Marco Guazzone, Col senno di poi, Elisa

A tu per tu con il cantautore romano, in uscita con il singolo “Con il senno di poi” prodotto da Elisa

Ci sono canzoni da difendere, da custodire con le unghie e con gli ascolti, perchè possiedono un valore terapeutico incredibile e indefinibile. E’ il caso di Con il senno di poi, il nuovo singolo di Marco Guazzone, artista che abbiamo conosciuto nel corso della 62esima edizione del Festival di Sanremo e che, negli anni, ha saputo portare avanti la propria visione artistica con la sua band, gli STAG, arrivando a   lavorare e scrivere per artisti del calibro di Andrea Bocelli, Malika Ayane, Chiara Galiazzo e Arisa. A questa lista di prestigiose collaborazioni si aggiunge il nome di Elisa, che ha prodotto questo l’inedito che segna il suo ritorno solista, oltre a realizzare un piccolo cameo sul finale.

Ciao Marco, benvenuto. Partiamo da “Con il senno di poi”, come sono nati il brano e l’incontro con Elisa?

«Il pezzo è nato qualche anno fa, tutto è partito dalla musica, in un secondo momento sono stato illuminato da una poesia di Eugenio Montale, che fa parte dei suoi ultimi lavori, in stile prosaico, con un linguaggio diretto, ma pieno di emozione. Si intitola “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” e mi ha ispirato a provare a scrivere un testo che raccontasse, con semplicità disarmante, la fine di un amore. E’ stato un incastro perfetto di ispirazioni, a tutto questo si aggiunge l’apporto di Elisa. Una storia incredibile, sembra quasi quella di un film, perché è stata lei a cercarmi, sei anni fa mi ha mandato una mail dal nulla, per chiedermi di aprire un suo concerto al Lucca Summer Festival.

Da questo incontro è nato uno scambio musicale molto bello e sincero, abbiamo risuonato con lei all’Arena di Verona, fino ad arrivare a mettere mano a “Con il senno di poi”, facendo letteralmente decollare questa canzone. Già al primo ascolto aveva identificato una serie di cose da sistemare, sia nell’arrangiamento che su alcuni tagli da apportare riguardo la durata. Quando siamo entrati in studio ha messo in pratica tutto quello che è: musicista, autrice, cantante e, in questo caso, soprattutto il talento da produttrice. Ha curato ogni singolo dettaglio, ha suonato tutti gli strumenti, campionato la batteria, fino ad impreziosire il tutto con un suo cameo, che per me è davvero un regalo dal valore inestimabile».

Quasi tutti abbiamo una persona che non riusciamo proprio a dimenticare, per questo motivo trovo sia facile immedesimarsi in un pezzo come questo. In un’epoca in cui nelle canzoni si parla anche di cose un po’ distanti dalla realtà, pensi che possa risultare più facile per l’ascoltatore riconoscersi in proposte di questo tipo? 

«Credo proprio di sì. Il lavoro con Elisa è stato anche quello di spronarmi a lavorare al testo, perchè inizialmente non era completo. Lei mi ha spinto a trattare le canzoni in una maniera diversa, con una verità ancora più nuda, una visione molto internazionale e attenta ai dettagli. Pur mantenendo la poesia e la magia, perchè la musica è un lingua che evolve, quindi bisogna cerare il modo migliore per far sì che sia accessibile a tutti. Quando perdiamo qualcuno che esce dalla nostra vita è come vivere un lutto, c’è bisogno di elaborarlo con un processo lungo e faticoso, una fase necessaria per trasformare quello c’è stato in un amore diverso, restare nella propria vita a distanza, ma con un legame che, come dice lo stesso Montale, dura per sempre».

A livello narrativo, cosa aggiungono le belle immagini del videoclip girato da Beniamino Barrese?

«Aggiungono tantissimo perchè, in questo nuovo percorso da solista, ho voglia di espormi anche con il mio corpo, inteso come strumento da affiancare alla voce e al pianoforte. Uno strumento che è in grado di aggiungere una serie di cose che, né le parole né le note, riescono a raccontare. In tal senso, le immagini del videoclip arrivano ancora prima del testo e della musica. E’ il primo messaggio da leggere e da ascoltare di questa canzone, perchè muovendosi i gesti e i concetti arrivano in una maniera ancora più profonda».

Per concludere, alla luce di ciò che ci siamo detti e che stiamo vivendo, quali riflessioni e quali suggestioni ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolterà “Con il senno di poi“?

«E’ incredibile come, in queste difficili settimane, la storia del brano abbia acquisito un ulteriore colore, perché questa distanza di cui parlo nel testo adesso suona come una promessa, riuscire ad abbracciarsi e ritrovarsi quando sarà possibile. E’ molto bello, ma non mi stupisce perchè questa è la magia della musica, sembra quasi che questa canzone arrivi dal futuro. L’ho scritta non pensando e non sapendo che sarebbe uscita in mezzo a un momento storico così difficile, quello che mi piacerebbe è che suonasse veramente come una promessa: imparare ad aspettare, avere pazienza, perchè le cose belle devono avere il giusto tempo per sbocciare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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