A tu per tu con il cantautore lombardo, in uscita con il nuovo singolo intitolato “La mia Mercedes

Tempo di nuova musica per Marco Cignoli, in uscita con il singolo “La mia Mercedes”, disponibile in radio e sulle piattaforme streaming a partire dallo scorso 11 settembre. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Marco, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “La mia Mercedes”, cosa racconta?

«“La mia Mercedes” è ovviamente una metafora, nata dopo una chiacchierata con un amico. Una sera, in un periodo in cui avevo pochi stimoli, gli chiesi quale fosse il suo obiettivo “salva-vita”. Mi rispose: “mettere da parte i soldini per comprarmi il mio modello preferito di Mercedes”. Il giorno dopo scrissi questo brano, chiedendomi quale fosse la “mia” Mercedes, la mia ragione per mettere i piedi giù dal letto».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso del brano?

«“Vuoi fare un disegno giallo nel mio nero pastello?” è una delle tante domande contenute nella canzone. Spesso affidiamo ad altri (o ad altro) il compito di dare valore e colore alla nostra vita. In realtà dovremmo imparare a bastarci, a capire che siamo noi stessi il nostro dono. Purtroppo non è semplice e, come dice il proverbio, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”».

Dal punto di vista del sound, a cosa si deve la scelta di questo tipo di sonorità?

«Ho dato a Sheezah (l’autore della musica) alcune indicazioni, ma l’ho lasciato libero di sperimentare e lasciarsi trascinare dal mood. Alla fine è nato un pezzo mezzo trap, genere che io “frequento” pochissimo, e mezzo pop. Credo che molto sia dovuto alla sua formazione musicale. Mi piace definirla una canzone con delle sonorità notturne. La trovo perfetta per quando si viaggia di notte in autostrada».  

Cosa aggiungono alla narrazione le immagini del videoclip diretto da Marco Rosson?

«Credo che il video racconti perfettamente ciò che più si avvicina al concetto metaforico de “La mia Mercedes”. I protagonisti sono i miei amici storici e alcune tra le persone che stimo di più tra quelle incontrate in questi anni di lavoro come presentatore. Siamo riusciti a ricreare situazioni di totale spontaneità e normalità. È stato molto bello ed averli nel mio video è una gioia immensa!».

Facciamo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica per te era qualcosa più di un semplice passatempo?

«Credo che la musica, per me, non abbia mai rappresentato un semplice passatempo. Da bambino è stata una fonte di salvezza, un’alternativa alla mia infanzia quasi sempre grigia e buia. Da adolescente è diventata fonte di divertimento e di sostegno. Oggi mi aiuta ad esprimermi, a raccontarmi senza paura. È stata ed è ancora un’amica, un’alleata, un abbraccio, un sogno, una riflessione, un pianto, mai un passatempo».

Per quanto riguarda i tuoi ascolti, quali artisti e quali generi hanno accompagnato il tuo percorso?

«Sono cresciuto con il pop anni ’90 e con i dischi di Loredana Bertè. Crescendo, mi sono innamorato di alcuni cantautori italiani come Ivano Fossati, Lucio Dalla, Tiziano Ferro. Oggi ascolto davvero un po’ di tutto. Ultimamente sto “in fissa” con Dutch Nazari, The Knife e i nuovi lavori di Melanie C».

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella fase di composizione di una canzone?

«Non so ancora rispondere. Sto imparando e sperimentando approcci diversi, a seconda dei musicisti con cui lavoro e dal tipo di brano. Riparliamone tra un annetto!».

Quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Stiamo lavorando a un album, un “discorso musicale” che deve ancora cominciare. Ci saranno delle sonorità nuove e sorprendenti rispetto a quanto uscito sino ad ora. Sono curioso di capire cosa verrà fuori. Siamo ancora all’inizio».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Si rivolge davvero a chiunque abbia voglia di ascoltare una storia, un’esperienza, un punto di vista. Quando è uscito il mio precedente singolo “Figlio Imperfetto”, ho ricevuto dei bellissimi messaggi di persone che si sono rispecchiate nel testo. È stato bellissimo ed è davvero l’unica cosa che importa».

© foto di Raffaella Costantini

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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