Intervista al celebre attore alla sua prima prova da cantautore

Giovane attore italiano di successo ma da oggi anche cantante con lo spirito rock e l’animo romantico. In realtà, Marcello Maietta, di musica ne ha masticata parecchia fin da bambino e lo si percepisce quando ne parla con così tanta enfasi ed entusiasmo che non si può che rimanere ad ascoltarlo ammirati. S’ispira a Freddie Mercury e Kurt Cobain ma nella sua scrittura suona Luigi Tenco con un timbro graffiato e sabbioso alla Fabrizio Moro. Non è un caso che si stia parlando di cantautori e di artisti che, in qualche modo, hanno saputo raccontare sé stessi anche per mezzo dei propri momenti bui. Da oggi ci prova anche Marcello con il suo Brando. nome d’arte che nasconde tutto un proprio significato.

Ecco cosa ci ha raccontato nel corso della nostra prima chiacchierata musicale a proposito del suo debutto con Un letto da rifare:

Allora Marcello, oggi siamo qui per parlare con te di musica e, in particolare, del tuo primo brano da cantante, “Un letto da rifare”. A cosa si deve questo tuo esordio sul piano discografico? Da dove arriva l’idea di cimentarsi in questa nuova veste?

<<Questo progetto nasce da un’esigenza di comporre musica che mi appartiene fin da quando ero un ragazzino quando sono cresciuto in una famiglia di tutti musicisti. Nel 1998, a 10 anni, presi parte a una fiction di Mediaset, ‘Ritornare a volare’, con Giancarlo Giannini (che, poi, la vita me l’ha ripresentato anni dopo come docente al Centro Sperimentale di Roma) e da lì ho iniziato un lungo percorso. La musica non l’ho mai messa da parte e al Centro Sperimentale ho iniziato a scrivere le mie prime composizioni musicali che essenzialmente erano colonne sonore. La mia era una vera necessità musicale: non mi interessava nulla vendere o fare musica per passatempo. Marcello Maietta è attore e cantante, l’uno e l’altro: ho sempre odiato le etichette perchè ciascuno di noi ha il bisogno di comunicare qualcosa e ci sono tante arti diverse che possono esserci utili>>.

La comunicazione, dunque, per te è il centro assoluto del tuo lavoro

<<Esatto, lo è al cinema come nella musica>>.

Da musicista, invece, che mi dici della tendenza a digitalizzare anche il suono?

<<E’ stata una tendenza in auge soprattutto negli anni ’80 e che ora che trovo anacronistica. La mia fortuna è stata crescere appunto con dei musicisti che mi hanno insegnato questo valore. Oggi suono chitarra, basso, batteria, pianoforte e qualche tocco di violino. E’ una mia curiosità che mi porta ad avere a che fare con uno strumento che non può essere sostituito da un suono campionato>>.

Il brano è stato pubblicato sotto lo pseudonimo di Brando. Come mai la scelta di adottare un nome d’arte?

<<E’ una scelta che viene dal fatto che Brando è il mio alter ego da sempre. E’ un po’ come per i bambini che hanno l’amico immaginario. Brando per me è una presenza dentro di me che, a volte, è anche una protezione da chi è sempre lì per giudicarti. Da attore, per esempio, non mi interessa rivedermi perchè, per me, il mio lavoro si conclude nel set dove si manifesta la necessità di rivivere la vita di un’altra persona per mio mezzo. Brando è Marcello con la chitarra in mano alle 3 della mattina mentre cerca di tirare fuori il suo bisogno di parlare, di comunicare. Brando, poi, significa “risplende come un carbone ardente” e mi ci sono ritrovato molto. Nella musica nessuno giudica, può capitare che il tuo testo non piaccia a qualcuno ma è una realtà soprattutto soggettiva dovuta al fatto che non tutti provano ciò che stai provando tu. Nel cinema, invece, ogni cosa è già programmata>>.

Accennavi poco fa all’importanza che ha per te il momento culmine della prestazione sul set rispetto all’andare a rivedersi. Trasportandoci nell’orizzonte musicale sei più un artista da studio di registrazione o dai mille live?

<<Nella musica è diverso. Per me dormirei anche in studio di registrazione perchè mi piace molto lavorarci e ricercare suoni che siano uno strumento in più per le mie parole. Da buon scorpione, poi, sono un vero e proprio maniaco perfezionista. Nei live, però, trovo l’attimo più bello: si può vedere le facce delle persone che ti ascoltano trasformarsi a seconda delle parole che si cantano. Dal vivo io e il pubblico ci conosciamo anche solo attraverso uno sguardo, una nota, dei versi. Per me è fondamentale l’incontro>>.

Questo tuo primo singolo che, a quanto ho letto, anticipa anche l’uscita di un EP d’inediti il prossimo anno, è stato prodotto in Inghilterra. E’ stata una scelta oppure una casualità visto che vivi tra Roma e Londra?

<<Personalmente mi rispecchio molto nell’ambiente british e in un modo di vivere molto differente da quello italiano che, in un modo o nell’altro, riesce a conservare ancora in modo molto forte le proprie radici, le proprie essenze, il proprio stile di vita tradizionale. In Inghilterra l’artista non è una persona normale, viene considerato speciale. Stiamo parlando di sensibilità non di una qualche diversità particolare>>.

Passando all’aspetto musicale, questa canzone adotta quei suoni tipici del pop-rock progressive contaminato con l’elettronica che, indubbiamente, rappresenta una delle nuove frontiere della musica d’oggi e, in qualche modo, risulta anche futurista. E’ questo il mondo musicale che più ti appartiene oppure ritieni di poter essere anche tanto altro dal punto di vista del genere?

<<Penso di poter essere sicuramente ricco di tante diverse sfaccettature musicali. Ti ringrazio moltissimo e mi hai anche un po’ emozionato e onorato definendo il brano “futurista” perchè il mio obiettivo è ricercare qualcosa che ancora non è stato fatto. Voglio differenziarmi sempre perchè detesto tutto ciò che uguale all’altro e, per questo, non adotto mai un unico filone musicale>>.

Insieme al brano è stato pubblicato anche un bel videoclip che tu, se non sbaglio, hai curato da regista. Qual è il racconto che sotto sta a questo clip?

<<Con la regia ho un buonissimo rapporto e desideravo che il mio primo videoclip uscisse con la mia di regia. Potevo girarlo in tantissimi altri modi diversi ma io ho bisogno di volti, di radici. Potevo girarlo a Londra visto tutto quello che abbiamo detto ma io faccio musica per delle persone, per dei volti. Ho bisogno di loro. Non ho fatto distinzioni: non ho cercato il più bello, il più brutto, il più accattivante… Ho scelto molti dei ragazzi che frequentano la mia accademia di teatro: loro rappresentano la mia versione dei fatti. Loro è come se fossero me. Mi ricollego un po’ al film Dottor Panassus di Terry Gilliam dove, per l’appunto, una stessa persona è raccontata con volti diversi a seconda delle proprie sfaccettature. Tutti i volti presenti rappresentano me, il mio sentimento, la mia realtà. Io appaio solo per suonare alcuni pezzi, quelli che più mi stanno a cuore. Il verso che dice “sostengo che la vita ha il suo significato e non sempre ci accorgiamo dell’amore appena dato” l’ho fatto fare a mio fratello, l’unica persona che realmente sa chi sono>>.

Quali sono i tuoi artisti del cuore, quelli che ti hanno ispirato e condizionato e quelli che ascolti maggiormente?

<<Sono legato soprattutto a due persone a cui devo tutto. Una si chiama Mercury di cognome e l’altra Cobain. Sono davvero cresciuto con loro. Prima di registrare questo primo singolo sono andato in pellegrinaggio alla casa di Freddie. Tu ora mi prenderai per matto ma a loro devo tutto musicalmente parlando>>.

Per quanto riguarda, invece, l’italiano?

<<Ho un’artista che mi ha profondamente accompagnato da quando ero bambino anche grazie all’influenza di mio padre. E’ stato lui a regalarmi il mio primo album: Luigi Tenco (l’album del 1965 che conteneva anche ‘Vedrai vedrai’). Tenco è stato riscoperto di recente anche sull’onda di quella classica falsità italiana. Ricordiamoci sempre, però, che questo povero ragazzo si è ucciso proprio perchè non era compreso: per amore di quello che scriveva e delle persone si è fatto fuori. Era un’artista vero>>.

Per salutarci, Marcello, avrei pensato ad un conclusivo botta e risposta che vada dal cinema alle musica e non solo. Pronto?

  • Il ruolo che vorresti fare oggi, quello che vorresti fare a 40 anni e quello, invece, che vorresti a 70: Quello che vorrei fare oggi è quello che già sto facendo, quello che vorrei fare a 40 anni è quello che sto facendo e quello che vorrei fare a 70 anni quello che sto già facendo (ride);
  • Non interpreterei mai… Dunque, sicuramente non interpreterei mai qualcuno di troppo simile a me;
  • Se ti proponessero Sanremo domani diresti… Assolutamente si, il Festival rimane sempre un gran trampolino di lancio per noi esordienti;
  • Il rock in italiano è possibile? Assolutamente si. L’Italia aveva un panorama rock invidiato in tutto il mondo;
  • Il primo concerto da spettatore? Ne ho visti tantissimi da piccolino… Quello che per primo mi ha segnato la vita è stato quello dei Muse nel 2003 quando ancora poca gente li conosceva. Lì ho visto 3 musicisti che avevano una gran voglia di regalare uno spettacolo;
  • La proposta più indecente che hai mai ricevuto da una fan è stata… Sono molto premuroso con i fans ma non confondo mai il mio privato con il mio lavoro. Proposte indecenti ci saranno sempre, sono il prezzo da pagare se si vuol fare questo mestiere;
  • Il film di cui avresti voluto essere il protagonista? Sicuramente “C’era una volta in America”;
  • E’ un sabato sera d’inverno: divano, coperta e… “Tu si que vales” o un film d’azione? Film assolutamente…
  • Da adolescente non hai mai detto ai tuoi… Ho detto tutto ai miei. Forse, però, non gli ho raccontato la prima volta che mi sono innamorato;
  • Look alla moda o come capita? Ho uno stile mio personale che spesso è in antitesi con i dettami della moda ma che mi rappresenta al 100%;
  • A scuola eri secchione o capra? Ero un po’ una via di mezzo: un paraculo diciamo! In matematica lasciamo stare ma in italiano facevo di quei temi…
  • Cosa hai comprato con il primo stipendio hai comprato? Una chitarra, giuro. Ho sempre avuto la necessità di contribuire anch’io alle spese di famiglia ma ricordo che quella volta mia madre si incazzò non poco dato che avevo speso 900€ per una chitarra (ride);
  • Il tuo più grande difetto? Forse che sono troppo testardo;
  • Il pregio che pensi di avere ma che poche persone si ricordano di riconoscerti: Uh… bellissima domanda questa! Molte persone vedono il Marcello attore in me e confondono la mia timidezza per presunzione;
  • Il nome del tuo primo migliore amico: Sicuramente Filippo;
  • Romantico o concreto? Concreto, senza ombra di dubbio. Essere romantico è bello ma nell’essere concreti ognuno lo è a modo suo;
  • Londra o Barcellona? Londra, è casa;
  • Tiziano Ferro o Vasco Rossi? Sicuramente ambedue, due stili e due modi di fare musica differenti ma che rappresentano la musica italiana.
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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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2 pensiero su “Marcello Maietta: “Brando è il mio modo di comunicare in musica” – INTERVISTA”

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