A tu per tu con il poliedrico artista, sia regista che cantautore, in uscita con il singolo “Fragile

Tempo di nuova musica per Max Nardari, artista a tutto tondo che passa con disinvoltura e naturalezza dal dirigere film al comporre canzoni. Si intitola “Fragile” il brano che anticipa l’uscita del suo nuovo lavoro discografico scritto e cantato completamente in inglese, previsto entro la fine di questo 2020. Un pezzo contemporaneo dal punto di vista del sound, seppur con accenni e richiami anni ’80 e ’90, ma anche attuale per il messaggio di speranza lanciato sia tra le righe del testo che con le immagini del videoclip realizzato insieme ad Emiliano Leone. Lo abbiamo raggiunto via Skype per approfondire la sua ispirata e tentacolare visione di arte.

Ciao Max, benvenuto. Partiamo da “Fragile”, cosa rappresenta per te questa canzone?

«”Fragile” è il primo singolo di un album di undici brani tutti in inglese, con sonorità pop-dance, alcuni dicono un po’ a cavallo tra gli anni ’80 e ’90”, il mio obiettivo è di realizzare un disco contemporaneo seppur con riferimenti ad entrambi i decenni, tra l’altro tornati musicalmente molto di moda. E’ un progetto a cui tengo tantissimo, sono due anni che ci lavoro. Questo brano in particolare è fortemente dedicato al pianeta che soffre, al pianeta che si risveglia. L’invito che rivolgo a tutti è quello di non confondere la fragilità con la debolezza, bensì coglierla come occasione per fare un salto in avanti».

Ti senti più un regista prestato alla musica o un cantautore prestato al mondo cinema?

«Che domanda “marzulliana” (sorride, ndr), devo dire la verità, in questo momento non ho scelto una strada sola, desidero portarle avanti entrambe nello stesso modo, non ho una predilezione né per la regia né per la musica. Questa è un’epoca multitasking, la vita stessa ci dice che dobbiamo aprirci, l’importante è fare bene le cose, al massimo delle proprie possibilità. Odio stare chiuso negli schemi, tendenzialmente un regista non farebbe mai quello che sto facendo io, questo rappresenta sicuramente per me uno stimolo in più. C’è tanta frustrazione in giro, è inutile lamentarsi, dobbiamo rimboccarci le maniche e darci da fare, chi è creativo può fare grandi cose… anche nei momenti difficili».

“Voglio volare sopra il cielo e andare oltre la linea di confine” canti nel pezzo. Qual è l’augurio che ti senti di rivolgere alla collettività? Cosa speri che questa situazione di estrema difficoltà ci abbia insegnato?

«Spero che ci sia un risveglio collettivo di coscienze, quello che è accaduto con la pandemia deve avere un significato profondo, non dobbiamo vederlo solo come une tragedia, in ogni situazione negativa c’è sempre una spiegazione, ce lo insegna la storia. Naturalmente è un momento difficilissimo per vari settori, per quanto mi riguarda è quasi impossibile pensare di girare un film ora, al pari di riuscire ad organizzare una serie di spettacoli dal vivo. Mi auguro che le difficoltà vadano sempre più scemando e che le persone possano trovare nella fragilità la loro vera forza. C’è stato troppo egoismo fino ad ora, la mia speranza è che i giovani capiscano quanto siano importanti concetti come il rispetto per il prossimo».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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