“Magica favola”, Arisa torna a Sanremo e racconta la vita come una fiaba adulta – RECENSIONE

Arisa

Un bilancio esistenziale scritto con misura e grazia. Arisa torna per l’ottava volta all’Ariston con “Magica favola”, un racconto intimo di crescita e memoria.

Torna per l’ottava volta a Sanremo Rosalba Pippa, in arte Arisa, e lo fa con un pezzo sofisticato intitolato “Magica favola“, scritto e composto insieme a Giuseppe Anastasi, Marco Cantagalli (Galeffi), Carlo Frigerio, Fabio Dalè. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.

Arisa, la recensione di “Magica favola”

Arisa è Arisa, e su questo non si discute. A Sanremo la sua presenza ha sempre senso, perché porta con sé una voce riconoscibile, un’intensità rara e quel modo tutto suo di stare dentro le parole, come se ogni frase fosse vissuta prima ancora che cantata.

Il suo ritorno nel 2026 è cosa buona e giusta, anche se “Magica favola” è un brano che vive di luci e ombre. Sul piano del testo, c’è davvero poco da dire: è un racconto autentico, quasi un bilancio esistenziale, scritto con delicatezza e misura. Arisa guarda alla vita che cambia, si evolve, si trasforma, ma dentro questo movimento riesce a ritrovare qualcosa di puro: la genuinità della bambina che è stata, e che forse continua a essere.

C’è qualcosa di fiabesco nel modo in cui la canzone si snoda, come una storia raccontata a bassa voce. E nel finale arriva persino un respiro più epico, come se il brano provasse ad alzarsi in volo, a diventare più grande, più universale. Musicalmente, però, nella versione in studio resta un po’ trattenuta. Non esplode davvero, non affonda il colpo fino in fondo, e finisce per pagare lo scotto di un’edizione particolarmente affollata di ballad emotive, dove distinguersi sarà più difficile del solito. Eppure, resta una prova solida, elegante, da interprete vera.

La storia tra Arisa e Sanremo è davvero una “Magica favola”: è la sua ottava volta in gara, un percorso che l’ha vista vincere tra i Big e tra le Nuove Proposte, e persino co-condurre il Festival nel 2015. Un ritorno coerente, intenso, delicato. Forse non la canzone più esplosiva di questa edizione, ma sicuramente una delle più sincere.

Scritto da Nico Donvito
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