A tu per tu con il noto cantautore toscano, in gara per la nona volta al Festival con “Il confronto

Trent’anni di carriera sulle spalle e canzoni che hanno raccontato e coinvolto almeno due generazioni, Marco Masini inizia il terzo tempo della sua vita all’insegna del divertimento, proprio come è consuetudine fare dopo una partita di rugby. “Masini + 1 30th Anniversary” è il titolo del disco in uscita per Sony Music a partire dal prossimo 7 febbraio, un progetto volto a celebrare un traguardo importante in compagnia di quindici ospiti d’eccezione che hanno interpretato in duetto alcune delle sue canzoni più belle, da “Disperato” a “Ci vorrebbe il mare”, passando per “Bella stronza” e “L’uomo volante”. Si intitola “Il confronto”, invece, il brano che il cantautore toscano presenterà nel corso della 70esima edizione del Festival di Sanremo.

Ciao Marco, benvenuto. Partiamo dal nuovo progetto discografico volto a celebrare il tuo trentennale di carriera, all’interno ci sono quattro inediti e quindici successi riletti in compagnia di altrettanti quindici ospiti. Com’è avvenuta la scelta degli abbinamenti? C’è stato un qualche particolare criterio?

«No, non c’è stato criterio, è stata una cosa istintiva. Ho chiamato quindici amici in questo album, devo dire che c’è stata una grande manifestazione d’affetto da parte loro e questa cosa mi ha riempito il cuore. Ci sono stati una serie di episodi che hanno fatto in modo che le canzoni si scegliessero un po’ da sole, ad esempio con Giuliano Sangiorgi ci siamo ritrovati insieme al compleanno di Francesco Nuti a Firenze, siamo entrambi suoi amici e grandi estimatori di quel grande artista, ma anche tristissimi e dispiaciutissimi per il momento che sta vivendo.

In quell’occasione ci hanno chiesto di cantare qualcosa insieme, essendo due amanti del mare, abbiamo deciso di fare “Ci vorrebbe il mare”, quindi ci è venuto naturale inserirla nel disco, quasi nella stessa maniera in cui è stata rappresentata nel disco. Con Eros Ramazzotti lo stesso, parlavamo delle nostri prime due canzoni “Terra promessa” e “Disperato”, quindi abbiamo scelto il pezzo con cui ho debuttato trent’anni fa, mentre Ambra Angiolini era venuta a vedermi dal vivo da ragazzina, era il suo primo concerto e aveva uno striscione con scritto “Marco ti vorrei”, quindi abbiamo scelto “Ti vorrei”. Tutto questo per dirti che sono stati i singoli episodi a decretare la canzone da fare insieme».

“Il confronto” è il titolo del brano che ti riporta a Sanremo per la nona volta. In un’epoca in cui non siamo più abituati ad analizzarci, a guardarci allo specchio, al massimo giusto il tempo di un selfie o di una storia su Instagram, quanto consideri importante portare un messaggio di questo genere… oggi?

«Ma sai, la storia la facciamo per gli altri, mentre il confronto lo facciamo per noi stessi. Secondo me si parte sempre da qualcosa che ti appartiene per poi cercare l’identificazione degli altri, magari attraverso delle sensazioni e delle emozioni. Questa è una confessione di un uomo che non è Marco Masini, bensì Mario Rossi, cioè un essere umano che si guarda allo specchio e ha voglia di far pace con se stesso e di accettarsi.

Per farlo deve passare attraverso un tunnel molto buio, rappresentato dal timore del confronto stesso, superando questa paura si ritrova al centro della sua anima e lì può fare tutto quello che vuole, dal condannarsi al perdonarsi. Alla fine di questo brano io mi accetto, con questa consapevolezza riesco poi a trovare la forza per rapportarmi con gli altri, quindi non è una canzone soltanto per noi stessi, ma affronta un tema che ci porta ad amare gli altri, perché soltanto se sei in pace con te stesso puoi riuscire a trasmettere qualcosa agli altri».

Il prossimo 20 settembre 2020 sarà una data per te importante, debutterai per la prima volta all’Arena di Verona. Un bel modo di festeggiare il tuo compleanno e questi trent’anni di musica?

«E’ un sogno che realizzo grazie a tutti i ragazzi che stanno collaborando con me da un anno e mezzo, insieme siamo arrivati a questo traguardo e non vedo l’ora di montare su quel palco. Mi sento in dovere di ringraziare tutti, da Sony Music a Gianluca Tozzi, passando per Ferdinando Salzano e Friends & Partners, Veronica Corno, Sara Bricchi e Riccardo Vitanza, tutti coloro che saranno con me, il direttore artistico e direttore musicale Roberto Rossi, Matteo Paoli, Milo Fantini di Concerto, tutta una serie di collaboratori importanti, persone che hanno creduto in questo progetto e che hanno voluto mettere a disposizione la loro esperienza per riuscire a festeggiare con me questo momento importante. Una dimostrazione di grande affetto, onestamente un sogno così credo che sia un sogno di tanti e io mi sento veramente fortunato».

A proposito di sogni… tra la vittoria del terzo Festival e il terzo scudetto della Fiorentina, se potessi scegliere, per quale tipo di triplete opteresti?

«Io vorrei lo scudetto della Fiorentina, perché vincere il Festival non serve, serve fare una canzone che possa piacere agli altri, mentre fare una partita che possa piacere ma che perdi due a zero non serve (sorride, ndr). Quindi io preferirei vincere lo scudetto e vorrei accadesse finché mio padre è in vita, perché vorrei vedesse il terzo scudetto, perché è un grande tifoso, mi ha portato lui allo stadio e mi ha insegnato a tifare viola».

Per concludere, al di là di come andrà il Festival, cosa ti piacerebbe portare a casa da questo Sanremo?

«Questo per me è un Sanremo che mi potrà servire per imparare, per scoprire, per sperimentare, per conoscere i ragazzi giovani, le nuove leve di cantautori. Tutto ciò che ci sarà su quel palco è un concentrato del futuro della musica, essere anch’io lì e potermi rapportare con il domani della musica credo che sia una grande soddisfazione per questi miei trent’anni di carriera».

© foto di Luisa Carcavale

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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