Mannarino

Recensione dell’album del ritorno discografico del cantautore romano che guarda alla tribalità esotica

Mannarino è da sempre cantautore attento all’alternativo eppure V, il suo quinto progetto discografico uscito lo scorso 17 settembre, si presenta come una notevole evoluzione della sua artisticità. In una continua ricerca il cantautore romano pare voler compiere un viaggio verso una meta indefinita o, forse, mai esplicitata per davvero. Una meta che lo porta ad attraversare mondi sonori alternativi, ricette musicali inattese o forme-canzoni mai banali o scontate nella propria costruzione.

Un viaggio nel suono |

Nel percorso narrativo di questo “V” il viaggio assume un valore imprescindibile. Un viaggio che è fatto soprattutto di suoni oltre che di parole in questo caso. Sono proprio i suoni, infatti, a riempire di colori questo album e a caratterizzarne l’evoluzione. Lo fanno partendo da Africa, la traccia d’apertura ma anche la prima tappe dell’evoluzione storica dell’uomo. La componente ritmica esotica fa da sfondo ad un lento incedere in cui entrano gioco anche controcanti tribali ed il programmatico verso che recita “fammi entrare nell’Africa”.

Non c’è, però, solo il continente africano all’interno di questo viaggio. Il Sud America s’inserisce di prepotenza nel racconto a partire da Agua, anche questa resa preziosa con un attenta analisi della componente ritmica rispetto al quale anche la componente vocale si fa accompagnamento offrendo ampio spazio a suoni d’atmosfera rispetto alla linea del cantato principale. La stessa ambientazione viene ricreata dall’intermezzo di Amazonica in cui il canto locale si fonde con il suono ambientale creando un tutt’uno.

Mannarino 2021

I temi |

Mannarino mette, sicuramente, il proprio focus sul suono ma non dimentica l’importanza dei temi e del racconto. Trovano così, spazio, tante tematiche tra i versi. Congo non nasconde un sentimento di smarrimento di fronte ad un futuro civilizzatore che viene a sconvolgere l’esistenza, più primitiva ed autentica, di un villaggio immaginario che viene travolto da chi avanza senza timore o riverenze. Non manca la riflessione attorno al divino e alla dimensione dell’umano per Fiume nero e nemmeno il richiamo della corporeità sensoriale e sensuale per Vagabunda.

L’attrazione, forse ingannevole o forse benedetta, verso la civiltà di chi ha conosciuto solo la giungla prende corpo per Ballabylonia. La figura femminile, invece, ritorna per una Bandida in cui, calati nei suoni di una favela sudamericana, si erge il grido di una lotta al patriarcato, alla sottomissione della donna e alla rivalsa di una condizione subalterna che la società e lo Stato non dimostrano di voler sovvertire.

Suoni nuovi su strutture antiche |

Se è vero che sicuramente l’esotico recita il ruolo di assoluto protagonista della struttura strumentale di questo album è altrettanto vero che Mannarino non rifiuta l’influenza dell’elettronica che viene utilizzata con capacità e consapevolezza. Così non stupisce che il brano più accessibile radiofonicamente si dimostri essere proprio la Cantaré che, con capacità, elabora a proprio modo un utilizzo strumentale contemporaneo mettendo sul piatto anche un utilizzo più dinamico dello strumento vocale.

C’è, ovviamente l’elemento più tradizionale da “menestrello” per Banca de New York (non a caso accompagnato da un profondo marchio romano) o per Luna ma c’è anche il suono più viscerale, intimo e primitivo di Lei che si presta anche per una forma-canzone più recitata prima di diventare evocativa nella propria evoluzione. La chiusura arriva su Paura che si presenta nuda e cruda dimostrando, eppure, tutta quella visceralità che l’intero disco ha messo sul piatto con un racconto intenso e articolato.

In conclusione |

Mannarino - V

Per Mannarino questo V rappresenta senz’altro l’occasione di viaggiare con il suono ed il pensiero ma anche la possibilità di dimostrare un’evoluzione nella propria artisticità. Un’evoluzione che parte sicuramente dal suono ma arriva anche ad un utilizzo più misurato della vocalità e ad una scrittura a tratti più enigmatica, meno esplicita e più raffinata. ‘V’ non è un disco da “consumare” quanto piuttosto da ascoltare con attenzione perchè solo così si ha la possibilità di coglierne tutte le sfumature ma, soprattutto, di capire che la vita, in fondo, necessita di ogni momento di cura per essere compresa affondo.

Migliori tracce | Cantaré / Paura

Voto complessivo | 7/10

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V | Tracklist e stelline

  1. Africa ★★★★★★★
    [Mannarino – Mannarino, Iacopo Sinigallia]
  2. Congo ★★★★★★★
    [Mannarino]
  3. Cantaré ★★★★★★★★☆☆
    [Mannarino – Mannarino, Iacopo Sinigallia]
  4. Fiume nero ★★★★★★★
    [Mannarino]
  5. Agua ★★★★★★★
    [Mannarino]
  6. Amazònica ★★☆☆☆
    [Risoneila Garcia Correa – Mannarino]
  7. Banca de New York ★★★★★★★
    [Mannarino – Camillo Lara]
  8. Vagabunda ★★★★★½☆
    [Mannarino]
  9. Ballabylonia ★★★★★★★☆☆☆
    [Mannarino]
  10. Bandida ★★★★★½☆☆☆
    [Mannarino]
  11. Lei ★★★★★½☆☆
    [Mannarino]
  12. Luna ★★★★★★★
    [Mannarino]
  13. Paura ★★★★★★★★½☆
    [Mannarino]
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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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