Margherita Vicario fa i conti con sé stessa ne  “La persona che più mi odia” – RECENSIONE

Margherita Vicario

Con il nuovo brano prodotto da Giovanni Pallotti, Margherita Vicario si mette sotto accusa, tra fiati e cori gospel unendo confessione personale al respiro collettivo. La nostra recensione

Pubblicato il 23 ottobre, per Island Records “La persona che più mi odia”, è il secondo capitolo di un percorso iniziato con “Ho chiesto aiuto”. I due singoli anticipano “Un tripudio di pelle e di baci“, l’album di Margherita Vicario in arrivo il prossimo 20 novembre, a cinque anni di distanza dal precedente progetto discografico, “Bingo” del 2021. 

Il brano, scritto dalla stessa Margherita Vicario, conferma la sua capacità di scavare a fondo nella sfera personale, e questa volta lo fa rivolgendo lo sguardo verso l’interno. Il titolo ribalta l’idea classica di un nemico esterno da cui proteggersi perchè, a volte, la persona che più ci odia al mondo siamo noi stessi. È una prospettiva scomoda, che mette l’ascoltatore davanti alla voce interiore che non smette di giudicarci. Alla base c’è un paradosso molto comune nella vita di ognuno di noi: siamo pronti a perdonare chi ci sta accanto, ma raramente ci concediamo la stessa clemenza: “e dovrei darmi pace quando serve alzare la voce. Non sprecare sempre il tempo che non ho. E dovrei andare più a fondo e godermi ogni secondo, ma non ci riesco mai”. 

La protagonista si guarda allo specchio, rivede i propri errori, si rimprovera fino a convincersi di non avere scampo. Il testo avanza come una conversazione con sé stessi che a ogni strofa si fa più franca, tra rimuginii e il rammarico di non essersi goduti l’attimo mentre accadeva: “Ah sono io, la persona che più mi odia al mondo sono io. Ah proprio io, che perdono sempre tutto a tutti, tutto a tutti tranne a me”. L’autosabotaggio viene riconosciuto ma con la consapevolezza che “cambiare” non equivale a esserne già capaci di farlo. 

Sul piano sonoro, “La persona che più mi odia” si apre con un’introduzione incalzante, guidata da un beat elettronico vivace che sembra invitare l’ascoltatore a mettersi le cuffie e a salire su un palcoscenico dedicato a sé stesso. Perfetta è la scelta dei cori, dal respiro quasi gospel, che arricchiscono il messaggio del brano, la confessione smette di appartenere a una sola voce e diventa uno spazio in cui chi ascolta può riconoscersi. La produzione di Giovanni Pallotti, che firma la musica insieme a Margherita, evita che il confronto interiore resti chiuso nei confini di una ballata strappalacrime. Il brano suggerisce così che dei propri conflitti si può fare un motivo per andare avanti, quasi con un sorriso.

Margherita Vicario con questo brano ci invita a comprendere quale sia il vero nemico che ci rende la vita complessa, ma lo fa con classe, evitando di insegnare al pubblico come si vive, e lo fa dialogando con se stessa, senza imporre uno schema o un preconcetto a nessuno. Il risultato è una canzone in perfetto stile Vicario: precisa, pungente ma senza mai rinunciare al ritmo.

Scritto da Ivan Tarantino
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