Max Gazzè, “Intermezzo bianco” è il titolo del nuovo singolo

Max Gazzè

“L’ornamento delle cose secondarie” è il nuovo album di Max Gazzè, da cui viene estratto “Intermezzo bianco” come nuovo singolo, disponibile in radio da venerdì 22 maggio 2026

A trent’anni dall’esordio Max Gazzè rompe gli schemi con un disco “atipico” tra sperimentazione e prog: 20 canzoni suonate a 432 Hz, memoria che riemerge e una nuova visione del presente tra fragilità, responsabilità e luce che nasce dall’oscurità. Questo è “L’ornamento delle cose secondarie”, fuori dallo scorso 15 maggio per Columbia Records / Sony Music, accompagnato dal singolo “Intermezzo bianco”, che sarà disponibile in radio da venerdì 22 maggio.

Il nuovo progetto, ideato dallo stesso artista, si presenta come un ritorno consapevole all’origine, ma senza nostalgia. Piuttosto, un movimento circolare: alcuni titoli riemergono, si trasformano, si interrogano di nuovo. È il caso proprio de “L’eremita – parte II” e “Sul filo – parte II”, che diventano oggi non citazioni, ma snodi di un discorso più ampio.

Max Gazzè torna con un album che segna una deviazione netta rispetto alle forme più immediate del presente, e che si presenta fin da subito come un lavoro “diverso” per struttura e linguaggio. Un disco che guarda alla sperimentazione, per l’utilizzo di strumenti costruiti ad hoc, e ad una musica con sfumature prog, articolato in venti brani che non seguono una logica lineare ma un andamento più circolare e stratificato, dove memoria e presente si rincorrono continuamente.

Non si tratta di un ritorno celebrativo, ma di una ripresa del proprio percorso. Non è un caso che l’intero disco sia accordato a 432 Hz, scelta che lo allontana dallo standard contemporaneo dei 440 Hz e lo avvicina a una dimensione più organica, meditativa. Il suono si fa spazio e dentro quello spazio si muovono canzoni che sembrano provenire da una stagione più sperimentale, libera da forme rigide, dove la scrittura segue traiettorie asimettriche interiori.

Dentro questo ritorno vicino, per attitudine, proprio ai primi lavori, c’è anche una biografia che pesa come sottotesto: quella di un artista cresciuto tra Italia e estero, abituato fin da piccolo a osservare il mondo da prospettive mobili, non radicate in un solo luogo. Questa condizione attraversa il disco come sensibilità: uno sguardo che non si fissa mai del tutto, ma osserva, traduce, sposta.

Il tutto si innesta in un presente che entra costantemente nel lavoro: fragilità sociali, perdita di riferimenti etici, rapporto tra individuo e collettività, e una domanda continua su cosa significhi “tenere insieme” il mondo oggi.

Scritto da Alessandra Locatelli
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