A tu per tu con il giovane cantautore napoletano, fuori con il singolo intitolato “Tu sei un’emozione

Tempo di nuova musica per Mattia De Simone, talentuoso artista classe ’93 attualmente in lavorazione del suo primo disco di inediti. Si intitola “Tu sei un’emozione” il brano scelto per anticipare l’album, un pezzo prodotto da Davide Tagliapietra, distribuito da Believe a partire dallo scorso 24 aprile. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Mattia, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Tu sei un’emozione”, che sapore ha per te questo pezzo?

«”Tu sei un’emozione” ha il sapore di un bel thè fresco (alla pesca!) in una giornata con 30 e passa gradi per me: quella sensazione unica che dura pochi attimi ma che ricordi sempre e cerchi di provare a rivivere».

C’è una frase che, secondo te, sintetizza al meglio il significato dell’intera canzone? E perchè?

«Forse il primo verso del ritornello “Tu sei un’emozione che riesco a ritrovare in ogni frazione spazio-temporale” riesce a racchiudere un po’ tutta l’essenza del brano, ho provato a parlare proprio di quelle storie “lampo”, se così si possono definire, che però ti lasciano tantissimo dentro».

Un brano prodotto da Davide Tagliapietra, com’è stato collaborare con lui?

«Lavorare con un professionista di quel livello è stato senza alcun dubbio una della cose più belle che mi siano capitate. In quello studio hanno registrato tantissimi big della musica italiana tra cui Gianna Nannini e Tiziano Ferro, e ritrovarmi allo stesso microfono qualche giorno dopo di loro è stata adrenalina pura. Oltre al musicista devo dire che poi ho scoperto una persona fantastica che mi ha saputo insegnare e guidare. Ricordo ancora quando mi scrisse un ultimo in bocca al lupo all’una di notte per la prima data di James Blunt che dovevo aprire a Genova».

Dal punto di vista musicale, pensi di aver trovato il sound che meglio ti rappresenta?

«Questa è una domanda che mi sono posto spesso anche io, credo che ogni cosa possa evolversi sempre di più. Credo però, di avere più sound dentro di me che spero di far sentire con il tempo».

A livello narrativo, cosa aggiungono le immagini del videoclip diretto da Mario Miccione?

«Con Mario sono stato un rompiscatole fin dall’inizio delle riprese, volevo che ogni minimo dettaglio riuscisse a superare la barriera dello schermo e arrivare dritto alle persone, come è stato per me quella sera insomma. Abbiamo voluto rappresentare tutta la mia storia da cui è nata la canzone a tratti quasi in modo identico senza aggiungere altre cose quindi. Abbiamo ricercato i giusti attori, le giuste location.. davvero un lavoro certosino».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Credo di aver fatto amicizia con la musica all’età di tre anni, quando per la prima volta mi sono rubato la chitarra di mio zio a casa di mia nonna.. continuavano a regalarmi quella giocattolo che odiavo e rompevo puntualmente e quindi andavo a prendermi quella vera (ride, ndr). Dopodiché l’amicizia è  sempre continuata, tra alti e bassi, non m ha mai abbandonato, per poi sfociare in un vero e proprio fidanzamento».  

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Io sono cresciuto a pane e musica anglosassone a dire la verità. Il mio gruppo preferito sono i Maroon 5, per gioco a volte riscrivo i loro brani in italiano e a modo mio. Oltre loro sono un fan dei OneRepublic, dei The Script e in particolare della musica country. Da piccolo vedevo spesso su Disney Channel Camp Rock con i Jonas Brothers o High School Musical, sognando un giorno di poter far ascoltare la mia musica e di salire su palchi importanti».

Nel 2018 hai aperto le date italiane della tournée di James Blunt, che esperienza ha rappresentato per te?

«È stata un’esperienza unica e indimenticabile. Mi ha fatto crescere e imparare tantissimo. Un sogno che si avvera senza altri termini. James Blunt l’ho ascoltato e seguito fin da piccolino.. l’emozione era tantissima; tra l’altro è anche l’artista preferito di mio padre, e sentivo una responsabilità ma anche uno stimolo in più. In tutte le città dove siamo stati mi sono sentito come se fossi a casa grazie al meraviglioso pubblico che ho incontrato».

Venendo all’attualità, in particolare all’emergenza sanitaria Covid-19, come stai affrontando questa delicata e inedita situazione?

«La sto affrontando cercando di renderla il più normale possibile. Ho provato a spendere il tempo della quarantena a conoscermi ancora un pò di più. Non sono il tipo che nella vita vuole sempre correre a destra o a sinistra, che vuole fare sempre e comunque qualcosa, non sono il tipo che per forza nel week-end deve uscire e andare in discoteca. Le cose che più mi sono mancate in realtà sono la cene con la mia nonna, vedere mia madre, e i miei migliori amici. Ma sono sicuro che usciremo da questa situazione, spero con qualche valore in più per tutti».

Stai lavorando al tuo album di debutto, cosa puoi anticiparci a riguardo?

«Che in tutte le canzoni ci sarà un piccolo pezzetto di me. Per scrivere ho bisogno di vivere, è sempre stato un mio modus vivendi questo. Uscirà qualche altro singolo che lo anticipa sicuramente».

Per concludere, dove e a chi ti piacerebbe arrivare con la tua musica?

«Il mio obiettivo è sempre stato arrivare a dare un’emozione a quelle persone che mi ascoltavano. Mi piacerebbe arrivare a suonare in Inghilterra o in America. Londra è come una seconda casa per me, è un sogno che ho nel cassetto da tanto tempo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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