha una patina glow che nemmeno i migliori flashback delle pellicole cinematografiche più famose. Ricordo di aver sognato si girasse almeno una sedia, così quando vidi che si era girato J-Ax cominciai a sentire più la mia voce che il battito del cuore, credo di aver cominciato a cantare in quel momento. Ancora tremo se penso che non avrei mai nemmeno sperato si girassero tutti>>.

La battle con Suor Cristina ti ha poi catapultato in tutto il mondo. Qual è la cosa di cui vai più fiera di quell’esperienza?

<<La forza con cui ho affrontato quella battle. Stento ancora a crederci se penso alla ferocia con cui ho messo piede su quel ring, mentre tutto intorno a me era vestito a festa per la mia avversaria, io stessa non mi riconosco nei ricordi. Ricordo di aver pensato soltanto a dare il meglio di me, di aver pensato a portare a casa la mia migliore esibizione al di là del risultato. Quella sera ho vinto il mio carattere, ho portato a casa delle spalle>>.

Cosa invece hai mal sopportato?

<<Sono entrata in studio mentre quest’ultimo era in piedi e urlava a tutta forza il nome della mia sfidante, un’altra persona al mio posto non sarebbe riuscita ad aprire bocca, figuriamoci a reggere una battle a colpi di note ed acuti>>.

Archiviato The Voice ti sei subito rimboccata le maniche e hai dato alla luce il singolo ‘Persi’, colonna sonora della maratona radiofonica 30 ore per la vita. Con chi hai lavorato in quel progetto?

<<“Persi” è stata scritta a 4 mani da me e Diego Parisi ed ha goduto della supervisione artistica di Lorenzo Maffia che ne ha curato in tutto e per tutto anche l’arrangiamento>>.

C’è stato poi il tuo album di debutto, ‘Sopravvalutata’. Titolo evocativo. Ti hanno mai detto di essere sopravvalutata?

<<Non a me personalmente ma dubito fortemente che qualcuno non ci abbia mai pensato. Ho una personalità molto decisa, sia artisticamente che caratterialmente che non ammette mezze misure, o mi si ama o mi si odia. Io stessa non ammetto mezze misure, in generale. Adoravo l’idea di suscitare questa domanda nelle persone con l’uscita dell’album ma la verità è che “Sopravvalutata” l’ho scritta per me. Io sono la prima vittima della ricerca ossessivo-compulsiva della perfezione e avevo bisogno di ripetermi quanto, a volte, la valutazione di quest’ultima ecceda il valore stesso>>.

E a proposito di ciò, qual è il tuo rapporto con gli haters? Come li combatti?

<<Io non combatto gli haters, anche perché penso abbiano già una vita molto tormentata. Mi dispiace più che altro che si confonda sempre più il gusto personale con il bullismo. Anche io ho le mie preferenze e i miei ultimi della lista ma non per questo passo le giornate ad augurargli cose brutte o a creare falsi profili per stare lì a commentare con parole pregne di cattiveria ogni contenuto pubblicato. Non si tratta di non accettare le critiche, non stiamo qui a parlare di consigli, gli haters non hanno niente a che vedere con ciò, gli haters odiano ed io lo trovo profondamente triste>>.

Tornando all’album, a lanciarlo è stato il singolo ‘Casomai’, per te molto speciale, che ha contribuito a renderti un’icona per la comunità LGBT+. In ‘Sopravvalutata’ qual è il brano che, cantarlo, ti fa sentire appagata?

<<Chi ha assistito almeno una volta ad un mio concerto sa quanto io mi perda completamente tra le note di Casomai, non a caso è il primo singolo che ho scelto di farvi ascoltare>>.

Hai all’attivo numerose date in giro per l’Italia. Nei tuoi live ti scateni. Qual è la cosa che, ogni volta che canti in una tappa, non può mai mancare?

<<Avete presente quel pizzico di sale che non può mancare in ogni ricetta, dolce o salata che sia? Ecco per me quel pizzico di sale corrisponde ad un pizzico di Vasco>>.

Dal 2016, anno di uscita di ‘Sopravvalutata’, tanto è cambiato. C’è una Luna Palumbo nuova. C’è qualcosa, nella tua carriera, ad oggi, di cui ti penti?

<<Io mi pento costantemente di tante cose. Mi pento anche di aver mangiato troppi zuccheri e grassi saturi quest’estate ma il bello è che si può sempre rimediare ai danni, se davvero lo si vuole fino in fondo, è una volta accettatone le conseguenze. Io a volte manco di tenacia, nonostante sembri così forte, mi scoraggio facilmente e mi esilio da sola. Mi pento del tempo perso a pensare di non potercela fare, quello è sempre tempo sprecato>>.

La “nuova Luna” si svelerà al mondo tra poche settimane, quando calcherai il palco del Festival della Canzone Italiana di New York. Che selezione hai dovuto superare per arrivare lì?

<<Non ho fatto tantissimi provini, numericamente parlando ma sono state, senza dubbio, le selezioni su cui meno avrei scommesso della mia vita. 5 cantanti sono davvero pochi, 5 su milioni di cantanti italiani bravissimi sono davvero un miraggio. Non me lo sarei mai aspettata. Ancora stento a crederci>>.

Potrebbe essere il primo assalto a un mercato, quello internazionale, che ti vedrebbe perfettamente centrata. Come ti stai preparando? Cosa ti aspetti?

<<Dopo l’incredulità di essere tra i finalisti, voglio solo fare del mio meglio, non aspetto e pretendo altro. Vorrei non lasciare nulla al caso, questa volta. Sono cresciuta e ho tutta l’intenzione di far arrivare in America quella che sono diventata>>.

Luna Palumbo con Mogol

C’è il primo singolo del nuovo progetto discografico che vedrà la luce sul palco newyorkese. Di cosa parla? Come è nato?

<<Ho cominciato a scrivere nuove canzoni dopo l’esperienza del CET di Mogol, sono tornata a casa stordita, come quando metti piede a terra dopo un lunghissimo viaggio in auto e ti sembra così strano lo stare in piedi, il camminare e tutti i movimenti corporei che normalmente fai senza pensare. Ho scritto senza sosta quei giorni e poi mi sono fermata per mesi e mesi. Ho ricominciato, preda delle emozioni e mi sono alienata per altri mesi. La mia scrittura è così. Io sono così. Alterno momenti di piena a momenti di siccità. Io scrivo quando ne ho bisogno e quando ho qualcosa da dire. Nel nuovo singolo c’è tutto questo, c’è tutto quello che avrei voluto dire in questi anni di silenzio, c’è tutto quello che voglio dire ora>>.

E sul nuovo disco invece? Cosa puoi anticiparci?

<<Il mio prossimo album rispecchierà la mia crescita. È un passo avanti. Un’altra candelina da spegnere ma soprattutto una nuova sfida. Tutto quello che mi sta più a cuore sarà racchiuso in quelle note e in quei testi, dalla mia fragilità alla mia forza. È qualcosa che sento di difendere e ne ho tutta la voglia e la necessità di condividerlo con voi>>.

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Andrea Picariello

Giornalista pubblicista salernitano, nato nello stesso anno in cui i Jalisse hanno vinto Sanremo. Music addicted ma, ancora di più, informazione musicale addicted. Quando cala la sera e ho paura del buio accendo la mia lampada di fiducia, che mi illuminerà la stanza: la musica.

By Andrea Picariello

Giornalista pubblicista salernitano, nato nello stesso anno in cui i Jalisse hanno vinto Sanremo. Music addicted ma, ancora di più, informazione musicale addicted. Quando cala la sera e ho paura del buio accendo la mia lampada di fiducia, che mi illuminerà la stanza: la musica.

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