A tu per tu con l’artista milanese, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Martarossa

A un anno di distanza dalla nostra precedente intervista, ritroviamo Marta Ferradini in occasione della pubblicazione di “Martarossa”, il suo nuovo singolo disponibile in rotazione radiofonica e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 15 maggio. Il brano, scritto a quattro mani con Bungaro, rappresenta al 100% l’essenza musicale dell’artista milanese. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Marta, bentrovata. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Martarossa”, che sapore ha per te questo pezzo?

«Per me questo brano è gioia, è vita luminosa e sapientemente leggera. L’ho scritto di getto in dieci minuti, durante un seminario di scrittura creativa con Bungaro, ma a posteriori mi rendo conto che parlavo di quello che in teatro viene definito “il fuoco sacro”, quella passione pura che è il motore di una persona realizzata e per questo felice. “Martarossa” non è per forza una persona, bensì quella forza, quella voce che ogni tanto ci sussurra: “Perché no?” quando magari siamo in procinto di compiere qualcosa che non abbiamo mai fatto prima. Kerouac in “Sulla strada” dice: “Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli”. E allora io dico: “quell’incendio Martarossa accendilo!”».

Un brano scritto a quattro mani con Bungaro, uno degli autori più ispirati e raffinati della scena musicale italiana. Com’è stato lavorare con lui?

«E’ stato molto bello, Bungaro è un uomo intellettualmente raffinato e molto stimolante e coltiva anche nella sua vita quella magia di cui parlo in “Martarossa”. Ho iniziato a lavorare con lui nel 2012 e devo dire che all’epoca ero molto più giovane artisticamente parlando per cui è stato un incontro molto formativo che mi ha ispirato tanto».

A livello testuale, c’è una frase che rappresenta e sintetizza al meglio il significato dell’intera canzone?

«Beh, sicuramente l’inciso è il focus della canzone: “E muoviti dentro al coraggio e al silenzio come uno sguardo in movimento. E smuovimi dentro come spazio nel tempo e questo incendio Martarossa accendilo”. Ho usato un linguaggio metaforico per esprimere qualcosa di intangibile: quell’incendio, quel fuoco sacro che ci fa compiere passi talvolta difficili ma ispirati e che vanno nella direzione giusta per la nostra vita».

Dal punto di vista musicale, la melodia è coinvolgente, un brano che si lascia apprezzare, ascoltare e cantare. Vocalmente, ti sei trovata a tuo agio con queste sonorità?

«Assolutamente sì, anche perché in realtà è nato prima il testo della musica per cui Bungaro ha scritto melodia e armonia sul mio testo e sulla mia personalità vocale».

Che ruolo gioca la musica nel tuo quotidiano?

«Beh, diciamo che la domanda da fare sarebbe: “che ruolo gioco il resto della vita oltre alla musica nel tuo quotidiano?” Scherzi a parte, non c’è giorno che non tocchi il pianoforte o abbracci una chitarra o intoni una melodia. L’unica cosa che forse riesce a distrarmi un po’ da lei è l’amore, ma anche in quel caso quando la musica manca per troppo tempo sento un vuoto, faccio fatica a identificarmi così tanto con qualcosa di diverso dalla musica».

Da fruitrice, ascolti di tutto oppure tendi a cibarti di un genere in particolare?

«Devo dire che sono abbastanza onnivora in fatto di gusti musicali. Vado molto a periodi, e davvero spazio tra artisti diversissimi tra loro e sicuramente anche come generi musicali mi piace ascoltare un po’ di tutto dal pop al rock al country, all’r’n’b al mondo cantautorale. Se dovessi trovare un punto in comune nella musica che mi piace direi che preferisco la musica suonata veramente, quindi poca elettronica, niente autotune sulla voce e vocalità mai urlate».

Venendo all’emergenza sanitaria Covid-19 ancora in corso, personalmente, come stai affrontando tutto questo?

«Inizialmente ho vissuto un momento di grande confusione e spaesamento e anche paura, penso un po’ come tutti. Francamente trovo che l’informazione anche scientifica sia frammentaria e non sempre univoca per cui genera un clima di incertezza. Detto questo, personalmente ho cercato di focalizzarmi su qualcosa che mi facesse bene e così ho passato la quarantena a studiare per il Conservatorio (sono all’ultimo anno di Piano pop) e a scrivere».

Al netto dell’attuale incertezza discografica, quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere, obiettivi e/o sogni nel cassetto?

Con “Martarossa” ho inaugurato una nuova collaborazione discografica con Piuma Dischi e se tutto va bene a fine giugno dovrebbe uscire un nuovo singolo e in autunno l’album. Ho tante canzoni nel cassetto e vorrei che uscissero da lì al più presto! (sorride, ndr)».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Mah, io credo che la musica sia un po’ come l’amore: non si sceglie, è lei che ti sceglie. E forse sceglie quelle persone che vibrano allo stesso modo, “elettivamente affini” come direbbe Goethe».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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