Maurizio Fabrizio: “Ogni canzone ha il suo destino” – INTERVISTA

Intervista al grande cantautore che ha fatto la storia della musica italiana

I grandi uomini sono sempre quelli più umili, disponibili, alla mano. Lo capisco subito quando, dopo appena due squilli, il grande Maestro Maurizio Fabrizio mi risponde al telefono con una voce leggera, tranquilla, quasi sussurrata e mi dice “diamoci del tu, ti prego: è tutto più facile”. Ho promesso di provarci ma riascoltando la telefonata mi sono accorto che, di tanto in tanto, il lei reverenziale m’è uscito con spontaneità. Alla fine mi saluta dicendomi “ora che hai il mio numero richiamami quando vuoi. Mi fa piacere”. La grandezza, probabilmente, non ha confini. Avrei volentieri fatto durare la telefonata per ora e, probabilmente, lui non avrebbe battuto ciglio continuando a raccontarmi con naturalità e semplicità della sua passione più grande, della sua vita vera. Ne è uscita questa lunga chiacchierata sincera, autentica e concentrata sulle canzoni, sulle emozioni, sulle persone importanti che hanno incrociato il percorso del più grande compositore della musica leggera italiana:

Allora Maurizio, come prima cosa, non posso che chiederti come stai

<<Sto bene, ti ringrazio. Come, forse, saprai da più di un anno vivo in Inghilterra grazie al fatto che mio figlio frequenta qui una scuola molto bella a poca distanza da Londra ma, comunque, quasi in campagna. Grazie al fatto che il nostro lavoro, sia il mio che quello di mia moglie Katia, permette di vivere liberamente dove si vuole abbiamo scelto di seguirlo qui. Devo dire che ci troviamo molto bene: l’Italia ci manca poco a dire la verità anche se ha tante cose belle>>.

Questa chiacchierata per me potrebbe durare dei mesi ma non voglio rubarti troppo tempo per cui partirei subito con il parlare di ‘Quattro pezzi facili‘, questo nuovo progetto che, tramite la tua voce ed interpretazione, restituisce spazio a dei brani scritti da te per altri interpreti e che, probabilmente, non sono riusciti a ritagliarsi il giusto spazio. Ecco, da cosa nasce questa tua esigenza di riscoprire il passato?

<<Andando avanti con gli anni mi è venuta una gran voglia di cantare, una cosa che in passato non facevo quasi mai, e di esibirmi in pubblico: l’ho fatto anche con mia moglie con cui, anni fa, ho realizzato un disco insieme. Questa esigenza di riscoprire alcune delle canzoni tra le tante che in 50 anni di divertimento, non vorrei chiamarlo lavoro, ho scritto è dovuta al fatto che vorrei dare a queste belle canzoni l’opportunità di non rimanere ancora nascoste. A volte le canzoni si perdono negli album degli artisti anche se questi sono grandissimi nomi della musica. Queste prime quattro canzoni sono alcune di quelle che, secondo me, non hanno avuto la giusta rilevanza e popolarità per cui mi piace riscoprirle e ricantarle personalmente dando una “nuova vita”, per l’appunto. Queste prime quattro canzoni sono solo l’antipasto: è un progetto che voglio continuare a portare avanti nel tempo>>.

Quattro canzoni che, in questo caso, sono tutte accomunate dal fatto di avere la firma, nel testo, di Guido Morra, un grandissimo autore che ha marchiato a fuoco moltissime e preziosissime pagine della musica italiana

<<Si, uno dei motivi della mia scelta riguardo a proprio queste quattro canzoni è sicuramente quello: omaggiare Guido che, secondo me, è tra i più grandi (per me è anche il più grande in assoluto) autore di testi in Italia. Io lavoro con lui da 40 anni e posso dire di conoscerlo a fondo. Lui scrive in un modo meraviglioso sia le canzoni ma anche altro: insieme abbiamo curato musical e ora stiamo scrivendo un’opera lirica che vedrà la luce l’anno prossimo. Pensavo fosse davvero giusto omaggiarlo sia come autore che come amico e credo che in queste quattro canzoni emerga tutto il suo talento, il “Guido DOC” per così dire>>.

Spesso si dice, anche in ambiti extra-musicali, che per costruire il futuro occorra tener presente e conoscere il passato. E’ una regola che, secondo te, vale anche per la musica?

<<Si, credo di si. Le mie radici musicali, quelle che mi hanno permesso di sviluppare la mia personalità, sono state molto importanti e sono, apparentemente, diverse tra loro. Le cose che mi hanno formato sono, per la musica pop, i Beatles sicuramente ma poi ho ascolto molto Leonard Bernstein, grandissimo musicista e compositore, e Puccini, per la lirica, che davvero conosco a memoria. Credo e spero che tutte queste fonti mi abbiano aiutato a sviluppare questa mia personalità musicale. Per il futuro, vedremo… Un autore ha sempre un suo marchio, una personalità precisa ma poi, come è giusto che sia, continua ad evolversi all’interno dei confini di questa sua immagine e forma per cui sono consapevole di scrivere attualmente in modo diverso di come facevo anni fa>>.

Secondo te in Italia si ricorda sufficientemente il nostro passato musicale?

<<Mah, io direi di si. Non sono, lo devo ammettere, troppo attento all’attualità e quel poco che so mi arriva da mio figlio che, da quattordicenne, ha un modo totalmente nuovo e diverso di sentire e fruire la musica. Io credo che in Italia ci sia un rispetto per il passato: lo vedo e lo sento continuamente verso i grandi cantautori che continuano ad avere una forte presenza nei ricordi del pubblico. Da Baglioni a Pino Daniele fino a Lucio Dalla rimangono continuamente nella memoria collettiva che riconosce i meriti di chi ha fatto grande il panorama musicale italiano. Mi piace sia così, è giusto e doveroso>>.

Oggi, spesso, si finisce per essere un artista quasi per caso, ci si arriva all’improvviso. Per te, invece, non è stato proprio così: so che ti sei occupato di musica fin da giovanissimo studiando al conservatorio prima di arrivare a fare questo “lavoro”. Quando hai iniziato ad occuparti di musica e quando hai capito che le sette note avrebbero potuto essere il minimo comun denominatore della tua vita?

<<Devo dire che sotto questo aspetto sono stato facilitato: non ho neanche avuto bisogno di capirlo perchè la mia famiglia era fatta di artisti e musicisti tant’è vero che mio padre mi iscrisse in conservatorio all’età di 11 anni senza nemmeno dirmelo. Era quasi naturale che intraprendessi questa strada. Ho studiato, da subito, strumenti musicali, qualcosa che mi è servito molto. Ad 11 anni mio zio mi regalò la prima chitarra insegnandomi qualche accordo: iniziai subito a comporre canzoncine molto semplici. Non ho avuto nemmeno il modo di capire se quella fosse davvero la mia strada: è stato un processo molto naturale che mi ha portato precocemente a scrivere da professionista come autore. A 15 anni iniziai ad esibirmi come batterista e a 17 anni ho iniziato il mio vero lavoro come autore nel sistema discografico vero e proprio>>.

Quant’è stato importante, alla fine dei conti, il tuo percorso di studi?

<<Mah sai, ho studiato, è vero, ma per la musica pop, devo dire, non è servito a molto: tutto si basa sull’istinto e sulla pratica sul campo. Lo studio mi è servito sicuramente molto di più per il mio lavoro come arrangiatore, concertatore e orchestratore. Oggi non so, vedo che i mezzi messi a disposizione dei ragazzi sono talmente tanti che il bisogno dello studio è forse scomparso un po’ ma credo che, se si vuole proseguire e diventare grande, non si può rimanere, per così dire, a livello dilettantistico: bisogna in qualche modo studiare. Non so come lo facciano queste nuove generazioni ma occorre trovarne il modo>>.

Come ricordavi poco fa hai iniziato a scrivere le tue prime canzoni da giovanissimo e già verso la fine degli ’60 i tuoi primi successi erano sulla cresta dell’onda. Riusciresti a tracciare un percorso di evoluzione del ruolo dell’autore in questi 50 anni di storia per te e per l’autorato in generale?

<<Per me, come dicevamo prima, c’è stata un’evoluzione naturale nella scrittura e credo che sia un processo che avviene in ciascun autore. Non so poi dire se oggi sia cambiato davvero qualcosa nell’approccio autorale perchè come ti ho confessato non sono al corrente di ciò che si scrive oggi. Sento solo che c’è una grande voglia di rap e di canzoni fatte in altri modi: sono scomparsi i grandi temi e le grandi canzoni romantiche. Dal pochissimo che sento direi che noto la ripetizione costante di temi molto piccoli: sembrano quasi canzoncine per bambini. I fondamentali dell’autore credo sia rimasti sempre gli stessi: un’attenzione alla ricettività della canzone popolare è, naturalmente, obbligatoria tutt’ora>>.

Nel corso della tua lunghissima carriera hai scritto per decine e decine di artisti vivendo, forse, gli anni più belli della musica leggera italiana ma se dovessi farmi soltanto tre nomi legati a tre incontri che, in qualche modo, hanno cambiato la tua vita e la tua carriera chi citeresti?

<<Posso citare, sicuramente, i nomi di artisti ai quali sono più legato come quelli di Mia Martini, Riccardo Fogli, Rosanna Casale o Toquinho. Lui è stato fondamentale per capire tante cose sulla composizione e sul versante artico. Questi sono stati gli artisti con cui più ho avuto a che fare e che tanto mi hanno dato oltre, ovviamente, a Renato Zero. Devo, poi, citare anche un’altra persona che è esula dalle figura del cantante ed è Giancarlo Lucariello, un produttore con il quale ho lavorato tantissimo tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80. Da lui ho imparato davvero tanto perchè, come dicevamo prima, questo è un lavoro che si impara sul campo e ci sono alcuni personaggi fondamentali che sono in grado di trasmetterti più di altri. Lucariello è stato per me, per il verso tecnico, un grande insegnante>>.

Ecco, mi piacerebbe chiederti qualche aneddoto rispetto ad alcune canzoni o alcuni artisti che hanno attraversato il tuo percorso dando modo di creare delle pietre miliari della musica italiana che ricordiamo tutt’oggi e che, probabilmente, ricorderemo per sempre. Non possiamo, ovviamente, non partire da ‘Almeno tu nell’universo’ scritta per Mia Martini insieme a Bruno Lauzi di cui, proprio oggi, ricorre l’anniversario della morte avvenuta 12 anni fa

<<Ci tengo ad aprire una parentesi su Bruno Lauzi che è stato un grandissimo artista, un grandissimo amico e una persona straordinaria che ricordo con tanto affetto e tanto amore. Lui è stato un artista che avrebbe meritato più di quello che ha avuto e sono contento che almeno una di queste pietre miliari, come le hai soprannominate tu, portino la sua firma perchè lui era davvero un grandissimo autore. Ricordo che il testo di Almeno tu nell’universo lo scrisse affianco a me in mezz’ora così come poi è stato pubblicato. La musica di quel brano la scrissi, mi sembra, nel 1972, quindi parecchi anni prima dell’uscita della canzone. La scrissi una sera, nella mia cucina, con una chitarra. Il pomeriggio successivo Bruno venne negli uffici nei quali noi eravamo spesso (allora c’era un modo diverso di lavorare, di stare insieme anche tutti i giorni) e, dopo che gli feci sentire la musica, scrisse il testo. La proponemmo immediatamente a Mimì e stranamente a lei non piacque, non la volle fare. La canzone, quindi, è rimasta lì ad aspettare per 15 anni durante i quali abbiamo fatto altri provini con qualche altro giovane artista ma senza successo. La proponemmo anche alla Vanoni ma non la volle fare nemmeno lei. Nel 1988 Giovanni Sanjust, il primo produttore di Mia ai suoi esordi e molto prima di tutte le orribili vicende che dovette attraversare, mi chiamò per dirmi che voleva tornare a produrre Mimì per salvarla dal buio momento che stava vivendo e mi chiese di mandargli dei brani per tentare la carta di Sanremo. Gli mandai una cassetta con alcuni pezzi tornando ad inserire nuovamente ‘Almeno tu nell’universo’ che fu proprio la prescelta. Arrivare al Festival fu difficilissimo perchè, detta chiaramente, in gara non la voleva nessuno. Anche questa canzone, come tutte, aveva un destino: sapeva dove doveva andare e da chi farsi cantare. Basta solo aspettare>>.

Di ‘Acquarello’, a cui accennavamo prima, che mi dici?

<<E’ una canzone che ha avuto una vita per certi versi simile. Acquarello‘ nasce da una mia idea a metà nel senso che io avevo scritto soltanto il ritornello senza mai riuscire a concluderla. Quando andai per la prima volta in Brasile per conoscere Toquinho e produrre insieme il primo album ci incontrammo all’aeroporto e dopo due ore iniziammo a lavorare insieme focalizzandoci, per caso, su questo mio frammento di melodia. Anche lui aveva un frammento interessante. Unendo i due frammenti i due brani si sposavano perfettamente e da lì la canzone era fatta: non c’è stato alcun bisogno di aggiustamenti successivi. Era come se questi due brani si aspettassero da anni per unirsi. E’ stato incredibile. E poi anche qui, naturalmente, Guido Morra scrisse un testo incredibile che contribuì al successo di questa canzone>>.

Un altro brano che atteso molti anni prima di essere pubblicata è, naturalmente, ‘I migliori anni della nostra vita

<<Si, è vero. Sono una cosa comune, tra le mie canzoni, queste lunghe attese. Anche qui la Vanoni rifiutò di farla. ‘ I migliori anni della nostra vita’ è nata partendo proprio dal titolo: un giorno mi chiamò Guido Morra suggerendomi questo titolo tratto dal film che nel ’47 vinse l’Oscar. Mi concentrai a scrivere la melodia del ritornello basandomi solo su questa frase e da lì Guido completò tutto il resto del testo su cui io completai tutta la musica. Dopo tanti anni, anche qui, arrivò Renato che, inizialmente, non voleva fare nemmeno il provino. Fu la Sony ad insistere e alla fine si convinse anche lui>>.

Sei, tra l’altro, il terzo autore con più presenze al Festival di Sanremo in carriera

<<Ah. Davvero? Ma probabilmente è perchè son tanti anni che partecipo (ride). Chi sono gli altri due? Uno probabile che sia Mogol che, però, è un autore di testi per cui gioca in un altro campionato (ride)>>.

Invece, in tempi più recenti, hai collaborato con Giorgia, sempre al Festival di Sanremo, per ‘Strano il mio destino‘, un pezzo che ha segnato sicuramente oltre che la tua carriera anche la sua

<<Beh, spero di si. Abbiamo avuto soltanto questa occasione di collaborare e lei volle scrivere da sé il testo di questo pezzo. A me non convinceva così tanto il testo: ne parlai subito con lei e, poi, con Pippo Baudo ma erano tutti convinti per cui è stato giusto così. Peccato, solo, che è stato questo l’unico episodio in cui abbiamo lavorato insieme>>.

Altro grande artista del nostro presente con cui ha lavorato è stato anche Eros Ramazzotti per la sua ‘Un’emozione per sempre

<<Un altro gran bel lavoro. Con lui è stato lavoro un po’ più articolato negli anni e del quale conservo un ricordo bello per queste canzoni realizzate molto bene anche per l’estero. Canzoni, logicamente, anche diverse dal mio modo di scrivere tradizionale>>.

Una canzone che, invece, è stata, forse, riscoperta di recente anche grazie al format di Rai Uno (‘Ora o mai più’) di qualche mese fa è ‘Sempre‘, cantata da Lisa

<<Ho visto e mi ha fatto molto piacere per lei perchè merita di tornare alla ribalta: è bravissima. Purtroppo questo mondo è così: ci sono delle componenti che si devono mettere tutte d’accordo perchè un artista rimanga. Mi ha fatto piacere che lei sia tornata alla ribalta. Questa canzone è una di quelle che io amo particolarmente e che ho inserito volutamente anche nel disco fatto con mia moglie anche grazie al magnifico testo di Guido Morra. Anche allora fu una magnifica soddisfazione vedere questa ragazza giovane arrivare sul podio sia dei Giovani che dei Big perchè, poi, quell’anno i primi tre giovani partecipavano anche alla gara dei Big>>.

Un altro nome che ha segnato il tuo percorso è quello di Al Bano con cui hai collaborato tantissime volte anche di recente ricordando anche ‘Di rose e di spine‘, scritto da te e tua moglie, con cui ha partecipato al Festival del 2017. Proprio riguardo a questo brano Al Bano qualche giorno fa ha rilasciato un’intervista dicendo che quell’eliminazione fu “studiata a tavolino e io come un cretino ci sono cascato”. Dopo tanti anni di permanenza al Festival ti sei fatto un’idea di come possa funzionare il Festival sotto certi aspetti e , in base a ciò, puoi condividere o meno questa dichiarazione?

<<Sanremo più lo fai e meno te la fai l’idea. Capisci soltanto che può succedere sempre di tutto. Sinceramente non so nulla di tutto ciò ma, forse sarò ingenuo o idealista, a me questo cercare una qualche causa nascosta sembra sempre qualcosa che ha a che fare più con le fanta-canzoni che con le musica. Probabilmente quella canzone è stata eliminata perchè qualcosa non è piaciuta. Sanremo, sai, è così, è sempre stata così: chissà cosa succede dietro le quinte… Non l’ho mai saputo e non lo voglio sapere. Non credo, però, di essere molto d’accordo con questa versione>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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