A tu per tu con il giovane rapper classe ’99, in uscita con il suo nuovo singolo intitolato “Aeroplani

Tempo di nuova musica per Matteo Fiorini, meglio noto con lo pseudonimo di MH, fuori dallo scorso 28 aprile con il singolo “Aeroplani”. In occasione di questa nuova uscita, abbiamo incontrato il giovane rapper per approfondire la conoscenza della sua visione di vita e di musica.

Ciao Matteo, benvenuto. Partiamo da “Aeroplani”, cosa rappresenta esattamente per te questo brano?

«È una canzone che mi è uscita di getto, rappresenta la fine di un capitolo importante della mia vita, dopo averla scritta mi sono sentito molto sollevato».

Un pezzo che ha una storia particolare, lo hai caricato totalmente da indipendente, magari senza troppe aspettative, raggiungendo consensi e numeri che fanno girare la testa. Come hai vissuto questo improvviso successo?

«È vero non me lo aspettavo, l’ho vissuto bene tutto sommato, sono contento che la gente abbia apprezzato, e che le parole siano arrivate dove dovevano arrivare. Le canzoni si scrivono per non parlare, ognuno è libero di rispecchiarsi e di vedere la propria storia nelle parole che ho scritto io, non importa quale sia la mia».

Il testo racconta degli alti e dei bassi tipici di un’intensa storia d’amore. Quali stati d’animo hai voluto fotografare di preciso?

«Non ho pensato a cosa volessi dire di preciso quando l’ho scritta, ci ho messo mezz’ora ed è uscita di getto, sicuramente stavo molto male».

Dal punto di vista musicale, invece, pensi di aver trovato il sound che ti permette di esprimerti al meglio?

«Ci sto lavorando, mi piace molto variare perchè ho tante influenze diverse, se devo essere sincero, ogni volta che scrivo una canzone nuova, penso sia meglio della precedente, il sound è in continua evoluzione ed è bello così!».

Cosa aggiungono a livello di narrazione le immagini del videoclip diretto da Nicolò Faietti?

«Sicuramente Nick è un artista fenomenale, sa trasmettere emozioni attraverso le arti visive, penso che il punto forte del video sia la semplicità, si è giocato tutto sui dettagli, sugli sguardi e sugli sfondi di Modena che sono veramente suggestivi, diciamo che il video contestualizza la canzone in maniera perfetta secondo me».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai compreso che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«Con la musica ho un rapporto viscerale davvero da quando ho memoria, la mi vita ha sempre avuto delle “colonne sonore”, ho studiato chitarra per 3/4 anni, e la scrittura è un qualcosa che mi permette di sfogarmi, di scoprirmi e di dire cose che a parole non riesco a dire».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Ho ascoltato di tutto, ma da quando ho 14 anni il rap mi ha veramente fatto perdere la testa, mi sono ascoltato praticamente tutti i rapper italiani perchè penso che in ognuno si possa trovare qualcosa di valido e che lo caratterizza e distingue dagli altri».

Dal punto di vista personale, come stai affrontando questo difficile periodo segnato all’emergenza sanitaria Covid-19?

«Ho dei periodi un po’ di crisi ma nel complesso abbastanza bene, fortunatamente mi sono fatto uno studio in soffitta e ci ho passato 6/7 ore al giorno, tutti i giorni, penso di non aver mai lavorato così tanto alla mia musica».

Al netto dell’attuale incertezza discografica, cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Sto lavorando a un disco, ma per ora non mi sento di fare anticipazioni, Penso però che farò un bel salto qualitativo rispetto a tutto quello che è uscito fino ad oggi».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Io scrivo per me stesso, quindi penso che si rivolga alla gente come me! In generale a me piace comunque dare del contenuto, non mi piace la musica di “plastica”, voglio arrivare alla gente che si emoziona ascoltando la musica, non che la tratta come sottofondo».

© foto di Nicolò Faietti 

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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