A tu per tu con il giovane artista casertano, in uscita con il suo disco d’esordio intitolato “Fernando Alonso

A poche settimane dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo Federico De Nicola, meglio noto con lo pseudonimo di Masamasa per parlare di “Fernando Alonso, l’album che segna il suo debutto discografico, rilasciato lo scorso 11 settembre. Un lavoro non etichettatile in un solo genere, se non in una macroarea che potremmo definire street pop, perché tante sono le sonorità così come è versatile il linguaggio. Approfondiamone la conoscenza con il diretto interessato.

Ciao Federico, bentrovato. “Fernando Alonso” è il titolo del tuo album d’esordio, cosa hai voluto inserire in questo tuo biglietto da visita musicale?

«E’ un disco che ho voluto concepire inseguendo l’unica regola che mi sono imposto da quando faccio musica: prendere questo lavoro come una vacanza, ovvero senza pormi regole. L’unica cosa che avevo voglia di comunicare era la mia libertà, abituare le persone che mi ascoltano e che mi scrivono al fatto che la mia testa è diversa da quella di ieri, che ciascuno di noi cambia giorno dopo giorno, infatti quello che pensavo un anno fa è completamente diverso da ciò che penso oggi. Varietà e libertà, perché alla fine non me ne frega di nulla, nel senso che sono fatto così. Come a dire, in questo album c’è tutto… prendi quello che ti piace».

A cosa si deve la scelta del titolo di questo disco? 

«Il titolo l’ho scelto perché Fernando Alonso è stato il mio modello per anni, mi ci rivedo in lui per un sacco di cose, ad esempio è un tipo scontroso ma molto talentuoso, in molti lo considerano uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, anche se non ha vinto come gli altri. Il suo carattere particolare lo ha portato a prendere diverse scelte sbagliate, al punto da non ritrovarsi più in una scuderia competitiva, perché per vincere in Formula 1 hai bisogno di guidare le macchine migliori. Lui per me è stato questo, mi ci sono rivisto sin da quando ero piccolo».

Per fare un paragone automobilistico, qual è il tuo obiettivo stagionale con questo disco? Cosa ti piacerebbe ricevere e quali soddisfazioni ti piacerebbe ottenere?

«Guarda, onestamente penso che questo dipenda anche dalla scia che ti porti dietro, nel senso che se vieni da un tot di vittorie puoi puntare a un determinato risultato, altrimenti non riesci a porti un determinato obiettivo. Quello che mi piacerebbe arrivare a pensare dopo l’uscita di questo disco è che la macchina funziona, la squadra pure, quando sarà tempo di pensare alla gara o al campionato vero e proprio me ne renderò conto, lo sentirò, per il momento preferisco concentrarmi sulle prove libere e sulle qualifiche, poi se cominciamo a vincere qualche gara ne riparliamo».

L’impressione è che tu ti sia espresso ed aperto ancora di più rispetto a quello che già avevi avuto modo di mostrarci con i precedenti estratti, quali tematiche hai voluto abbracciare?

«Le tematiche principali di questo disco sono abbastanza pesanti, si parla di solitudine e di rapporti familiari, ma anche e soprattutto di crescita. Secondo me questo lavoro si colloca anagraficamente un po’ prima di ciò che sono io oggi, tra i diciannove e i ventuno anni per intenderci, quando ancora non riesci a capire bene determinate cose. Tutte queste tematiche affrontano una sorta di evoluzione, da un rapporto d’amicizia finito male a un brano che parla di una ragazza e che denota un certo cambiamento nei confronti della mia visione del mondo femminile, tutto ciò denota un mio cambio di visione… è il mio cervello che macina (sorride, ndr)».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«Penso che quello più importante sia non pensare che una cosa che hai fatto sia giusta o sbagliata considerando solo il risultato, perché la fortuna è una componente fondamentale. Questo è un aspetto che inizialmente non avevo valutato, nonostante io sia figlio di un ingegnere, quindi di una persona molto precisa. Crescendo ho capito che la fortuna è importante, se una cosa succede o meno dipende in parte da te, ci sono una serie di fattori che vanno presi in considerazione, un concatenazione di fattori che devono innescarsi. La musica mi ha insegnato a prenderla in questo modo, a stare più tranquillo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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