Marcello Pieri: “Voler bene è sempre possibile” – INTERVISTA – Recensiamo Musica

A tu per tu con il cantautore cesenate, in uscita con il nuovo singolo “Sino a quando non ti rivedrò

E’ disponibile dallo scorso 21 aprile il brano che segna il ritorno discografico di Marcello Pieri, artista che ricordiamo per le sue partecipazioni al Festivalbar ’91 con “Se fai l’amore come cammini”, tra le Nuove Proposte di Sanremo ’93 con “Femmina”, al Festival Italiano nel ’94 con “Il capitano” e in altre varie occasioni di quel prolifico decennio. Si intitola “Sino a quando non ti rivedrò” il brano che segna il suo ritorno, un pezzo ispirato e riflessivo, un omaggio ai sentimenti puri e incondizionati.

Ciao Marcello, benvenuto. Partiamo da “Sino a quando non ti rivedrò”, che sapore ha per te questo tuo nuovo singolo?

«Questo singolo ha il suono del blues, di Napoli, di Pino Daniele, e nel testo il sapore dolce e amaro di quando si perde la persona che ti voleva più bene al mondo, e ricordarla è al tempo stesso dolce e amaro».

Voler bene in modo incondizionato, in un’epoca come la nostra è ancora possibile?

«Voler bene è sempre possibile, sia quando ti nasce un figlio, sia in amore sia nel rapporto con i genitori, questo non vuol dire a volte non litigare..».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso della canzone?

«Sì, “sino a quando non ti rivedrò sarai nel volo di una farfalla, e ti lascerò un caffè sospeso per quando tornerai o per l’idea di chi non si è arreso”».

Chi ha lavorato con te alla stesura del brano?

«Ho scritto la musica assieme a Riccardo Bondi jazzista e compositore di colonne sonore».

C’è un momento preciso in cui hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«Nel 1977 quando vidi Keit Emerson che suonava nella sigla di “Odeon tv” Honky Tonky train Blues».

Nel 1993 hai partecipato tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo, che ricordo hai di quell’esperienza di quei compagni di viaggio?

«Nel ’93 a Sanremo c’era un esordiente delle mie parti Laura Pausini, durante il servizio fotografico eravamo seduti uno di fianco all’altro e le dissi, ho sentito il tuo brano vedrai che vincerai tu!».

Hai collaborato con numerosi artisti, tra cui Vasco Rossi e Gianna Nannini, ma c’è un incontro che ti ha particolarmente segnato, sia dal punto di vista personale che professionale?

«L’incontro che ha più segnato nell’ambito musicale sono stati i miei insegnanti di musica, letteratura e poesia. Vasco e la Nannini mi chiesero loro di scrivere qualcosa per loro. A livello umano ho un bel ricordo di Gianna».

I ’90 sono stati anni per te importanti, realizzi quattro album, partecipi al Festivalbar, al Festival Italiano, alla tournée italiana di Bob Dylan, ecc ecc. Poi, hai deciso di rallentare: perché?

«Nel ’97 decisi di smettere e cominciai a commerciare tessuti, sono stato in Cina sette anni. Decisi di smettere a causa di un litigio, ma mi sono poi accorto che non riesco a smettere di scrivere».

In questo periodo stiamo vivendo una situazione inedita a livello mondiale, l’emergenza sanitaria Covid-19 ha mutato, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo tutto questo?

«Ho vissuto questo periodo terribile da privilegiato perchè ho la fortuna di avere un campo e di poterci girare liberamente, anche se il contatto umano mi è mancato come a tutti».

Se dovessimo trovare un aspetto positivo da tutta questa situazione, in cosa lo individueresti?

«L’aspetto positivo di questa situazione è aver ritrovato la solidarietà e la consapevolezza di quanto siano fondamentali i rapporti umani».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Non so a chi rivolgo la mia musica, la faccio perché mi esce fuori, forse per i posteri (sorride, ndr)».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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