Michele Bravi torna a Sanremo con “Prima o poi”: una ballata che non urla, ma resta – RECENSIONE

Michele Bravi

Un ritorno intenso, tra immagini notturne, orchestra e una voce che entra sotto pelle, Michele Bravi sarà tra i big di Sanremo 2026 con “Prima o poi”, in gara per la terza volta al Festival

Torna per la terza volta a Sanremo Michele Bravi e lo fa con un pezzo intitolato “Prima o poi”, scritto a quattro mani con il giovane e talentuoso Rondine (uno di quelli da tenere d’occhio) e composto insieme a Gianmarco Grande, che ne firma anche la produzione. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.

Michele Bravi, la recensione di “Prima o poi”

C’è un momento, durante il primo ascolto delle canzoni di Sanremo, in cui la soglia dell’attenzione comincia inevitabilmente a vacillare. La maratona di brani pesa, le ballate si susseguono, e mantenere gli occhi spalancati diventa quasi un esercizio di resistenza emotiva. “Prima o poi”, ascoltata per penultima, arriva proprio in quella fase, tra un senso si saturazione e la voglia di gustare quelli che sono gli ultimi colpi in canna del direttore artistico Carlo Conti.

Eppure, appena entra la voce di Michele Bravi, succede qualcosa. È una carezza sull’anima, di quelle che ti ricordano che stai facendo il mestiere più bello del mondo: ovvero raccontare, descrivere e analizzare le opere degli altri. “Prima o poi” scorre così con eleganza, senza annoiare, e accompagna l’ascoltatore in un percorso emotivo ben calibrato, dove ogni passaggio sembra al posto giusto.

Tutto si muove in un crescendo ben dosato, in cui parole e musica si sostengono a vicenda come due mani intrecciate. Il risultato è una ballata che riesce a distinguersi nonostante il sovraffollamento emotivo della prossima edizione. Il brano si mostra come uno sguardo tenero rivolto a tutte le persone che, almeno una volta nella vita, si sono sentite inadeguate e fuori posto. Attraverso immagini frammentate e intense, l’artista dà voce allo smarrimento di chi, bagnato sotto la pioggia, non ricorda nemmeno il citofono giusto da suonare. È una sensazione universale, raccontata con pudore e precisione.

A quattro anni di distanza dall’ultima partecipazione con “Inverno dei fiori“, l’artista torna a Sanremo inaugurando un nuovo capitolo della sua carriera. Un po’ come fece la prima volta, nel 2017, con “Il diario degli errori”, ottenendo un meritatissimo quarto posto.

Negli anni, Michele Bravi ha costruito un’identità musicale riconoscibile, distinguendosi per la cura dei testi, la ricerca vocale e l’impegno nel raccontare le fragilità più urgenti e contemporanee. “Prima o poi” non è una ballata che cerca di urlare per farsi notare, ma che per questo è destinata a restare impressa in chi l’ascolta con la dovuta attenzione.

Scritto da Redazione RM
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