Mario Biondi: “Il mio percorso è in continua evoluzione” – INTERVISTA

Mario Biondi

A tu per tu con Mario Biondi per parlare del nuovo disco “Prova d’autore”, il primo in italiano, fuori da venerdì 10 aprile 2026. La nostra intervista

A vent’anni dall’inizio di una carriera che lo ha consacrato tra le voci italiane più riconoscibili nel panorama internazionale, Mario Biondi torna con un progetto che segna una svolta significativa nel suo percorso. Era il 2006 quando il successo di “This Is What You Are”, contenuto nell’album “Handful of Soul”, lo proiettava oltre i confini nazionali, dando il via a un viaggio musicale che lo avrebbe portato a esibirsi in oltre cinquanta Paesi, collezionando dischi d’oro e di platino e consolidando un’identità artistica unica, sospesa tra soul, jazz e contaminazioni internazionali.

Oggi, quel percorso arriva a un nuovo punto di maturità con “Prova d’autore”, il primo album interamente in italiano, in uscita il 10 aprile 2026. Un lavoro che non rappresenta soltanto una celebrazione, ma anche una dichiarazione d’intenti: venti tracce in cui Mario Biondi si mette in gioco a 360 gradi, non solo come interprete, ma anche come autore, compositore, arrangiatore e produttore. Un ritorno alla parola, alla lingua madre, che diventa terreno di esplorazione emotiva e artistica.

Un disco che racconta un’evoluzione, senza rinnegare il passato ma anzi valorizzandolo, e che apre nuove prospettive per il futuro. Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.

Mario Biondi presenta il disco “Prova d’autore”, l’intervista

In questo progetto, oltre a prestare la tua voce, sei anche autore, compositore, arrangiatore e produttore. Qual è stata la sfida più stimolante?

«È stato un lavoro molto completo, che mi ha coinvolto sotto ogni punto di vista. La sfida più grande è stata proprio quella di mettermi a nudo anche come autore in italiano, una lingua che richiede una cura diversa rispetto all’inglese. Ho voluto esplorare nuove sfumature, raccontare emozioni in modo diretto, senza filtri, cercando sempre coerenza tra musica e parole».

Ci sono voluti vent’anni per arrivare a un disco tutto in italiano. In mezzo, Sanremo e tante collaborazioni importanti. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze?

«Ogni incontro è stato fondamentale. Collaborare con grandi artisti significa osservare, imparare, assorbire. Ognuno mi ha lasciato qualcosa, non solo artisticamente ma anche umanamente. Questo bagaglio mi ha aiutato ad affrontare questo disco con maggiore consapevolezza, sapendo cosa volevo raccontare e come farlo».

Hai sempre lavorato anche in ambito internazionale, con artisti come Burt Bacharach e Al Jarreau. Cosa ti hanno insegnato queste esperienze?

«Il confronto con realtà diverse ti apre la mente. L’inglese è stato un ponte importante, ma soprattutto mi ha insegnato a essere più libero nell’approccio musicale. Ho imparato a rispettare le differenze culturali e a trasformarle in un valore aggiunto. Questo oggi si riflette anche nel mio modo di scrivere in italiano».

“Ciao Dottore” apre il disco ed è un omaggio molto personale. Quanto è stato difficile affrontare un brano così intimo?

«È stato uno dei momenti più delicati del disco. Quando tocchi certe corde emotive, devi essere sincero fino in fondo. Scriverla e cantarla è stato un modo per elaborare un dolore, ma anche per rendere omaggio a una figura importante. È una canzone che nasce dal cuore».

“Tira sassi” affronta il tema del giudizio. Quali riflessioni ci sono dietro questo brano?

«Viviamo in un’epoca in cui il giudizio è continuo e spesso superficiale. Questa canzone è un invito a non lasciarsi condizionare troppo da ciò che pensano gli altri. Ognuno deve trovare la propria strada, anche sbagliando, senza farsi bloccare dalle opinioni esterne».

“Prova d’autore” è un disco che mescola generi e linguaggi. Guardando avanti, come immagini i prossimi passi del tuo percorso artistico? E soprattutto, in che lingua?

«Il mio percorso è in continua evoluzione. Non mi piace pormi limiti, né linguistici né musicali. Questo disco rappresenta una tappa importante, ma non un punto di arrivo. Continuerò a sperimentare, a cercare nuove strade. La lingua? Sarà quella che sentirò più naturale per raccontare ciò che avrò dentro in quel momento».

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: