“Mille universi” di Ultimo: te la ricordi questa?

Mille universi Ultimo

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Mille universi” di Ultimo

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2017 con “Mille universi” di Ultimo.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Mille universi” di Ultimo

“Mille universi” di Ultimo è uno dei brani più autentici contenuti in “Pianeti”. Non è una canzone che cerca di piacere: è uno sfogo, quasi un monologo interiore, che mette a nudo una frattura profonda tra l’artista e il mondo che lo circonda.

Fin dai primi versi emerge un senso di insoddisfazione cronica: “voglio sempre di più per colmare sto vuoto”. È un vuoto esistenziale che non può essere riempito da oggetti o apparenze – “a me serve di più di un telefono nuovo”. Qui Ultimo attacca implicitamente una società basata sul consumo e sull’immagine, dove il bisogno reale viene sostituito da desideri superficiali.

Il ritornello è il punto più duro del testo: “maledette le persone che non sanno di essere sole”. È una frase che colpisce per la sua crudezza, ma anche per la verità che contiene. Ultimo non condanna la solitudine in sé, ma l’incapacità di riconoscerla. È una critica a chi si nasconde dietro relazioni, social, apparenze, salvo poi ritrovarsi comunque solo.

Il brano si apre poi a una riflessione più ampia sull’identità: “siamo mille universi dentro una sola persona”. È probabilmente la chiave di lettura dell’intero pezzo. L’essere umano non è lineare, ma contraddittorio, frammentato, in continua lotta interiore. Ultimo abbraccia questa complessità senza cercare di semplificarla.

“Mille universi” è una canzone che divide: non consola, non addolcisce, non cerca compromessi. È uno sfogo contro la superficialità e, allo stesso tempo, una confessione di fragilità. E proprio in questa tensione tra rabbia e bisogno di essere compresi trova la sua forza più autentica.

Il testo di “Mille universi” di Ultimo

A me serve di più di un telefono nuovo
Voglio sempre di più per colmare sto vuoto
Ho la rabbia negli occhi e anche un po’ di stupore
La mia vita è una goccia che si tuffa nel mare
Come pensi che stia non so cosa mi prende
Non so cosa mi uccide, qui chi pensa poi perde
Io non credo più in niente, ci ho provato a cambiare
Poso i dubbi su un filo per vederli cadere
E quando suono, solamente quando suono
Riesco a dirti io chi sono, sono un punto nel vuoto

Maledette, maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette le persone
Maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette le persone, seh, maledette

Cosa credi che siamo se non piccole frasi
Se non grandi illusioni schematizzati con nomi
Vuoi un messaggi di speranza, beh cambia artista
Vuoi sentirti dire che andrà bene, beh cambia artista
Sono fatto così, bipolare col dramma
Di chi sputa così le domande su carta

E prego, prego anche se in fondo io non ci credo
Che qualcuno senta e apprenda le mia angosce
Io credo alla guerra di coscienza in contrasto dentro un’anima sola
Siamo mille universi dentro una sola persona
Prendere o lasciare, o mi comprendi oppure è uguale
Tanto il mondo sa ingannare con le pubblicità al mare
Dove tutti sono uguali, nessuno si chiede niente
Ma il set ora è finito tornate ad essere niente

Maledette, maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette le persone
Maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette le persone
Maledette, maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette

Maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette le persone
Maledette, maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette
Maledette le persone che non sanno di essere sole
Dopo piangono da sole, maledette le persone, seh, maledette

Scritto da Nico Donvito
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