Recensione del primo album d’inediti del giovane cantautore

Chi di noi non ha mai avuto un sogno irrealizzabile nella propria vita e per questo è riuscito, anche solo per un momento, ad immaginare che le favole potessero esistere davvero? Le storie di principesse e maghi hanno fatto parte di ognuno di noi e, forse, ci hanno insegnato più di quanto da adulti ci troviamo a pensare perchè l’immaginazione e l’irrealtà hanno lo strano ma invincibile potere di riuscire a far credere nei sogni, grandi o piccoli che siano, e a tutti piace sognare. Lo sa bene Matteo Faustini, ragazzo bresciano che quella voglia di chiudere gli occhi ed immaginare mondi incantati l’ha forse mantenuta più di altri testimoniandola nel suo album di debutto, Figli delle favole, che oltre a suonare come frutto di una dimensione altra riesce anche, in più punti, a raccontare la nostra realtà ordinaria con la consapevolezza illusoria di voler, un giorno, provare a cambiarla.

Dieci brani inediti e la voglia di raccontarsi senza filtri caratterizzano questo primo progetto discografico di questo giovane cantautore a cui va riconosciuto il merito di riuscire a raccontarsi con semplicità ed immediatezza rendendo pubbliche ciò che comunemente tutti tendiamo a nascondere: le nostre fragilità. Ad essere manifesto di tutto ciò è, ovviamente, quella Nel bene e nel male (di cui qui la nostra recensione) che Matteo ha portato in scena sul palco del Festival di Sanremo per raccontare di quel dolore che ognuno di noi ha sentito almeno una volta nella vita quando si è costretti a voltare pagina in amore. In un canto che attraversa intimità e potenza espressiva c’è lo spazio vitale per un flusso di coscienza emozionale che viene ancor più amplificato nella versione unplugged conclusiva che mette ancor di più l’accento su di un testo che racconta di gioia e di potenza del sentimento ma anche di momenti bui, paure e fragilità.

Il mondo delle favole è, ovviamente, parte vitale di questo progetto a partire dalla title track, Figli delle favole, che spalanca anche le porte ad una parte di brani decisamente più movimentati, freschi e contemporanei nelle intenzioni di ritornelli che si fanno canticchiare con facilità e orecchiabilità. Su questa scia s’inserisce anche la Si, lei è, dedicata all’amore assoluto per la musica, e Lieto fine?, che su di un basso a tratti blues e su di un sintetizzatore che concede anche qualche barra rap si trova a riflettere sul senso ultimo del racconto ricordandosi che “devi amare perchè solo non puoi stare mai”.

La parte preponderante del lavoro, però, finisce per essere dedicata a quella sfera intima del racconto del sé fragile, soggetto al dolore e alle sfide della vita. Ad aprire i giochi è proprio La bocca del cuore che ben rappresenta tutto questo: una lenta ballata all’italiana che parte con il pianoforte e si dirige verso un pezzo profondo che affronta il tema dell’addio (“è notte e non ci sei: e non importa se adesso tu ti allontanerai, io mi farò un po’ più grande così mi troverai”) ripetendo tra sè e sè, in un inciso in crescendo ma pur sempre delicato, che “non c’è più la rabbia, non c’è più gelosia: amore mio fai buon viaggio ovunque tu sia” per consolarsi all’idea che l’amore resiste anche dopo la sua fine: “dimmi solo che adesso porterai lì con te anche solo un pezzo che ti parli di me”.

Piccole gemme risultano essere Vorrei (la rabbia soffice), una sorta di lettera aperta a sè stessi in cui si fantastica ad occhi aperti a proposito di un amore senza limiti e di un mondo che sappia davvero vivere secondo i più profondi valori morali, e Il cuore incassa forte, che, invece, inneggia (dirigendosi anche verso una destinazione finale che strizza l’occhio al pop-soul alla Giorgia degli anni ’90) alla forza del cuore per rialzarsi dopo ogni difficoltà e delusione. Gioiellino unico, invece, è Il gobbo con cui si condanna ogni forma di pregiudizio e di violenza partendo dal bullismo e arrivando all’omofobia passando per la xenofobia ed il gusto del giudizio gratuito (“non c’è più colore sulla mia pelle, non c’è più amore di serie A, non ho più paura delle mie scelte: ma là fuori il mondo poi ti giudica, siamo come il gobbo soli a Notre Dame“).

Concludono questo viaggio dentro l’intimità di Matteo, che poi è quella di gran parte di noi, un’arrabbiata Lo stregatto, in cui si sfoga tutta la delusione per l’immediata fine di una storia d’amore che si conclude come quando “mi hai pugnalato al cuore”, e Un po’ bella un po’ bestia, che, invece, inneggia alla bellezza della vita e, contemporaneamente, ne mette in mostra tutta la sua fragilità e provvisorietà.

La storia di vita che Matteo ha inserito in questo progetto, che dall’inizio alla fine suona come un manifesto di verità ed intensità, risulta essere la storia di tanti altri cuori. Cuori che, a volte, si sono sentiti soli, incompresi, diversi, fragili, in difficoltà di fronte a sfide ed aspettative imposte dalla vita e dagli altri. Matteo, però, ha avuto il coraggio di rischiare, di guardarsi allo specchio e raccontarsi e verrebbe proprio da dire che lo ha fatto “per me stesso perchè a fare del bene poi si dorme meglio”. E lui, in questo caso, di bene ne ha fatto davvero restituendoci tutto il suo cuore, tutta la sua anima e tutta la sua esperienza senza paura di spogliarsi totalmente di fronte all’ascoltatore che solo così può sentirsi davvero conquistato, davvero partecipe di una storia. E quella di Matteo è una bella storia. Una storia che va ascoltata, rispettata e apprezzata sotto il segno del cuore, della melodia italiana, della genuinità di un racconto autentico e senza filtri.

Migliori tracce | Nel bene e nel male / La bocca del cuore / Il gobbo / Vorrei (la rabbia soffice)

Voto complessivo | 8.5/10

Tracklist |

  1. La bocca del cuore
    [Matteo Faustini]
  2. Nel bene e nel male 
    [Matteo Faustini, Marco Rettani – Matteo Faustini]
  3. Si, lei è 
    [Matteo Faustini, Marco Rettani – Matteo Faustini]
  4. Vorrei (la rabbia soffice)
    [Matteo Faustini, Marco Rettani – Matteo Faustini]
  5. Il cuore incassa forte
    [Matteo Faustini]
  6. Figli delle favole
    [Matteo Faustini, Marco Rettani – Matteo Faustini, Enrico Palmosi]
  7. Un po’ bella un po’ bestia
    [Matteo Faustini, Marco Rettani – Matteo Faustini]
  8. Come lo stregatto
    [Matteo Faustini]
  9. Il gobbo 
    [Matteo Faustini]
  10. Lieto fine
    [Matteo Faustini]
  11. Nel bene e nel male – Unplugged version
    [Matteo Faustini, Marco Rettani – Matteo Faustini]

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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