“Meglio così” di Gazzelle: te la ricordi questa?

Meglio così Gazzelle

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Meglio così” di Gazzelle

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2017 con “Meglio così” di Gazzelle.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Meglio così” di Gazzelle

“Meglio così” di Gazzelle è uno dei brani che meglio rappresentano l’estetica emotiva e narrativa della scena indie-pop italiana di fine anni 2010. Pubblicato nel 2017 e inserito nella versione deluxe di “Superbattito”, il pezzo si muove tra disillusione e malinconia, raccontando la fine di una relazione attraverso immagini frammentate e volutamente imperfette.

La scrittura di Gazzelle si basa su contrasti semplici ma efficaci: “io non avevo soldi / tu non avevi sogni”, “tu non avevi tempo / io non ci stavo dentro”. Non c’è una vera colpa, ma una somma di mancanze, di disallineamenti. È una relazione che non funziona perché le due parti non si incontrano mai davvero.

Il ritornello introduce una dimensione più emotiva e diretta: “cin cin mentre affogo nel Jim Beam”. L’alcol diventa anestetico, rifugio temporaneo per un dolore che però resta. L’immagine di lei che parte per Medellín con “uno stronzo” aggiunge un senso di sostituzione immediata, quasi brutale, che amplifica la sensazione di abbandono.

“Meglio così” è una canzone sulla fine raccontata senza retorica. Non cerca di nobilitare il dolore, ma lo mostra per quello che è: confuso, ripetitivo, a tratti persino banale. Ed è proprio questa normalità a renderlo autentico, vicino a chiunque abbia vissuto una relazione che, anche se sbagliata, ha lasciato qualcosa che continua a fare male.

Il testo di “Meglio così” di Gazzelle

Io non avevo soldi
Tu non avevi sogni
Meglio così
Tu non avevi tempo
Io non ci stavo dentro
Meglio così

Il sole non splendeva
Non c’era luna piena
Il tuo cane mi mordeva
La radio non cantava
La droga non bastava
Meglio così

E quindi cin cin mentre affogo nel Jim Beam
E tu domani parti per Medellín
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango
E quindi cin cin mentre affogo nei tuoi jeans
E tu domani parti davvero, sì
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango

Io non avevo sbocchi
Tu non avevi gli occhi
Meglio così
Tu non avevi voglia
Io non avevo voglia
Meglio così

Il sole non splendeva
Non c’era luna piena
Il tuo cane mi mordeva
La radio non cantava
La droga non bastava
Meglio così

E quindi cin cin mentre affogo nel Jim Beam
E tu domani parti per Medellín
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango
E quindi cin cin mentre affogo nei tuoi jeans
E tu domani parti davvero, sì
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango

E quindi cin cin mentre affogo nei tuoi jeans
E tu domani parti davvero, sì
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango

E quindi cin cin mentre affogo nel Jim Beam
E tu domani parti per Medellín
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango
E quindi cin cin mentre affogo nei tuoi jeans
E tu domani parti davvero, sì
Con uno stronzo, un pezzo di fango
Io piango, ora io piango

Piango, poi ripiango, poi ripiango, oh-oh
Piango, poi ripiango, poi ripiango, oh-oh
Piango, poi ripiango, poi ripiango, oh-oh
Piango, poi ripiango, poi ripiango, oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: ,