A tu per tu con il giovane cantautore romano, in uscita con il suo nuovo singolo intitolato “Niente”

L’estate porta con sé le solite proposte ma anche una ventata di originalità, tra le novità più interessanti del momento troviamo “Niente”, il nuovo singolo di Matteo Alieno che ritroviamo a pochi mesi dalla nostra precedente intervista. Il brano, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali dallo scorso 16 giugno, vede approcciare il cantautore romano con sonorità che richiamano un po’ il twist, un po’ il rock ‘n roll e tutto quel mondo anni ‘60 che appartiene al suo ispirato background musicale.

Ciao Matteo, bentrovato. Partiamo da “Niente”, da quali idee sei partito e come si è sviluppato l’intero processo creativo?

«Ho composto questo pezzo più o meno un anno e mezzo fa, durante una fase di scrittura molto ricca, in cui iniziava a nascere un’idea di disco. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di lavorare ad un pezzo che mi facesse divertire, allo stesso tempo parlando di un tema secondo me importante, ovvero il dolce far niente appunto, il famoso otium latino. Credo sia necessario ritagliarsi uno spazio del genere all’interno delle nostre giornate che, a volte, sono troppo frenetiche e progettate».

Un brano che esce in un’estate che sarà diversa dalle altre, personalmente come te la immagini?

«Non sarà come tutte le altre sia dal punto di vista pratico di viaggi e di vacanze, ma anche a livello musicale, a cominciare dalla mancanza dei tour per passare ai singoli in uscita. Penso che i pezzi un po’ più volutamente spensierati, probabilmente, troveranno meno spazio secondo me. Proprio per questo motivo ho voluto pubblicare un brano che parla dell’importanza del non fare niente, una sensazione riscoperta durante la quarantena credo un po’ da tutti».

A proposito di quarantena, che tipo di riflessioni hai maturato e con quale spirito stai affrontando questa ripartenza?

«Guarda, sono veramente molto confuso, non riesco proprio a farmi un’idea a riguardo. Dall’inizio del lockdown in poi il mondo ha iniziato a cambiare velocemente, ogni giorno succedeva una cosa diversa, per questo mi sento un po’ disorientato a livello spazio-temporale. In più non si sa cosa accadrà in futuro, non ci tocca che restare a guardare. A livello compositivo non è facile per me scrivere in questo momento».

In “Niente” dici che non ti va di litigare, di contestare, di professare, di progettare, di recitare, di guidare e tante altre belle cose che finiscono in “are”. In questo preciso momento storico cosa ti va di fare? 

«Vorrei fare un concerto, vorrei suonare. Durante questi mesi ho fatto uscire dei singoli che mi hanno portato un sacco di nuovi ascoltatori, persone che mi scrivono con cui non ho ancora avuto un contatto reale. Sicuramente mi segue più gente rispetto a prima, ma non riesco a rendermene davvero conto, ho bisogno di confrontarmi nella realtà con questi ragazzi, che ho avuto il piacere di conoscere anche nelle dirette o comunque attraverso i social. Dopo l’estate spero di riuscire a realizzare una piccola data e di divertirmi con loro dal vivo».

Al netto della confusione dovuta alle conseguenze della pandemia, come procedono i lavori per la realizzazione del tuo primo album?

«Sono stato fortunato perché, in realtà, il disco è praticamente già finito, per cui stiamo aspettando solo il momento giusto per farlo uscire, probabilmente dopo l’estate. Parallelamente sto cercando di iniziare a scrivere nuove cose, cose che rappresentino anche di riflesso questo momento, perché è vero che è cambiato il mondo, ma sono cambiato anch’io assieme alla realtà che mi circonda. Non è facile, è come se dovessi imparare a conoscerla da capo».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver appreso dalla musica in questo tuo primo anno di attività?

«Sai, questo anno ho scritto tante canzoni e mi sono interfacciato per la prima volta con la discografia, per cui ho capito un bel po’ di dinamiche, a partire dai ragazzi che cercano di cavalcare un onda, seguire la hit del momento, realizzare un pezzo di tendenza. Questo credo che sia sbagliatissimo, per citare Jovanotti: “le canzoni non devono essere belle, devono essere stelle”. Secondo me, il minimo comune multiplo sta nell’originalità di una proposta musicale, per cui ho imparato che è importante proteggere la propria identità musicale».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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