Malika Ayane: “Sanremo? Voglio viverlo con leggerezza” – INTERVISTA
A tu per tu con Malika Ayane per parlare di “Animali notturni”, brano che presenterà in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista all’ugola milanese
A cinque anni dall’ultima apparizione, Malika Ayane torna al Festival di Sanremo con “Animali notturni” (qui la nostra recensione), segnando quella che lei ama definire la sua “quinta e mezzo” volta all’Ariston. Un ritorno che arriva con la consapevolezza di un’artista che ha già scritto pagine importanti della storia recente del Festival: dal debutto tra le Nuove Proposte nel 2009 con “Come foglie”, fino ai riconoscimenti della critica e al terzo posto di “Adesso e qui (Nostalgico presente)”, ma che continua a cercare nuove traiettorie sonore.
“Animali notturni”, scritto insieme a Edwyn Roberts e Stefano Marletta, con musiche firmate anche da Giordano Cremona, Federico Mercuri e Luca Faraone e produzione di Itaca e Faraone, è un brano che guarda al funk, al soul e alla disco di fine anni Settanta, intercettando un’onda europea che oggi torna a vibrare nelle playlist contemporanee.
Tra leggerezza ritrovata e desiderio di condivisione, Malika Ayane si prepara a vivere questo nuovo Festival come un momento da abitare fino in fondo, senza rigidità, ma con quella consapevolezza maturata negli anni che le permette oggi di salire sul palco con la serenità di chi sa che, prima di tutto, le canzoni devono emozionare. E lei, da questo punto di vista, ha sempre saputo come farlo.
Sanremo 2026, Malika Ayane presenta “Animali notturni”, l’intervista
“Animali notturni” è il brano che ti vede tornare a Sanremo per la sesta volta. O come ti piace dire a te, per la quinta volta e mezzo. Ti chiedo come è avvenuta la scelta di questa proposta, una canzone che musicalmente parlando ha un sound che al Festival non credo di aver mai sentito ampiamente rappresentato?
«Quinta e mezzo, sì! Mi piace pensarla così. Sono molto contenta di aver portato un brano del genere, perché nel mio piccolissimo ho sempre amato fare un po’ la mini pioniera. È un suono che forse a Sanremo non si è sentito così spesso, ma che secondo me sta tornando. Se ascolti le playlist contemporanee, il funk, il soul, la disco di fine anni ’70 sono già ovunque. Forse sono stata solo fortunata a intercettare l’onda giusta. E quando trovi l’onda, la devi seguire».
La freschezza di suono ricorda un po’ anche un periodo della discografia di Ornella Vanoni, quello a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, “Ricetta di donna” e dintorni. In termini di eleganza, ma anche di divertimento, ti ci ritrovi in lei sia come artista che come persona?
«Io ho sempre pensato a Ornella non tanto come a un modello da imitare, ma come a un motivo per cui ringraziare la vita. Più la conosci e più capisci cosa significhi libertà vera. Non è solo ridere o essere leggere: è avere ben presente anche le parti scure dell’esistenza e dell’arte. Lei le ha sempre incarnate tutte. Per me è stata una fortuna enorme poterle telefonare quando avevo bisogno di confrontarmi. È una donna che ti insegna a stare nel mondo con eleganza e verità».
E venendo alla serata cover, hai scelto di omaggiare un’altra grande: Mina con “Mi sei scoppiato dentro al cuore”. Cosa ti ha spinto verso questa scelta?
«È una canzone che mi emoziona profondamente. Il testo è semplicissimo, ma la melodia, l’arrangiamento, il modo in cui ti fa credere a quello che stai cantando… sono potentissimi. “Era solamente ieri sera…” e già sei dentro. Quando una canzone ti stende ogni volta, anche dopo averla ascoltata milioni di volte, allora se puoi sceglierla… fallo. Io quando ascolto una canzone apro sempre una casella dentro di me, quella dove può attecchire il germe del sentire. E questo brano lo fa, ogni volta».
E poi c’è Claudio Santamaria che interpreterà il pezzo insieme a te. Avete in comune il debutto a Sanremo nel 2009. Che valore aggiunto darà Claudio alla performance?
«Claudio canta benissimo. Ma soprattutto è uno che mette intensità in tutto quello che fa. Non c’è un’interpretazione in cui non sia completamente dentro quello che sta raccontando. E quando ti capita un compare così, sei un’oca se non ne approfitti! Porterà verità, presenza, profondità. Sono felice di condividere il palco con lui».
Per concludere Malika, come te lo immagini e come te lo auguri questo Festival alle porte?
«Secondo me sarà proprio bello. Mi ricorda per certi versi il mio primo, quello del 2009, quando ero lì a scoprire tutto. L’ultima esperienza mi ha svegliata su tante cose, sul senso delle priorità. Dopo un periodo come quello del Covid ti rendi conto che spesso guardiamo distrattamente le cose importanti. Questa volta voglio viverlo con leggerezza, ma è davvero così. Sto chiamando amici, colleghi, persone con cui ho un rapporto umano, per condividere quel tempo insieme. Non voglio chiudermi in una stanza e vivere il Festival come una missione militare. È un momento di musica, e teoricamente dovrei saper cantare. Se quella certezza c’è, tutto il resto va condiviso. Perché alla fine sono quei ricordi lì che restano».