A tu per tu con il cantautore lombardo, in uscita con il suo quarto lavoro in studio “Rolling Pop

Tempo di nuova musica per Gianluca Massaroni, in arte Massaroni Pianoforti, cantautore che ricordiamo per la sua partecipazione a Musicultura nel 2006, dove ha ottenuto sia il premio della critica sia quello per il miglior testo. “Rolling Pop” è il titolo del suo quarto album, il primo per Cramps Records, un lavoro che si avvale della co-produzione di Davide “Boosta” Dileo. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Gianluca, partiamo da “Rolling Pop”, cosa hai voluto raccontare attraverso questo tuo nuovo progetto musicale?

«Ciao, ho voluto raccontare le fasi dell’adolescenza attraverso la vita di Jennifer, partendo da quella sognante delle “Gattine”, passando per quella in fuga di “Abberlino”, e arrivando a “Rollingstone”, dove ci si rende conto che è arrivato il momento di guardare avanti per affrontare una nuova stagione della vita non meno spensierata, o meno complicata, della precedente ma sicuramente più costruttiva».

Quali sonorità hai voluto abbracciare in queste undici tracce?

«È un album che forse può ricordare le sonorità degli anni ’70 ma solo perché si discosta fortemente e volutamente dalla musica patinata che ultimamente ci siamo abituati, o ci stanno quasi costringendo, ad ascoltare».

Com’è stato lavorare con Boosta e quale valore aggiunto ha donato a questo lavoro?

«In realtà con Boosta ho registrato fisicamente nel suo studio a Torino solo “50 Settimane” di cui è anche co-autore ma indirettamente c’è in tutto il disco anche solo per il fatto di avermi dato il privilegio del suo pre-ascolto e dei consigli ricevuti. L’album l’ho registrato in un piccolo studio da battaglia che ho assemblato con mio fratello Andrea, che ha curato tutta la produzione artistica dell’album. L’ultimo mese prima della chiusura è subentrato Davide che ha aggiunto qualcosa e tolto tutto ciò che al suo orecchio risultava di troppo e l’ha mixato. Non potevo chiedere squadra migliore».

Quali innovazioni contiene “Rolling Pop” rispetto ai tuoi precedenti lavori?

«Mi sono liberato dal peso e dalla frustrazione di dover per forza dimostrare ai più, di meritarmi anche questo traguardo che ho raggiunto dopo tre dischi autonomi nati solo grazie al crowdfunding. Sicuramente mi sono un po’ alleggerito rispetto al disco precedente “GIU” dove ho toccato veramente il fondo del mio intimismo e ho sperimentato molto di più con l’elettronica ma doveva essere fatto, nonostante abbia trovato molti ostacoli, per arrivare finalmente a concepire “Rolling Pop”».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Fin da bambino ho sempre avuto delle melodie che mi giravano per la testa e con le parole ho sempre cercato dei versi che in qualche modo raccontassero quello che stavo vivendo in quel momento. Verso i diciott’anni ho capito che con uno strumento tra le mani potevo fissare concretamente tutto questo nelle canzoni e da lì in poi non mi sono più fermato».

Quali ascolti hanno segnato e influenzato il tuo percorso?

«Più che di qualche artista in particolare degli anni d’oro della canzone d’autore italiana e non solo, sono stato catturato soprattutto da un tipo di scrittura che non si limita a farti la cronaca dei propri sentimenti o del vissuto per quello che è ma che scava molto più a fondo per darti più chiavi di lettura all’ascolto. Sicuramente anche gli artisti di oggi, a cui non nego mai un interesse approfondito, hanno un’influenza su quello che scrivo».

Come valuti l’attuale situazione discografica del nostro Paese? 

«Mi piace che la musica italiana sia rinata con nuove realtà interessanti. Mi piace un po’ meno che si cerchi spesso l’esigenza di replicare un successo radiofonico con nuove canzoni e artisti più o meno simili tra loro».

Sogni nel cassetto ed obiettivi per il prossimo futuro?

«Pubblicare qualche altro album e permettermi prima o poi di farmi una vacanza anche con la testa».

Per concludere, dove e a chi ti piacerebbe arrivare con la tua musica?

«”Caffex” sta girando molto bene in Germania e nonostante lo stupore per come ci sia arrivata mi fa molto piacere saperlo. Ovviamente vorrei arrivare ad essere apprezzato da più gente possibile ma mi accontenterei anche di arrivare a quanto basta, per continuare a permettermi di pubblicare nuove canzoni».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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