Mara Maionchi e quella grandissima rottura di coglioni della musica inglese in Italia

Mara Maionchi e quella grandissima rottura di coglioni della musica inglese in Italia

La giudice di X-Factor sbotta e dice una volta per tutte quanto sia dannosa la musica estera in Italia

mara maionchi x-factorChe Mara Maionchi non abbia peli sulla lingua si sa, che non li abbia nemmeno in TV è più che mai assodato, soprattutto quando si parla di musica, ciò che da sempre costituisce la sua passione, il suo lavoro, la sua vita. Nella prima puntata dei casting della nuova stagione del talent di Sky, dove è tornata finalmente in giuria, la discografica ha detto in modo chiaro e preciso la sua visione sulla musica inglese cantata in Italia da artisti italiani: “questa cosa dell’inglese inizia a rompermi i coglioni: tutto in inglese. Siamo in Italia e non riusciamo a fare niente qui”. Semplice la ricetta suggerita dalla discografica: “noi dobbiamo prima sopravvivere qui e poi tentare di fare qualcosa all’estero: gli inglesi ci massacrano. La globalizzazione ci ha mandato a casa con la musica. Dobbiamo combattere”.

Una posizione sicuramente chiara e con la quale noi di Recensiamo Musica non possiamo che essere d’accordo: è una vergogna che puntualmente in ogni provino canoro, televisivo o no che sia, la stragrande maggioranza dei brani proposti sia in lingua inglese. Eppure in Italia il repertorio di certo non ci manca, anzi.

Se possiamo accettare che musicalmente l’inglese sia una lingua più adatta (e facile) è innegabile come, però, anche  il fatto di come decine di artisti che abbiano tentato di adottare (in Italia) un repertorio anglofono pur essendo italiani non siano riusciti a farsi notare fuori dei nostri confini: nemmeno uno, dai più convinti come Elisa e i The Kolors fino si meno tenaci come Alessandra Amoroso e Lorenzo Fragola che saggiamente hanno messo da parte le aspirazioni guardando in faccia la realtà.

Cantare in inglese non significa poter costruire una hit mondiale al pari dell’ultimo successo di Adele o agli storici capolavori dei The Beatles per una lunga serie di ragioni. Prima fra tutte per una padronanza linguistica differente sempre e comunque che non può che ridurre il vocabolario di chi scrive pensando con una “mente italiana”, ma poi, sopratutto, perché le radio e il sentire comune da un artista italiano si aspetta brani nella propria lingua per far sì che l’ascoltatore possa comprendere e capire fino in fondo senza troppi sforzi ogni parola del testo. Senza contare che le attuali etichette discografiche del nostro Paese non hanno la forza di imporsi nel ben più poderoso e denso mercato estero attraverso accordi con radio e TV con cui non hanno alcun tipo di contatto e di precedente collaborativo.

Ciò che, però, è più strano è che quando l’artista italiano presenzia all’Eurovision Song Contest improvvisamente canta in italiano: nell’unica occasione in cui sarebbe utile adottare la lingua britannica questo non avviene. Basti guardare le ultime edizioni, non c’è un solo rappresentante italiano che abbia cantato il proprio brano completamente in inglese (piuttosto abbiamo fatto ricorso ad assurde traduzioni che, come direbbe la Maionchi, appaiono come vere e proprie paraculate): da Mengoni ad Emma passando per la Michielin, Il Volo e Gabbani.

Abbastanza strana come tendenza. Resta il fatto, comunque, che le canzoni di artisti italiani che la gente comune conosce (anche all’estero) sono tutte in italiano (sfido chiunque a trovarne una che non lo sia). Qualcosa vorrà pur dire…

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

Ilario Luisetto

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