Analisi sul secondo singolo estratto dall’album “Cristian Bugatti”, un brano profondo e avvolgente

Nostalgia, nostalgia canaglia, quella che ti prende anche quando non vuoi e che fa da sfondo al nuovo singolo di Cristian Bugatti, meglio noto come Bugo, intitolato “Mi manca”, impreziosito dalla presenza di Ermal Meta. La mancanza, un tema affrontato e sviscerato milioni di volte all’interno delle canzoni, osservato e raccontato a volte con freddezza, con una certa distanza, senza il cosiddetto trasporto. Il cantautore lombardo e la sua squadra, i fedeli Andrea Bonomo e Simone Bertolotti, riescono nell’intento di realizzare una realistica panoramica, fotografando sensazioni e suggestioni invisibili all’occhio umano.

Un brano sentito, che colpisce sin dal primo ascolto per la veridicità di ogni sua singola parola, un pezzo che ti spinge a lasciarti andare ad un ricordo d’infanzia, piuttosto che all’istantanea di una storia d’amore. Poco importa il destinatario, al centro della narrazione c’è la mancanza, inteso come stato d’animo inconsapevole e poco dominabile. Dalla voglia di parlare con qualcuno senza un reale motivo alla noia di essere grandi, sono tante le immagini evocative che si succedono durante l’ascolto, portandoti ad una sorta di autoanalisi, al bivio tra ciò che hai e ciò che ti manca.

In fondo il ruolo della musica è proprio questo: riuscire a indurre una riflessione, disinnescando dubbi, srotolando incertezze, per portarti un beneficio, nella migliore delle ipotesi a quello che vorresti sentirti dire in quel determinato momento. In tal senso, “Mi manca” soddisfa tutta questa serie di bisogni, in un periodo storico così particolare e delicato, che ci spinge a fare i conti con le nostre privazioni, con le nostre mancanze concrete e recondite. Bugo racconta questa assenza, Ermal Meta la esegue facendola propria, in un duetto sensibilmente riuscito, destinato a fare scuola in questa inedita, controversa, incerta, timorosa e timida ripartenza.

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Mi manca | Video

Mi manca | Testo

Avevo voglia di parlare con te
non so nemmeno per dirti cosa
delle porte fatte con le magliette
o di Sergio che non si sposa

Avevo voglia di giocare con te
a chi sputa più lontano
rompere i vetri delle fabbriche
farci sgridare da qualcuno

Ah, che noia essere grandi
andare ai compleanni e parlare
di soldi, dei figli degli altri
ah, è tardi e devo già andare

E mi manca aspettare l’estate
comprare le caramelle colorate
e mi manca la strada in due in bici
mi manco io, mi manchi tu
e mi manca una bella canzone
pagare qualcosa con le figurine
e mi manca la biro tra i denti
mi manco io, mi manchi tu
ti manco io e ti manchi tu?

Avevo voglia di parlare con te
te lo ricordi il tuo primo pallone
finiva sotto le macchine
però col vento sapeva volare

Non sai che voglia di giocare che ho
anche di piangere e soffiarmi il naso
poi sprofondare nell’erba più alta
tornare a casa sporco di prato

Ah, invece siamo già grandi
con il dovere di dare risposte
firmare e non lanciare sassi
ah, ti voglio ancora bene

E mi manca aspettare l’estate
comprare le caramelle colorate
mi manca la strada in due in bici
mi manco io, mi manchi tu
e mi manca una bella canzone
pagare qualcosa con le figurine
e mi manca la biro tra i denti
mi manco io, mi manchi tu
ti manco io e ti manchi tu?

Avevo voglia di parlare con te
non so nemmeno per dirti cosa

E mi manca aspettare l’estate
comprare le caramelle colorate
e mi manca la strada in due in bici
mi manco io mi manchi tu
e mi manca una bella canzone
rubare a mia madre 500 lire
e mi manca la biro tra i denti
mi manco io mi manchi tu
ti manco io e ti manchi tu?
non mi ricordo più

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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