A tu per tu con il giovane cantautore bresciano, in gara a Sanremo 2020 con “Nel bene e nel male

Si intitola “Figli delle favole” il disco d’esordio di Matteo Faustini (qui la nostra precedente intervista), artista che troveremo in gara tra le Nuove Proposte della 70esima edizione del Festival di Sanremo, in scena dal 4 al 9 febbraio 2020, con il brano “Nel bene e nel male”, scritto in collaborazione con Marco Rettani. L’album, in uscita il 7 febbraio per Dischi dei Sognatori con distribuzione Warner Music Italia, comprende undici tracce che mettono in luce il mondo artistico-introspettivo del giovane cantautore bresciano, canzoni che parlano di argomenti importanti e strettamente attuali, il tutto raccontato con un linguaggio fresco, profondo e disincantato tipico dell’artista classe ’94.

Ciao Matteo, bentrovato. Noi ci siamo sentiti di recente, pochi giorni dopo la notizia che qualsiasi artista emergente sogna di ricevere, ovvero la partecipazione al Festival di Sanremo. Andiamo con ordine, comincio con il chiederti: come proseguono i preparativi?

«Proseguono con grande intensità e grande gioia, davvero. Il sentirmi privilegiato è sempre al primo posto, il disco è ufficialmente chiuso, le prove sono cominciate, caspita manca veramente poco, sta per succedere e non potrei essere più felice. Sai che non ho ancora realizzato? Non riesco ad abituarmi a questa cosa, mentre la vivo mi sembra di essere in una specie di sogno, è davvero strano, le percezioni sono tutte annebbiate, non so se per l’emozione o per le difese automatiche che mi partono, ma è davvero pazzesco».

“Nel bene e nel male” è il titolo del brano che ti ha permesso di vincere Area Sanremo, spalancandoti le porte dell’Ariston. Parla dell’importanza dell’esserci, perché è facile nella vita dire ci sono e ci sarò, scriverlo su WhatsApp, magari anche tatuarselo sulla pelle e poi, nel momento pratico del bisogno, chi si è visto si è visto. Alla fine, restano solo le persone che sono importanti davvero. Ecco, cosa ti ha indotto questo tipo di riflessione?

«La vita, perché nonostante io sia abbastanza giovane, ho avuto tante esperienze sia positive che negative, come tantissimi esseri umani. Ho voluto scrivere un omaggio al fatto che, secondo me, in ogni persona si nasconde una parte di bene e una parte di male, ma quante persone sono disposte ad amare anche la seconda? Questo pezzo vuole essere un omaggio, una dedica a quelle persone che abitano in maniera permanente le stanze del nostro cuore, perché è bellissimo sapere che, in qualsiasi momento, puoi aprire la porta e trovarci altre anime pronte a sostenerti sia nel bene che nel male».

Quanto conta per un artista emergente e giovane come te avere alle spalle una squadra bella compatta di professionisti? A partire da Marco Rettani che è intervenuto anche nel testo, ma davvero tutte le persone che ti circondano in questo momento, quanto è importante per te il team?

«Esattamente come per la notizia di Sanremo, non riesco ancora a capacitarmene, mi fa assolutamente strano perché è stato tutto un flusso naturale e normale, ma pensandoci mi rendo conto che senza queste persone speciali mi sentirei probabilmente abbastanza spaesato, nel senso che mi sento di poter fare affidamento su una famiglia lavorativa che c’è e sono contento e grato che ci sia. E’ un po’ il discorso che facevamo prima per la canzone, nella musica così come nella vita ci sono tante persone positive ma anche tante negative, di queste ultime ne ho conosciute tante, per cui c’è sempre un po’ di paura, ma quando vedi che intorno a te và davvero tutto per il verso giusto, decidi di smettere con le paranoie e di andare avanti con gioia, col sorriso stampato sul cuore».

Di Faustini-Rettani, “Nel bene e nel male”, dirige l’orchestra il maestro… Si può dire? Dai dillo tu… 

«Certamente: Mario Natale! Il fantastico arrangiatore del brano, una persona molto molto umana, sono davvero contento che ci sia lui a dirigere l’orchestra, tra l’altro le prime prove sono andate benissimo, è stato pazzesco, su quel palco c’è stato chiunque, vedere dall’altro lato la scritta con Sanremo 2020, anche se con le poltrone vuote, con Amadeus che ascoltava, l’orchestra di sessanta elementi… davvero bellissimo, una sensazione indescrivibile».

Dei big in gara quest’anno al Festival, c’è qualche artista che hai già avuto modo di conoscere e qualcuno che apprezzi in modo particolarmente?

«Ho già incontrato Giordana Angi, mi è capitato di trascorrere una breve ma intensa giornata con lei ai casting di Amici lo scorso anno, l’unica che è stata gentile e mi ha aiutato perché mi era esplosa la valigia. Come artista mi piace molto Levante, è una donna di grande spessore, mi colpiscono parecchio i suoi contenuti. I Pinguini Tattici Nucleari sono simpatici, mi fanno sorridere. Poi sono contento che ci sia Tiziano Ferro, anche se non in gara, lui è un super big e la sua presenza si sentirà».

E veniamo al disco, abbiamo il titolo… dillo tu, immagino ti farà piacere…

«Assolutamente sì, si chiamerà “Figli delle favole” perché amo con tutto me stesso le fiabe Disney, mi hanno insegnato parecchio, mi piace il fatto di utilizzare questo tipo di storie per comunicare, trasmettere determinati contenuti e valori in cui credo moltissimo. Ci saranno undici tracce, undici errori, undici insegnamenti che parlano di temi che mi stanno molto a cuore, si parlerà di bullismo, di omicidio, di amore e di musica, tantissimi argomenti in cui credo tanto, ma con un linguaggio e una chiave che trovo molto personale. Diciamo che ho spesso fatto l’errore di vivere nel mondo delle fiabe, poche volte mi sono messo in gioco, relegandomi più in questo mondo disneyano e poco in quello reale. Negli ultimi anni ho cercato di portare il sorriso dei bimbi sperduti nel pianeta del tesoro, che alla fine è il nostro».

“Figli delle favole” è un disco che racconta gli ultimi sei anni, perché raccoglie canzoni scritte in vari momenti, una fetta importante della tua vita?

«Importantissima, è la parte della mia vita in cui sono cresciuto di più, in cui sono cambiato umanamente, grazie a questi testi e a queste melodie sono migliorato caratterialmente, ma pian piano. Sono molto contento perché è un album che mi rappresenta, la maggior parte sono ballad, il mood sonoro che mi si addice di più, ma ci sarà spazio anche per pezzi diversi che mettono in luce il mio lato un po’ più pazzo»

Per concludere, al di là di come andrà il Festival, nel bene e nel male, cosa vorresti portare a casa da questa esperienza? 

«Tornare a casa e andare a dormire con la consapevolezza di aver comunicato i contenuti sia di “Nel bene e nel male”, che rappresenta un biglietto da visita importante, ma anche dell’intero disco “Figli delle favole”. Poter dire: “caspita, io non ho rimpianti” ed essere riuscito a trasmettere quello che penso, quello che credo e l’emozione che ho provato mentre ho scritto questi pezzi».

si ringrazia Latte e Miele per averci ospitato nei loro studi milanesi
© foto di Marco Piraccini

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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