Il cinghiale bianco racconta di storie sanremesi…

Oggi il cinghiale bianco non farà alcuna prefazione ma vi racconterà una storia, anzi due. Una la conosciamo già ed è alla ribalta proprio nelle ultime ore: i Jalisse sono molto amareggiati poiché dalla loro ultima ed anche prima vittoria al Festival di Sanremo (correva l’ anno 1997) nessun direttore artistico li ha mai più selezionati per ritornare in gara alla kermesse canora. Il nulla, nonostante ogni anno, da 24 anni, la coppia presenti un brano diverso al direttore artistico di turno. Pensate che nello stesso 1997 “Fiumi di parole” si classificò al quarto posto all’Eurovision Song Contest. Tanto malaccio i Jalisse non erano insomma, ma la discografia se ne disinteressò e soprattutto, pagarono il prezzo di aver “rubato” la vittoria a Sanremo quell’anno a ben più illustri Big quali Anna Oxa, Fausto Leali, Patty Pravo, Loredana Bertè, Al Bano, Massimo Ranieri e molti altri. Insomma, partita chiusa anche per il 2020, se ne riparla il prossimo anno. I Jalisse e la discriminazione perpetua.

All’età di sedici anni il cinghiale bianco era un adolescente e frequentava il Liceo Classico. Fu in quegli anni che, in occasione della tanto attesa “Festa dell’Arte” che si svolgeva  in primavera e in occasione della quale diverse band di giovani scalmanati d’epoca pre-talent si “scannavano” sul palco della manifestazione, ebbe luogo il primo incontro con Irene, giovane e molto carina, gambe lunghe e cosce sempre scoperte, capelli lunghi e arruffati, sguardo poco sveglio e un sacco di grinta sulle spalle. Nella sua bocca il sogno di diventare una cantante famosa. Cantò “La tua ragazza sempre” e mi colpì assai la sua determinazione. Pensai subito “lei ce la farà”. Quella fu la prima volta che il Cinghiale Bianco conobbe Irene.

Passarono gli anni, forse sette o otto. Il Cinghiale Bianco saliva sull’autobus che lo avrebbe portato a casa, di rientro da una settimana universitaria. Proprio lì per la seconda volta Irene, stessi capelli, più bella, uno sguardo a metà fra quello di Asia Argento e Orietta Berti. Mi presenta la sua mamma e mi racconta di essere appena tornata da un importante concorso di canto. Pare che Pippo Baudo l’avesse notata e che avrebbe coronato il suo sogno: andare al Festival di Sanremo. Aveva pensato a tutto: durante quel viaggio mi raccontò del disco, di Milano e del suo produttore, “lo stesso di…” (adesso non ricordo). Sua mamma la guardava e la ammirava moltissimo. Mentre parlava Irene accendeva gli occhi, era incredibile la sua determinazione. “Lei ce la farà”, pensò il Cinghiale Bianco, e lo diceva tra sé con grande ammirazione: grinta e determinazione vanno sempre accolte con sentimenti benevoli.

Ogni anno arrivano al Festival di Sanremo circa 20 (o giù di lì) “Big” e 8 “Giovani” in gara. Circa 200/300 le proposte che vengono fatte arrivare alla commissione selezionatrice per la categoria “Big” e almeno il triplo per quanto riguarda la categoria “Giovani”. Tutte queste proposte vengono presentate tramite un’etichetta discografica, conditio sine qua non è possibile essere ascoltati e valutati. Andiamo oltre: stimiamo che ogni anno si presentavano (negli anni di gloria) tra X-Factor e Amici almeno venti mila aspiranti cantanti, ognuno di essi con il sogno di vincere e forse chissà, un giorno arrivare a Sanremo. Andiamo a ritroso: prima che arrivassero i talent show in TV c’era il Festival di Castrocaro (dal 1957), fucina di giovani talenti emergenti. Ogni anno, proprio come in un talent, ci si presentava alle pre-selezioni, poi si facevano le fasi regionali, poi le nazionali, e poi c’ erano le serate conclusive in cui chi vinceva poteva realizzare il proprio sogno: vincere un contratto discografico e calcare il palco dell’ Ariston. In sostanza migliaia o centinaia di migliaia di ragazzi con un sogno in gola.

Jalisse

Nel 1995 i Jalisse, partecipano a “Sanremo Giovani” che gli da la possibilità di arrivare l’anno successivo tra le Nuove Proposte e poi tra i Big nel 1997, anno in cui vincono il Festival. Poi per loro calò l’oblio, a parte qualche apparizione televisiva e tra le ultime quella a “Ora o mai più” (e ti pare poco?). Resta la loro indimenticabile “Fiumi di parole“. Il Cinghiale Bianco ha detto “indimenticabile”, perché se chiedo di cantarmi “Sentimento” degli Avion Travel (capolavoro musicale assoluto) vincitrice nel 2000 alla kermesse “infiorata” la risposta sarà un sonoro “boh” mentre tutti i presenti nel 1997 saprebbero canticchiare “Fiumi di parole“. I Jalisse (a cui qui la nostra ultima intervista) trovano ingiusto, anche sulla base di tutto ciò, che nessuno li abbia più voluti a Sanremo senza una motivazione.

Dieci anni dopo quell’incontro in autobus. Un autogrill della Calabria e un viaggio lunghissimo in macchina da Roma verso la Sicilia. Inverno e fame. E’ l’imbrunire, le montagne della Sila filtrano la luce e dosano bene l’ombra. Mi metto in fila alla cassa. Incredibile: davanti a me c’è Irene. La bambina che le stringe la mano chiede un chupa chups. “Va bene”, risponde. “Grazie, mamma”. Un cappotto nero, i capelli raccolti, sempre lunghi. Gli occhi senza stelle. Nel cercare le monete in borsa mi riconosce, ma fa finta di niente. Questa è stata la terza volta di Irene.

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

Di Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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